La ricerca dell’Oro

Gradirei informazioni sulla ricerca dell’Oro nei Fiumi Italiani. Ci sono dei libri?
Ricevo questa lettera. Mi sembra importante pubblicare sia la lettera, sia la risposta. In Italia la ricerca dell’oro è una disciplina sportiva di nicchia. Per ragioni di vario tipo, le associazioni di cercatori d’oro non hanno ancora diffuso questa splendida disciplina che, pur essendo alla portata di tutti, è ancora avvolta da mistero, disinformazione e garbate prese in giro. La domanda più frequente, e più spiritosa, “è quanti chili ne raccogli al giorno?”

Sono Giovanni L. , neofita appassionato della Batea.
Ho visitato con molto interesse il Suo sito e vorrei approfittare della Sua gentile offerta circa l’indicazione di valide letture per ubicare aree di accumulo e magari qualche valida pubblicazione sulle tecniche e strategie migliori per l’estrazione mediante Batea.

Caro Giovanni,
In effetti qualche libro esiste, anche se di non facile reperimento. “Gold mining in the 21th century” by Dave McCracken – è veramente un eccellente manuale tecnico, scritto con passione e competenza. Ovviamente, pone più l’accento sui siti americani, ma la sua conoscenza equivale a una specie di “laurea in oro”. E’ distribuito dalla “Keene Enineering, INC – 20201 Bahama Sreet – Chatswort, California 91311. Codice ISBN 09-636015-0-46” http://www.keeneengineering.com
Puoi trovare anche qualcosa scritto in italiano, per i fiumi auriferi italiani.
“Guida pratica per la ricerca dell’oro in Italia” di Giannino Rambardelli – 1990 – Via Guercino 3 – Milano – E’ un ottimo lavoro, con piantine delle migliori zone dei fiumi auriferi italiani. Non ha un codice ISBN, per cui penso sia stato edito in proprio.
 
Altro titolo interessante: ORO – dove cercarlo, come trovarlo – di Ottavio Lora – Ed. Planetario (Bologna) ISBN88-8026-013-8 ––È un agile manuale scritto da un appassionato, ottimo per “capire” fiumi e torrenti padani. C’è qualche difficoltà di comunicazione con la Casa Editrice.
Giuseppe Pipino ha scritto “L’oro del Ticino e la sua storia”, pubblicato come estratto dal “Bollettino storico per la Provincia di Novara XCII (2002). Si tratta di un erudito saggio sui documenti d’archivio, ricco di spunti interessanti più per lo storico, che per chi vuole smanettare materialmente con la batea. Comunque, Giuseppe Pipino è un’autorità nel campo della conoscenza aurifera italiana.
Ho scritto anch’io qualcosa sulla ricerca dell’oro, che si trova in capitoli sparsi nei miei libri, (che ti consiglio vivamente:-)).
Come vedi, il panorama bibliografico sulla ricerca dell’oro in Italia non è esaltante.
In ogni caso, la “tecnica” della batea non la si può imparare solo su di un libro. È una disciplina abbastanza semplice, ma va imparata da un maestro. Inoltre, ne esistono molti tipi differenti, ognuna con caratteristiche peculiari. La ricerca dell’oro fluviale è una disciplina meravigliosa, sia per l’attività sportiva che comporta, sia per la profonda conoscenza del Fiume che ti impone. I cercatori sono personaggi particolari; certuni mirano esclusivamente alle gare, altri a recuperare molti grammi di metallo, altri sono semplicemente trascinati dalla febbre dell’oro… Tutti hanno segreti e gelosie, e imparare da loro comporta qualche difficoltà. Ma ne vale la pena!
Oltre che con le tecniche di ricerca, bisogna fare i conti con le legislazioni delle Regioni e dei Parchi, che arrivano a decretare quale sia la lunghezza massima del badile utilizzato per le ricerca, e a stabilire le severissime pene per chi usa un badile più lungo del consentito. Per fortuna, “l’intemperanza è mitigata dall’inefficienza”, per cui non credo che nessun guardaparco abbia mai misurato la lunghezza di un badile di un cercatore… ma ciò che non è capitato in vent’anni, può capitare in un minuto.

Ti faccio tanti auguri di buona ricerca.
A presto,
Paolo Severi
 

Oro. Nella tavola periodica degli elementi occupa il numero 79, appena prima del mercurio, e subito dopo il platino (gli alchimisti avevano visto giusto, anche se non sapevano nulla della tabella periodica degli elementi). È un metallo molto pesante; un litro pesa la bellezza di Kg. 19,30. Il suo numero atomico è 196,966 (questo dato lo fornisco ai cultori di numerologia!). La sua formula chimica è: Au.
L’ oro ha l’abitudine di starsene per i fatti suoi. Tendenzialmente, non si mischia con nessun altro elemento (la maggior parte dei metalli si trovano non allo stato “nativo“, ma in composizioni chimiche più o meno complesse.)
Dato che a noi interessa l’ oro in pepite, spendiamo due parole per l’ oro che si trova in forme diverse, così non ci pensiamo più.
– Oro associato all’ arsenico, generalmente in filoni di “arsenopirite“. Molte miniere (in Italia, Macugnaga) hanno questi minerali.
– Oro in molecole libere, o comunque non visibile. L’ estrazione è possibile con mezzi industriali (in Sardegna ci sono importanti giacimenti).
– Oro allo stato ionico (il mare ne è pieno; raccoglierlo è un altro paio di maniche).
– Oro nativo in filoni, generalmente associato alla quarzite. (In Italia, le miniere di Brusson, in Val d’ Aosta).
L’ oro nativo dei filoni, quando la montagna si sgretola, viene trasportato dai sassi che a loro volta si riducono in sabbia, così l’ oro si stacca dalla roccia madre, perde il suo abito cristallino e diventa “pepita”. Questo processo è simile per tutti i fiumi auriferi; anche per il Ticino. Ogni fiume ha le sue caratteristiche; per esempio, l’ Orba e l’ Elvo offrono la possibilità di rinvenire pepite grandicelle (le leggende metropolitane parlano di pezzi grandi come un fagiolo, ma nella realtà scaglie di mezzo centimetro sono “abbastanza” comuni. Il Ticino offre polvere bellissima, ma molto piccola. Ce ne vogliono fra i 3 e i 5.000 granellini per fare un grammo.
Domanda: Come si fa a sapere dove cercarlo? E come si fa a raccoglierlo? Risposta: La ricerca dell’ oro fluviale è una disciplina di quelle che vanno trasmesse da “maestro” a “discepolo“.

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Per quanto nelle prossime righe mi sforzerò di dare delle spiegazioni, difficilmente si capirà dalle parole quali sono le operazioni facili e quelle difficili, e sarà comunque impossibile trasmettere l’ emozione che si prova quando, a fine della giornata di lavoro, sul fondo del piatto vedi scintillare una striscia di polvere gialla, ancora brillante per la luce del sole al tramonto, che ti sorride di una luce impagabile. Bisogna provarle certe emozioni; solo così si può capire la malia della “febbre dell’ oro“.

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Diamo comunque qualche spiegazione. L’ oro si trova in pagliuzze molto piccole all’ interno dei sassi di quarzite. Nel corso degli anni, questi sassi rotolano nel fiume, depositano sabbia, e le scagliette d’ oro si staccano. Il peso specifico dell’ oro è molto maggiore di quello del sasso da cui si è staccato, per cui il sasso continua a rotolare, e l’ oro rimane lì dove si è staccato. Poi sopravviene una piena tumultuosa, con correnti, mulinelli, smottamenti, e il fiume trasporta le cose leggere da una parte, e le pesanti dall’ altra. Con un po’ di allenamento si capisce dove il fiume ha depositato i materiali più pesanti, e lì si cominciano a effettuare i primi saggi. Segni indicativi sono la presenza di sassi grossi, magari verdi, di detriti ferrosi, di sabbie nere. Molto importanti sono gli studi sulla forma delle anse, delle lingue, degli avvallamenti, e così via. Esiste della letteratura in merito, e ne ho già dato menzione, ma ricordate che ogni fiume ha le sue caratteristiche, e nulla vale più di una mezza giornata passata con chi l’ oro lo sa raccogliere.

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Per vedere se c’è oro in un certo punto del fiume (generalmente si sceglie un posto sulla riva, vicino all’ acqua), si mettono un tre-quattro manciate di sabbia e ghiaia dentro al piatto da cercatore (batea). Si riempie il piatto d’ acqua, e si rimescola energicamente. Così l’ argilla va in sospensione, ed è facile eliminarla. Quando l’ acqua è pulita, si scartano tutti i sassi più grandi. Purtroppo sappiamo che non ci sono pepite grandi come la ghiaia, per lo meno nel Ticino.

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E adesso arriva il bello. Bisogna lavorare con il piatto per tre quarti nell’ acqua, e provocare un movimento rotatorio per eliminare man mano la sabbia che ha peso specifico minore, cioè la più leggera. Dapprima, si eliminerà tutta la sabbia grigia. Rimarrà sabbia rossa e sabbia nera. Molta della sabbia nera (non tutta, purtroppo!) è composta da magnetite, che si più comodamente attirare con una calamita. Con sempre maggiore attenzione si fa pulizia della sabbia rossa (granati), poi, e qui la tecnica richiede davvero un po’ di allenamento, si procede a eliminare i pochi grammi residui di polvere nera (ilmenite, uraninite, terre rare). Ciò che resta, se abbiamo lavorato bene, è oro! Vale la pena di insistere a lavorare se, al primo saggio, si sono fermate nel piatto almeno una ventina di puntini gialli. Se decidiamo di lavorare massicciamente, si procede cosi: Si setaccia la ghiaia, in modo da eliminare subito i sassi di dimensione superiore ai 7-8 millimetri. Si prende un piano inclinato (canalina), nel quale si provoca un passaggio continuo d’ acqua. Sul piano ci sono dei gradini, o altri tipi di trabocchetti (oggi si usano certi tipi di moquette), che trattengono i materiali più pesanti. Dopo che abbiamo così lavato una decina di secchi di sabbia, si raccoglie (con grande cura) il concentrato raccolto dalla canalina, e lo si passa al piatto, come spiegato prima. La domanda più frequente è: “In una giornata, quanto se ne può raccogliere?” Dato che è un po’ come chiedere cose analoghe a un pescatore o a un cercatore di funghi, mi limito a dire che è un problema di costanza e di fortuna, ma non dirò dei numeri, così non sarò costretto a raccontare bugie.

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Resta il problema: che fare della polvere d’ oro raccolta con tanta fatica? In fin dei conti si tratta di oro puro, decisamente più bello dell’ oro industriale. Noi lo proponiamo in fedi e orecchini d’ oro puro del nostro fiume. Dato che l’ oro puro è molto tenero, non si presta per lavorazioni più complicate. Ovviamente, la lavorazione è fatta con i sistemi antichi, senza raffinazione elettrochimica, che snaturerebbe l’oro. Un altro utilizzo, sono i ciondoli composti con un sasso del Ticino e un pizzico della sua polvere d’ oro. Consigliamo infine la lettura del nostro libro “Perchè le Pietre Preziose“, dove si approfondisce l’ argomento.

 

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