– Piuttosto l’argento, ma l’oro giallo no, quello non lo voglio.
– No, io l’oro giallo non lo uso.
Come possono nascere certe idiosincrasie? Compariamo le caratteristiche di oro e platino.
CARATTERISTICHE DEL PLATINO
Si usa puro.
È inalterabile agli acidi.
Costa più dell’oro.
La perdita di valore se vende un oggetto di platino come rottame, è molto alta.
È molto pesante.
Ha un colore simile all’acciaio inossidabile.
Fonde ad alte temperature. I laboratori debbono adeguarsi a severe norme di sicurezza.
Le polveri di lavorazione non sono direttamente riutilizzabili dall’orafo.
Le saldature possono essere visibili.
Ha pochi legami con la storia antica.
È abbastanza duttile e molto resistente.
Per imparare a lavorare il platino bisogna già essere bravi orafi.
La gioielleria industriale in platino viene normalmente “rodiata”, per dare una finitura omogenea e coprire le tracce di saldatura.
CARATTERISTICHE DELL’ORO (GIALLO)
Si usa in lega per migliorarne certe caratteristiche meccaniche.
È inalterabile agli acidi.
Usandolo in lega, il costo diminuisce.
La perdita di valore se vende un oggetto d’oro come rottame, è molto bassa.
È molto pesante, ma in lega pesa di meno.
Ha un colore molto bello. In lega può assumere diverse tonalità di giallo.
Fonde a temperature piuttosto basse (1.063 gradi Celius).
Le polveri di lavorazione sono riutilizzabili direttamente dall’orafo.
Le saldature non presentano problemi.
Ha fortissimi legami con tutta la storia.
È ottimo per incassare pietre preziose. L’oro puro è troppo morbido per incassare le pietre; lo si rende più tenace legandolo con altri metalli.
Un bravo orafo non ha necessità di lavorare anche il platino.
L’oro non viene mai dorato.
Non ho parlato dei differenti regimi fiscali, perché possono cambiare da un giorno con l’altro. Immettendo nickel nella lega d’oro, si otteneva un colore abbastanza simile a quello del platino. Ma, per problemi di allergie, il nickel è stato vietato in gioielleria. Senza nickel, le leghe d’oro bianco hanno uno sgradevole colore biancastro gialliccio, che bisogna nascondere con un bagno di rodio. Un oggetto di platino rodiato, e uno simile in oro bianco rodiato, sono pressoché indistinguibili. Il platino peserebbe (e costerebbe) solo di più. Per molte aziende, queste sono ottime ragioni per utilizzare il cosiddetto “Oro Bianco”. Hanno anche messo in commercio oro verde, rosso, rosa e nero.
– Se si dora un oggetto d’argento con un bagno galvanico, tutti sono d’accordo che si tratta di un articolo di bigiotteria da quattro soldi.
– Se, sempre con un bagno galvanico, si rodia un oggetto d’oro per renderlo simile al platino, tutti dicono che siamo di fronte a un gioiello di gran classe.
– E se si dorasse il platino? È una cosa assurda? Cioè, le mistificazioni vanno bene solo se si vogliono imitare oggetti di classe superiore?
– Pietre e gioielli sono un importante passo in avanti nella ricerca del bello nelle piccole cose. Dato che la mistificazione e l’inganno non sono cose belle, non devono essere usate in gioielleria. E l’oro bianco nasce come imitazione del platino.
– La pseudocultura dell’oro bianco ha raggiunto livelli incredibili: molta gente pensa che esistano miniere di oro bianco.
Da quando si è cominciato a lavorare l’oro in lega?
Nei documenti ufficiali non si parla più di “Karati” per l’oro, ma di “Millesimi”. Oro a 18 Kt, significa oro a 750‰ (su mille grammi di metallo, 750 sono d’oro, e 250 di altri metalli. Così l’oro puro è a 24Kt, vale a dire al 999,99‰). La stupenda gioielleria antica che si vede nei musei, è generalmente d’oro quasi puro. Quei gioielli erano destinati a nobili e sacerdoti, che non avevano problemi di soldi. Poi, anche le nuove classi borghesi, anche i nuovi ricchi hanno voluto usare i simboli di potere, oltre che di eleganza, delle classi nobili e sacerdotali. Nel frattempo, si è diffuso l’uso dell’oro nelle monete, sia allo stato puro, sia in lega. L’esperienza delle leghe ha fatto capire che si potevano incastonare pietre con sicurezza e poco metallo, si poteva costruire una gioielleria più economica… Al punto che è stato indispensabile regolamentare l’uso delle leghe, e stabilirne per legge il titolo. Oggi, in Italia, i gioielli in oro sono in lega 750‰ e devono essere marchiati. Se decido di produrre oggetti con un tenore d’oro superiore, che so, 960‰, lo posso fare, ma lo dovrei marchiare 750‰, dichiarando il falso! A Hong Kong hanno sviluppato delle leghe d’oro e titanio in cui la quantità d’oro è superiore ai 23,5Kt (per cui è lecito definirle a 24Kt), con ottime caratteristiche tecniche. Con queste leghe costruiscono gioielli in oro puro ai quali noi non siamo in grado di fare concorrenza.
La tomba egizia
1200 a.C. Gli Egizi importarono oro dall’antico regno di Nubia, che conteneva tracce di platino, e ne fecero gioielli ed ornamenti utilizzando i due metalli mescolati. Nessuno ha mai scoperto se il loro uso del platino fosse intenzionale.
700 a.C. La figlia del re di Tebe, l’alta sacerdotessa Shepenupet, venne sepolta in un prezioso sarcofago decorato con geroglifici d’oro e di platino. Anche un piccolo scrigno di platino venne posto nella sua tomba.
Ornamenti pre-colombiani
100 a.C. Le antiche civiltà sud americane, tra cui i famosi Incas, utilizzavano sia il platino che l’oro per creare anelli da naso e altri gioielli cerimoniali. Successivamente, il platino sparì per due millenni dalla storia dell’umanità per riapparire brevemente quando gli esploratori europei partirono alla scoperta del nuovo mondo.
I Conquistadores confusi
1590 d.C. Il platino venne ritrovato dai Conquistadores spagnoli, che lo definirono spregiativamente “platina”, cioè “piccolo argento”. Don Antonio de Ulloa y Garcia de la Torre, ufficiale della flotta spagnola, fu uno dei conquistadores che equivocò il valore del platino. Assetati d’oro, e delusi dal suo aspetto, gli spagnoli consideravano il platino un metallo inferiore, una specie di “oro acerbo” e lo ributtavano nei fiumi dell’Ecuador perché diventasse maturo. Ancora una volta, il platino sparì misteriosamente dalla storia.
Alchimia
‘700. Nel XVIII secolo, il platino cominciò ad arrivare in Europa e diventò ben presto un ingrediente altamente apprezzato dalla follia alchimistica. Per le sue qualità chimiche, il platino veniva utilizzato per pozioni e intrugli di intrepidi inventori che cercavano di trasformare il piombo in oro.
Il metallo dei re
1751. Il riconoscimento scientifico del platino avvenne a cura dello scienziato svedese Theophil Scheffer e immediatamente il metallo diventò popolare presso le corti europee. Nel 1780 il re di Francia Luigi XVI lo dichiarò l’unico metallo adatto ai re e il suo orafo di corte Marc Etienne Janety forgiò per lui numerosi oggetti da tavola, tra cui una bellissima zuccheriera.
Il calice papale
1788. Per non essere da meno del sovrano francese, re Carlo III di Spagna, un altro grande ammiratore del platino, commissionò a Francisco Alonso la fabbricazione di un calice altamente decorato che venne donato a Papa Pio VI. Il calice è alto 30 centimetri.
Il sistema metrico decimale
1795. La Francia fu il primo Paese ad adottare il sistema metrico decimale per pesi e misure. I razionalisti francesi si rivolsero ancora una volta a Marc Etienne Janety per chiedergli di creare in platino il chilo e il metro che serviranno da standard per tutte le misurazioni. Il platino infatti è l’unico metallo in grado di garantire l’inalterabilità assoluta nel tempo dei modelli di riferimento. Sia il chilo che il metro originali sono tuttora conservati all’Istituto Internazionale di Pesi e Misure di Sèvres, vicino a Parigi.
Importanti scoperte
‘800. Nel XIX secolo alcune importanti scoperte accrebbero il prestigio e la popolarità del platino sia da un punto di vista scientifico che di costume. Nel 1803 lo scienziato inglese W. H. Wallaston scoprì un processo per rendere il platino malleabile, facilitandone l’uso commerciale. Nel 1819 vennero scoperti importanti depositi platiniferi negli Urali in Russia e nel 1866 la scoperta dei diamanti a Kimberley in Sud Africa diede il via al boom del platino in gioielleria quale incastonatura ideale per le pietre preziose.
Ho citato per intero un tratto di storia del platino, dove si vede che questo raro metallo un po’ compare, un po’ scompare dalla storia. Il cosiddetto “Oro Bianco” nasce con lo sviluppo della galvanotecnica, ai primi del ‘900, con l’evidente scopo di offrire un’alternativa più economica. Ora, il termine corretto per definire l’alternativa economica alla gioielleria, è “bigiotteria”.
“Come mai alcune persone aborrono l’oro giallo?”
Se una persona non ama i gioielli (siano essi gialli o bianchi), le spiegazioni possono essere molte:
– Non ha ancora trovato un gioiello confacente alla sua personalità;
– Ha ricordi negativi legati ai gioielli (ricordo una signora che odiava i gioielli perché sua mamma, quand’era bambina, la picchiava con un grosso anello al dito).
– Ha disprezzo per una qualche persona ingioiellata, o per una categoria di persone che usano ingioiellarsi in un certo modo.
– Altro.
Ma, se una persona detesta solo l’oro giallo, il problema è diverso. Se una persona contesta un tipo di comportamento sociale, con ogni probabilità rifuggirà anche i simboli legati a quell’ambiente. In certi contesti, in certe occasioni ci si inghirlandava facendo sfoggio di molto oro. Queste ostentazioni possono aver dato fastidio, ed essere considerate come un simbolo da esorcizzare, una situazione dalla quale emanciparsi, se non addirittura scappare. In qualche occasione ho provato a indagare, e il quadro psicologico collimava.
Tirando le somme:
– L’oro è giallo.
– Il platino non ha un colore proprio, ma riflette specularmente i colori dell’ambiente, come il ghiaccio o l’acciaio inossidabile. C’è l’abitudine di definire “bianco” questo modo di porsi nei confronti della luce e dei colori, anche se il colore dello yogurt è tutt’altra cosa.
– L’oro in lega, sottoposto al trattamento galvanico di rodiatura, è simile al platino, costa di meno ed è più facile da lavorare. Gli hanno affibbiato il nome di “oro bianco” anziché “similplatino”, e viene ampiamente usato in gioielleria. (In bigiotteria si usa una lega di rame che si chiama “similoro”).
– Nell’abbigliamento si usano molti tessuti neri. Il nero non è un colore, ma l’assenza di ogni colore. All’opposto del nero c’è sia il bianco, che è la somma di tutti i colori, sia l’incolore, che è la potenzialità di tutti i colori. L’incolore è ben rappresentato dal diamante.
– I diamanti sono incolori e riflettono la luce con lampi di tutti i colori. Il platino e l’oro bianco possono amplificare quest’effetto, sia perché non danno dominanti cromatiche, sia perché il metallo sottostante alla pietra può restituirle parte della luce che l’ha attraversata. Ora, se questa ragione sta in piedi per i diamanti, non è valida per le altre pietre preziose. In effetti, esiste molta ottima gioielleria che, nello stesso oggetto, utilizza l’oro nei due colori giallo e bianco. In tempi andati, gli orafi esprimevano il proprio estro unendo oro e argento in capolavori irripetibili. La gioielleria in oro e platino è più rara, ma di grandissimo livello.
Semplificando al massimo, si può dire che esiste una gioielleria “popolare”, composta di grossi bracciali, catene, anelloni d’oro giallo. Poi c’è una gioielleria con diamanti, che predilige platino e oro bianco. Fra questi estremi si muovono molte correnti di gioielli, che usano vari metalli, varie pietre e, spesso, fantasia, vera arte e senso del tempo. Lo strapotere dei diamanti nella gioielleria non deve fuorviare. Così come non va bene farsi condizionare da slogan, mode e pubblicità. L’alchimia cercava di trasformare altri metalli in oro; il marketing, per una sorta di inversione dei simboli, cerca di trasformare l’oro in platino. Aspetti diversi della stessa mistificazione? Chi lo sa! Per certo, siamo di fronte a un condizionamento di massa, operato con capillare disinformazione.
A chi può interessare questo condizionamento? “Cui prodest”? Un’ipotesi è che si tratti di un’azione di marketing dei commercianti di gioielli con diamanti, che poi gli è sfuggita di mano. Oppure, uno dei tanti condizionamenti dei media, operati per meglio controllare le masse… In ogni caso, situazioni dalle quali vale la pena riscattarsi. Oltrepiù, che il colore giallo dell’oro è meraviglioso!
Paolo Severi
P.S. – E l’argento? Quanto prima, ne parleremo a fondo.
















