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INTERVISTA A PAOLO SEVERI

Intervista a Paolo Severi, titolare della bottega artigiana “Ori e Gemme”, di Pavia.

–   Gemmologo, tagliatore di pietre preziose, gioielliere, scrittore, divulgatore e fotografo di gemmologia, scultore, cercatore d’oro… Lei, come si definisce?
–   Ci sono due modi di porsi: la specializzazione parcellizzata, e la visione olistica. Se decido di dedicarmi alle pietre, mi sembra logico conoscerle, studiarle, viverle, parteciparle da tutte le angolazioni possibili.

–   Si parla di crisi del settore orafo, e si dice che è tutta colpa della concorrenza orientale, che offre merce a prezzi più bassi dei nostri. È tutto vero? 
–   È tutto sbagliato: chi semina vento, raccoglie tempesta. Le aziende orafe, o meglio, le industrie orafe, spendono molto più in pubblicità che in ricerca e innovazione. Per l’informazione, non spendono assolutamente nulla, così il consumatore, spesso, confonde la pubblicità con l’informazione, ed è portato a identificare nelle “Grandi Firme” il prodotto di qualità. Dato che, spesso, “Grande Firma” è sinonimo di “prezzo caro perché gran parte del costo è speso in pubblicità”, è evidente che basta un prezzo più basso, per un prodotto analogo, per scardinare il sistema. Oltrepiù che molte industrie orafe sono andate in Oriente a insegnare come si costruisce la gioielleria italiana.

–   Quindi, se ho capito bene, nel Suo negozio non tratta “Grandi Firme”… 
–   Al contrario! Trattiamo le migliori firme del mondo, che sono quelle dei clienti per la storia e la personalizzazione del gioiello, e le nostre, per competenza e professionalità. Assieme, creiamo oggetti unici, con alle spalle storie vere, legate alla persona, al territorio, alla vita. Naturalmente, ci sono oggetti legati a storie assolutamente personali, e oggetti che raccontano storie legate al territorio, alla nostra cultura, a certe atmosfere…

–   Vuole approfondire l’idea di “oggetto con alle spalle una storia”, o di gioiello “legato al territorio”? (Paolo Severi prende un cassetto, con all’interno dei sassi forati per farci passare un cordino, e una nicchia scavata e protetta da una lente. All’interno, della polvere gialla.)
–   Questi sono sassi del nostro Ticino; all’interno, c’è un pizzico d’oro puro, raccolto sempre nelle sabbie del nostro Ticino. La “forza” di questo ciondolo è istintiva, e il legame col territorio è fin troppo evidente. La “storia” che può raccontare, tocca l’alchimia della Pietra Filosofale.

–   Come? 
–   Non mi prenda troppo sul serio, ma mi segua ugualmente. Nella gioielleria, il metallo è la parte duttile, plastica, che assume la forma che si vuole, racchiude la pietra e racconta la storia. Il metallo è l’anima “femminile” dell’oggetto. La pietra è rigida, inalterabile, è legata alla luce e al tempo: è l’anima “maschile” del gioiello. Sarebbe sufficiente che le scuole orafe maturassero a fondo questo semplice concetto, e non ci sarebbe più da preoccuparsi della concorrenza orientale. Ma torniamo al nostro sasso del Ticino, con dentro l’oro raccolto nelle sue sabbie. La pietra è stata lavorata plasticamente per racchiudere al proprio interno l’oro raccolto nel suo stadio di pietra. C’è stata una completa inversione dei simboli. Se si vogliono usare parole difficili, si può parlare di “inversione semasiologica dei simboli”, che, come si sa, è alla base di ogni processo alchemico.

–   Lei un po’ parla sul serio, un po’ ci prende, e si prende, garbatamente in giro. Non caschiamo nella sua trappola, e cambiamo direzione. Ci spieghi un po’ meglio la storia dell’oro che è possibile raccogliere nel Ticino. 
–   Ai tempi dei romani, qui, a Pavia, qualche centinaio di schiavi lavoravano per raccogliere l’oro dalle sabbie del fiume. Fino ai primi del ‘900, i giovani dell’alta valle del Ticino, raccoglievano fra le sabbie del fiume l’oro con cui forgiare le fedi nuziali. Io sto tentando di rinverdire queste tradizioni. Amo il fiume, e il fiume ricambia il mio amore donandomi qualche grammo di polvere d’oro. Se prendo dal fiume qualche manciata di sassi e qualche pizzico di polvere d’oro, porto con me, e diffondo, l’amore per questo splendido fiume, che merita molta più cura e dedizione.

–   Ma, questo oro, da dove salta fuori, quanto ce n’è, come si fa a raccoglierlo?
–   L’oro che si può trovare lungo i fiumi alpini è racchiuso, in minuscole scaglie, all’interno dei blocchi di quarzite che si staccano dalle montagne. Rotolando, queste rocce si trasformano in sassi sempre più arrotondati. Durante questo processo, le pagliuzze d’oro si staccano e procedono per proprio conto. Dato che l’oro ha un peso specifico molto maggiore di quello della roccia che lo ha ospitato, mentre il sasso rotolerà per mille metri, il granello d’oro percorrerà solo pochi metri. Poi, arriva la piena, con vortici, mulinelli, rive che smottano, alberi divelti e così via. Dopo di che, il fiume rientra nel proprio alveo. Quello che sembrava un disordine caotico, ha ridisegnato armonicamente la geografia delle sponde e delle isole. Da quella parte ci sono cataste di alberi… vuoi dire che da quella parte si sono ammassati i materiali più leggeri? Allora, da qualche altra parte si sono concentrati i materiali più pesanti, quindi, ponendo attenzione a dove ci sono sassi grossi, polvere nera, sassi verdi, pezzi di ferro… forse lì si è concentrato anche l’oro. A questo punto, basta saperlo raccogliere. Non è difficile raccogliere l’oro dalla sabbia, dopo che qualcuno ti ha spiegato “dove” e “come”. Dato che, per legge, non si possono usare attrezzature industriali né mezzi inquinanti, la ricerca va vissuta come una disciplina sportiva. Ha il grande vantaggio di metterti in intima comunicazione con il fiume più bello che c’è. Poi, alla sera, ti porti anche a casa un pizzico di magica polvere gialla.

–   Quindi, se insistessi nel chiedere “quanti grammi si trovano in un giorno”, lei continuerebbe a girare intorno al problema senza rispondermi…
–   Se uno ama andare a cavallo, non credo che lo faccia per risparmiare sulla benzina.

–   Il suo ciondolo con sasso e oro, dopo le sue spiegazioni, ammicca in modo particolare. Ha realizzato altri oggetti altrettanto emotivi?
–   A parte i miei libri, che trattano le pietre proprio a partire dalle “emozioni”, tutti i miei gioielli hanno alle spalle una storia coinvolgente. Fra i gioielli composti con oro nativo, ci sono le fedi e i monoorecchini in oro fluviale a 24 carati, anelli e ciondoli con meteorite, oro nativo e pietre preziose…

–   Meteoriti?
–   Le meteoriti metalliche sono l’unico ferro nativo che si può trovare in natura; unite all’oro nativo, diventano una miscela esplosiva di rara bellezza.

–   Nei suoi libri approfondisce questi argomenti?
–   Ma ancora non li ha letti?

–   Le sue pietre, i suoi gioielli,  sono cose diverse da quanto si vede in giro, e molto diverse fra di loro. Cosa li lega? 
–   Pietre e gioielli sono un importante passo nella ricerca del “bello” nelle piccole cose. Se uno intraprende questo cammino, anche lui diventerà più bello, perché anche i suoi pensieri saranno più puliti. Un gioielliere che viva la professione con questo spirito, avrà una profonda sensibilità ecologica. Nella mia gioielleria ci onoriamo di non commercializzare perle, corallo, avorio, o oggetti con alle spalle storie di violenza o  dissesto ecologico. È anche per questo che non ci va di trattare merce costruita dove, pur di vendere a prezzi bassi, sfruttano schiavisticamente la mano d’opera dei loro stessi bambini. Inoltre, dato che non c’è nulla di bello nella bugia e nella contraffazione, le nostre pietre sono assolutamente genuine, e ci sforziamo di garantire anche la genuinità del colore. Non voglio fare del terrorismo gemmologico, ma, per esempio, molta ambra in circolazione è plastica, o ambra fusa e ricostruita. I trattamenti “migliorativi” di praticamente tutte le pietre non vengono quasi mai dichiarati e, spesso, è veramente difficile cautelarsi. Difficile, ma non impossibile.

–   Noi conosciamo la passione che mette sul problema della riapertura della Chiesa di San Marino. Si tratta di devozione, o spera di lavorare di più con la chiesa, vicina al suo negozio, aperta al pubblico?
–   Finalmente una domanda garbatamente provocatoria! Il commercio pavese è punito dalla mancanza di servizi, dall’abbondanza di divieti, e da mille promesse disattese. Inoltre, non si fa nulla per incentivare la gente a percorrere strade che non siano le solite, mentre la “vera” Pavia pulsa proprio nelle stradine e nei vicoli, densi di storia, di bellezze architettoniche, di negozi artigianali che puntano sulla propria professionalità anziché sulle “Grandi Firme”. Sembra che ci sia un piano per invitare chi ha voglia di lavorare, di andare a farlo da un’altra parte. In questa ottica, il tenere chiusi monumenti del livello della Chiesa di San Marino, sembra faccia parte di una logica perversamente mirata a favorire i centri commerciali della periferia, e ad addormentare del tutto questa bellissima città. San Marino è il protettore di chi, come me, lavora le pietre. Se mi do da fare per riaccendere la sua devozione, chissà mai che non mi ricambi il favore!

–   Un suo sogno nel cassetto?
–   Una scuola orafa dove insegnare gioielleria e gemmologia legate al territorio. Ogni territorio ha cose diverse da raccontare, ma la chiave di lettura è unica. Noi, potremmo risvegliare l’arte longobarda, poco conosciuta, ma di una bellezza forte, aperta, legata sia al passato, sia al futuro. Una sua rivisitazione, potrebbe dare risultati da Premio Nobel.

–   La sua visione ottimistica, entusiastica, innovativa, ecologicamente lodevole, merita i migliori auguri. 
–   Speriamo di potere inaugurare la sua scuola orafa in tempi brevi, magari all’interno della Chiesa di San Marino, mentre, per quanto riguarda la ricerca dell’oro, in primavera la prenotiamo per un reportage pratico. Ricordiamo che i libri “Pietre non Ordinarie”, “Pietre che Curano; Pietre e Zodiaco; Pietre e Arte”, “Le Parole delle Pietre”, “Perché le Pietre Preziose?”, sono editi dalla Casa Editrice Ori e Gemme, e si trovano difficilmente in libreria. L’indirizzo internet (dove si possono acquistare a prezzi scontati) è: www.oriegemme.it . Il negozio è: “ORI E GEMME” di Paolo e Francesca Severi, Via Siro Comi 25- 27100 Pavia. Tel: 0382 302103.

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