Tecnologia, modernità, stato dell’arte, tutto connesso… come mai, in una civiltà dove la scienza la fa da padrona, dove con un paio di click puoi avere ogni tipo di informazione, dove ci sono più risposte che domande, anziché godere del meritato benessere, anziché impegnarsi a crescere ancora, in molti, moltissimi, volgono lo sguardo al passato, alle civiltà che sono ancora legate a tradizioni antiche, alle discipline esoteriche e alla magia?
Il fatto è che una crescita troppo veloce crea troppi squilibri e, in natura, l’equilibrio è una forza fondamentale.
Non voglio parlare né di magia, né di droghe, che sono le classiche vie di fuga dei disadattati.
Come mia abitudine, parlerò di pietre.
Le pietre sono il legame, il collante culturale che ha attraversato tutta la storia delle civiltà. Dalla mitica Età della Pietra agli splendidi graffiti rupestri, alle gigantesche costruzioni megalitiche, ai gioielli rinvenuti nei più antichi luoghi di sepoltura. Tutti i libri più antichi parlano di pietre preziose. Le Tavole della Legge di Mosè, la Pietra Nera così cara all’Islam, i templi orientali, ridondanti di oro e di gemme, le piramidi e i loro sarcofaghi, l’uso rituale di certe pietre in tutte le tradizioni, e potrei continuare.
Qualche giorno fa mi è capitata la pagina pubblicitaria di un importante istituto gemmologico. In primo piano, la foto di uno smeraldo sfaccettato. Nemmeno fosse stato di vetro sarebbe potuto essere altrettanto limpido. È evidente che l’elaborazione fotografica lo ha talmente ritoccato, da renderlo più artificiale di uno smeraldo sintetico. Questa corsa alla uniformità, alla omologazione, alla perfezione da laboratorio, mi fa sorridere per la sua infantilità. Così, oggi parlerò di una pietra che mi ha sempre emozionato, che non è limpida, che non ce ne sono due che nemmeno si assomigliano e che, da tempi immemorabili, in India, è stata usata, e continua a esserlo, per scopi curativi e rituali.

Cristallo di corindone (rubino) stellato, con stella a sei punte. In molte tradizioni orientali viene apprezzata la forma a “Lingam”. Questo esemplare ha una caratteristica in più: la parte esterna è un guscio nero (sopra il quale però la stella continua), ed è una rarità particolarmente ricercata. Viene anche chiamato “Occhio di Shiva”.

Rarissimo esemplare di cristallo di corindone stellato. Da una parte, è rosso (rubino), e dall’altra blu (zaffiro).

Anche questo esemplare di corindone stellato ha la parte esterna nera e una bella stella a sei raggi visibile in campo blu (zaffiro).
La spiegazione scientifica del fenomeno dell’asterismo è davvero complessa e non del tutto esaustiva. Rimangono ancora, se non dei misteri, sicuramente alcuni aspetti da chiarire.
Sri Lanka. Nei depliant turistici, e anche nei ricordi dei viaggiatori, è un paradiso tropicale incantato, con paesaggi e marine da sogno, cibi squisiti, gente semplice e cordiale, etnie e religioni diverse che convivono pacificamente. Chi ha provato ad avere rapporti di lavoro con quella brava gente, sa che è difficile non fare uso di psicofarmaci o di alcol. Così è normale, qualche volta, ritrovarsi il giorno dopo con il mal di testa per avere mangiato e bevuto un po’ più del corretto, e gli amici che insistono per portarmi dallo sciamano che guarisce tutti i mali, e io che cerco di ribellarmi ma alla fine cedo, malgrado il forte mal di testa, la nausea e il caldo che, quel giorno lì, proprio lo sentivo come esagerato. Un signore pachistano, uno studio medico molto piccolo ma pulito, un sarong immacolato e un inglese impeccabile. Gli spiego che è sufficiente una birra in più che mi si congela la testa, che se in una giornata ho tre appuntamenti di lavoro e non si presenta nessuno sono anche capace di incazzarmi, e lui a sorridere e dire che l’efficienza occidentale la si trova in Occidente, e che qui bisogna adeguarsi a altri ritmi e altre atmosfere. La visita si conclude con una polverina omeopatica mischiata con dello zucchero da assumere subito. Dopo un minuto mi passa il freddo e il cerchio alla testa. Chiedo come fare ad avere di quel prodotto meraviglioso, dice che non ne avrò più bisogno per almeno qualche anno. Mah! Mi chiede se desidero un leggero massaggio ajurvedico. Accetto al volo, mi sdraio sul lettino. Mi mostra un cristallo di corindone grande come un pugno, grezzo, con un vertice lucidato e dal colore bluastro. Cerca un angolo dove batteva il sole, e mi mostra che, sulla punta lucidata, si muove una fantastica stella di luce a sei raggi. Quella pietra proviene dall’India, mi ha anche detto il nome della cava, ma me ne sono dimenticato. Mi spiega che, se quella pietra sa giocare così bene con la luce visibile, vuol dire che è in grado di dirigere anche energie non visibili. Quindi mi invita a rilassarmi. Il massaggio non sarà un vero massaggio, perché si limiterà a sfiorarmi con quel cristallo: l’aura del cristallo dovrà vibrare in sintonia con la mia aura. Va beh, mi rilasso e lascio fare. Le tensioni dovute alle incomprensioni per il lavoro si sono sciolte come neve al sole. Culture diverse possono trovare punti di incontro, ma ci vuole calma e disponibilità, e mi sono visto come un occidentale presuntuoso e arrogante, una sensazione bellissima, perché preludeva a un nuovo atteggiamento e stato d’animo, e il passaggio di quella pietra scioglieva tensioni e sembrava che mi lavasse dentro. La visita è durata parecchio, alla fine chiedo di pagare, e mi presenta una parcella con la quale si sarebbe potuto pagare sì e no una pizza. Gli avessi offerto più soldi lo avrei offeso, così l’ho ringraziato e gli ho chiesto se potevo offrirmi di pagare la visita di qualcuno bisognoso. E gli ho dato l’equivalente di una pizza per lui e la sua famiglia. Al successivo viaggio vado a trovare questo medico, è tornato in Pakistan e nessuno mi ha saputo dire dove. Mannaggia!
Note
- Tutte le pietre fotografate provengono dall’India. Hanno un importante mercato locale per ragioni rituali, magiche e curative.
- Foto e testi di Paolo Severi.
- Pietre simili sono disponibili da Ori e Gemme.



















