Non è sufficiente una dozzina di pietre per accontentare tutti i gli appassionati di zodiaci, perché bisogna tenere conto, quanto meno, anche degli ascendenti, della luna, dei pianeti e di chissà quanti altri elementi.
Se poi vogliamo anche una correlazione fra le pietre e i nostri Chakra, le cose si complicano. Innanzi tutto, perché i colori indicati dalla stragrande maggioranza delle tabelle (odio le tabelle) non so da dove saltino fuori, in quanto non rispecchiano né la Teoria Tradizionale dei Colori (che non parla mai del colore “Indaco”, varietà di viola inventata perché i colori devono essere sette), né le attuali mode che hanno inventato, in onore alla grafica computerizzata, i colori “Magenta” e “Ciano”. Quando mai si è sentito dire che al tale Chakra si addice il colore ciano o magenta? Ma il problema è un altro. Perché odio le tabelle? Innanzi tutto, perché non mi va di essere incasellato, poi perché non voglio incasellare né il mio futuro, né i miei sogni. Trovo bello, legittimo e piacevole avere qualche pietra che sento come “mia”, e mi va di farle per conto mio queste scelte, non mi va che siano indirizzate da qualche tabella alle cui spalle, il più delle volte, non c’è nessuna seria ricerca, se non uno squallido tentativo di carpire la buona fede della gente semplice. Se poi le tabelle si rifanno a fumosi testi antichi non meglio identificati, posso tranquillizzare tutti. Ho fatto delle semplici ricerche; le pietre preziose citate nella Bibbia VARIANO A SECONDA DELLA TRADUZIONE DI RIFERIMENTO. Figuriamoci quelle del Rg Veda o di testi inesistenti (la tradizione ajurvedica è stata tramandata per via orale per secoli, poi quella cultura è stata devastata, e i tentativi di ricostruzione, pur avendone rispettato lo spirito, non credo proprio possano avere identificato tutte le pietre e il loro modo di utilizzo. Insomma, una tabella è un elemento “tecnico” e, come tale, deve offrire una documentazione tecnica, non a vanvera, o fidandosi delle fumose visioni di chissà chi. Fosse anche la Santa Ildegarda, se non mi spiega il “perché” di una pietra piuttosto che un’altra, posso dire che quella pietra può andare molto bene per lei, ma, per me, me la scelgo io! Oh!
Certo che le tabelle sarebbero una bella cosa. In base a uno o due elementi, Zakkete! Ecco indicata la pietra che mi farà diventare più furbo. Il fatto è che a me piace diventare furbo per conto mio. Mi piacciono le pietre. Ogni volta che posso ne esamino con partecipazione quante più possibile. Non importa se sono sul Fiume, nel magazzino di qualche importatore, al mercatino di un villaggio orientale. Se ce n’è una, o più di una, che mi emoziona, che mi va di invitare a stare in mia compagnia per un tratto di strada, faccio di tutto per averla. A questo punto, mi va di citare un passo del Vangelo secondo Matteo (13.45-46): “… inoltre il Regno dei Cieli è simile a un mercante che va in cerca di belle gemme. Trovatane una di grande pregio, va, vende quanto ha, e la compera.”Quando il “qualitativo” tocca il “quantitativo”, questo si nullifica. È quindi inutile e fuori luogo cercare una pietra in base a elementi puramente “quantitativi”, come quelli espressi da stupide tabelle (odio le tabelle). Molto meglio metterci una punta di irrazionale, di personale, di casuale, e lasciarsi guidare dal proprio istinto, dalla propria sensibilità, da quella sintonia spontanea che, se non bloccata da stupidi condizionamenti (o da odiose tabelle), si può innescare fra la bellezza insita in quella pietra, e il tuo latente desiderio di godere della sua compagnia. Su questa terra siamo in sette miliardi. O immaginiamo una tabella con sette miliardi di caselle (e mi sembra un’ipotesi abbastanza cretina), o eliminiamo ogni tabella che mi spieghi quale possa essere la mia pietra. Per fortuna le pietre sono molto di più di sette miliardi, e posso scegliere con molta fantasia, ricerca, piacere.

















