
Lotto di “Tourmalins” di taglio nativo. A sinistra “ghiaia gemmifera” dalla straordinaria varietà di colori.
In Oriente, la parola “tourmalins” non significa “tormaline“, ma traduce pressappoco la parola “semipreziosi” o, meglio, “pietre semipreziose“. Talvolta capita di inciampare in questioni lessicali che possono generare confusione ed equivoci. In effetti non è affatto chiaro dove finiscano le pietre semipreziose e dove comincino quelle preziose, ma tant’è. Noi preferiamo il termine “gemme” che è comprensivo sia delle pietre preziose, sia delle pietre semipreziose, ma gli idiomi sono cosa viva, spesso ricchi di contraddizioni e di regole bizzarre.
Fatto sta che dalle ghiaie gemmifere di Sri Lanka si cavavano pietre dai colori più disparati. Era facile distinguere i corindoni (zaffiri e rubini), e tutte le altre pietre venivano in blocco chiamate “tourmalins“. Dato che certe aree producevano essenzialmente granati di ottima qualità (al punto di dar loro un altro nome atto a generare confusione: “Matara Ruby“), si è cominciato a distinguere i granati dalle altre pietre, anche se a tutt’oggi è normale trovare una certa quantità di granati nei lotti di “tourmalins“. Poi è stata la volta delle alessandriti e degli occhi di gatto, che hanno un valore enorme e che quindi vengono ricercate con particolare cura. E fino a una trentina di anni fa, nei lotti di “tourmalins” era normale trovare un po’ di tutto: zirconi, spinelli, crisoberilli, essoniti, rodoliti, spessartiti, diopsidi, acquamarine, sinhaliti, kornerupine, tormaline draviti, enstatiti, andalusiti, spinelli, ghaniti, eccetera. Oggi, anche a Sri Lanka, dove i tagliatori di pietre sono noti per la loro approssimazione, gli esemplari più limpidi e del peso di qualche carato, vengono selezionati e lavorati con grande cura, perché il mercato delle pietre rare e da collezione ha giustamente stimolato e tonificato tale ricerca.
Oggi i lotti di “tourmalins” sono essenzialmente composti da zirconi, spinelli, crisoberilli e granati, e questi lotti presentano una varietà di colori molto gradevole. Ricordano, alla lontana, i lotti di tormaline di colori diversi che provengono dal Brasile; la principale differenza, percepibile a colpo d’occhio, è che queste pietre, oltre che nel colore, sono diverse fra di loro per la brillantezza.

Splendido “Jagoon” di oltre 30 ct.: l’elevata birifrangenza degli zirconi è spesso visibile anche a occhio nudo, ed è per questo che alcune linee si vedono sdoppiate.
Parliamo di “Zirconi“.
Quando a Sri Lanka ti mostrano una pietra color nocciola, grande, di una certa tonalità piuttosto scura ma brillante, con una lucentezza superficiale piuttosto cerosa, ti dicono che si tratta di “Jagoon“. La cosa che più mi ha incuriosito, è che dicono questo nome con simpatia, quasi con affetto, e ho cercato di capire quali aspetti simpatici fossero legati a questa pietra, dal colore e dall’aspetto piuttosto seriosi.
Innanzi tutto, la pietra deve essere grande, perché per addobbare i finimenti dell’elefante sacro durante le processioni della “Poja Day“, la festa della luna piena, una pietra piccola non andrebbe bene.
Poi bisogna che pesi più delle altre pietre. vale a dire che deve avere un peso specifico maggiore, e lo zircone è l’ideale.
Nello zircone ci sono tracce di uranio che, a qualche livello, muovono l’interno della pietra. Questo seme di vita così lunga bene si lega all’elefante, così longevo, e alle tradizioni religiose buddiste e indù, vive da millenni.
Questa pietra è quindi legata all’elefante, alla sua potenza, saggezza, longevità , simpatia, sacralità .

Foto 1 – Quando le “tourmalins” sono di buon peso e buona qualità vengono lavorate con maggiore cura e vengono offerte per quello che sono: zirconi, spinelli, sinhaliti, kornerupine, rodoliti, crisoberilli, essoniti, ect.
Foto 2 – Zircone rosso: pietre di questo colore e del peso di oltre 10 carati sono piuttosto rare.
Foto 3 – Lotto di zirconi naturali di diversi colori.
Foto 4 – Zircone verde: il colore brillante e lucente di questa pietra tra qualche milione di anni si offuscherà dando luogo ad uno zircone metamittico, e il colore tenderà al marrone.
Ai primi del novecento, gli zirconi bruni più piccoli venivano trattati con un semplice procedimento termico, e diventavano bianco-azzurri. Erano il succedaneo dei diamanti dei nostri nonni: l’elevato indice di rifrazione e la buona dispersione davano un buon gioco di luci. Ancora oggi, molti pensano che lo zircone sia una pietra incolore a imitazione del diamante, e tale confusione è aumentata con l’immissione sul mercato di un nuovo prodotto sintetico, il “cubic zirconia“, che con lo zircone non ha proprio nulla da spartire.
La tonalità più rossa dello zircone viene chiamata “giacinto“, nome che ricorda “Jagoon“, ma che si riferisce a un’altra tonalità di colore.
Lo zircone verde è il più inquietante. Annuncia la fase di lenta distruzione del reticolo cristallino da parte degli atomi di elio emessi da quel poco di uranio che, col passare dei milioni di anni, trasformeranno la pietra in “zircone metamittico“, e da birifrangente diverrà monorifrangente, e da verde squillante diverrà verde militare opaco quasi marrone.
Lo zircone cristallizza in molti colori, dal giallo chiaro, al verde quasi nero, al rosso; ma il suo “vero” colore è il “jagoon“, che ha un bel colore nocciola, ed è una gemma che consiglio particolarmente a chi ama gli elefanti.
SCHEDA TECNICA
Specie: Zircone.
Composizione chimica base: ZrO2SiO2
Sistema cristallino: Tetragonale.
Colori: giallo, nocciola, verde. Con trattamenti termici si hanno i colori azzurro e incolore.
Durezza: varia da 6,5 a 7,5.
Peso specifico: varia da 4.00 a 4.70
Indice di rifrazione: varia da un minimo per i metamittici (1.79), a un valore medio di 1.925-1.984. Questi elevati valori non sono leggibili nei rifrattometri di uso comune.
Birifrangenza: elevatissima, generalmente ben visibile con una semplice lente d’ingrandimento.
Spettro di assorbimento: l’esame allo spettroscopio, è il più ostico per gli studenti di gemmologia. Per fortuna esistono pietre come lo zircone, che sono ricchissime di bande di assorbimento e di emissione.
Provenienza: Sri Lanka, Indocina, Siam.
Note: Le stranezze gemmologiche di questa pietra, dipendono in gran misura dalla presenza nel suo interno di tracce di uranio, che provocano un perenne sommovimento a livello atomico, con modificazione nel corso dei milioni di anni delle costanti chimico-fisiche come peso specifico, indice di rifrazione e colore. Tale radioattività residuale è comunque minima, e non deve destare alcun tipo di apprensione. A tutt’oggi non hanno costruito in laboratorio zirconi sintetici. Hanno però costruito altro materiale a base di zirconio, il “cubic zirconia“, con caratteristiche del tutto diverse da quelle dello zircone, e viene largamente utilizzato in bigiotteria. Il nome simile può generare confusione. Lo zircone è abbastanza duro, ma va trattato comunque con riguardo, perché ha la antipatica tendenza di smussarsi agli angoli. Un certo tipo di lucentezza cerosa è tipica di questa pietra gradevole, economica e poco nota.

















