MAGIA DELLA SFERA DI CRISTALLO DI QUARZO
MAGIA DEL QUARZO STELLATO

Il quarzo è il cristallo più comune sulla crosta terrestre, e lo si trova sotto innumerevoli forme e colori, sia in macrocristalli, sia in cristalli talmente piccoli che, per vederli, hai bisogno del microscopio elettronico. Fra le mille e mille forme in cui può essere lavorato un quarzo, la sfera è particolarmente pregante. È all’opposto della spigolosità del cristallo naturale, è evidente il lavoro e la cura per renderlo sferico e luminoso, insomma, oggetti bellissimi. Che poi uno ci possa leggere il futuro è un altro paio di maniche, ma, fra tutti i quarzi lavorati a sfera, o anche semplicemente a cabochon, vale la pena di soffermarsi su quelli, decisamente rari, che, se colpiti da un fascio di luce, presentano il fenomeno di una stella luminosa a sei braccia che si muove al muoversi o della luce o della sfera.
E, se la pietra, così minerale, così immobile, sa giocare così bene con la Luce, tu, che sei energia, e quindi Luce cosciente, non pensare di avere limiti! Quelli che ritieni di avere, li puoi superare.

C’ERA UNA UOLTA UN NOMADE
(Capitolo tratto da “Pietre non Ordinarie“)
Era stato in molti paesi, campagne e città. Ogni posto aveva qualcosa da dirgli, ma ogni posto lo spingeva dopo poco a ri-prendere il suo migrare. Nei suoi sogni, sovente compariva una città. Risplendente, tutta guglie di cristallo, di una bellezza mai vista se non nei sogni dei puri. Una notte di pioggia, si riparò in una caverna, non diversa da tante altre da lui visitate. Ed il sogno ricomparve, più vivido che mai. La luce del primo Sole dell’alba sfiorava i piedi della grotta, quasi fosse l’ingresso di un tempio indiano, orientato in modo che il primo raggio di luce del mattino vada a baciare i piedi della divinità. Un raggio di Sole si andava a insinuare in anfratti che prima gli erano sfuggiti. Ed ecco, il raggio che si muove piano piano con il sollevarsi del Sole, e che acquista sempre più fuoco, fa rifulgere in piena luce la tua città, la tua splendida città tutta di guglie, pinnacoli, minareti, sfavillii dorati e scintillii policromi e rilucenti. E tu, rapito, che ti butti in ginocchio, quasi in estasi, e ti trascini nella direzione di questa meraviglia. Poi, finalmente, la raggiungi e la puoi abbracciare. Si trattava di una magnifica formazione di cristalli di quarzo, e il suo fascino non diminuiva quando ti rendevi conto che non era una città nel senso ordinario della parola, ma una magnifica for-mazione di cristalli di quarzo. Anziché una città, era la tua città. Le altre città sono fatte di ombre e di penombre; la tua è fatta di sola luce. Nelle altre città visitate nel tuo peregrinare c’erano le persone e c’erano gli animali; le cose belle e le cose brutte. Inevitabilmente, dopo poco ti urgeva il desiderio di cambiare aria, con nei sogni un ideale di perfezione, e ora il tuo ideale è lì, lo stai abbracciando e piangi e gridi di felicità. La tua città è perfetta, senza la corruzione dell’uomo e senza il divenire della vita. E in questa perfezione ti perdi, e senti che sei arrivato. E ritorni in te. E un nuovo sogno ti prende, e ti vedi schiavo di questa scintillante città, tutta spigoli, cuspidi e angoli. Ti vedi fare la fine del topo dentro a questa caverna, servire la tua città che, malgrado la tua totale dedizione, deperisce e diventa opaca. E ti vedi abbruttito, nell’umido di questa caverna dove il rifulgere di questa città ti ha abbagliato e per un minuto ha oscurato la luce del sole e il brillio delle stelle. Questa città ti ha tentato. Ha tentato il tuo spirito nomade per cristallizzarti in un solo posto, per imprigionare il tuo spirito negli angoli e negli anfratti di quei puri cristalli. E rimani indeciso su cosa fare, perché non puoi separarti dalla tua città e non puoi tradire la tua vocazione da nomade. I cristalli della tua città di quarzo sembrano taglienti come spade che scintillano al sole e allora capisci. Capisci che non puoi mantenere sempre perfettamente affilata una spada e possederla. Capisci che non puoi vivere in una città di cristallo senza che essa cessi di essere completamente di cristallo a causa tua, mentre tu, vivendo, non ti puoi trasformare in cristallo. E prendi la decisione. Strappi dalla roccia il blocco di cristalli, ne spezzi tutte le punte e ti rimetti in cammino, portando con te il blocco di quarzo grezzo. Nelle soste del tuo cammino, smusserai tutte le punte, e le schegge che abbandoni sul terreno saranno il germe di altre tentazioni per i nomadi che verranno. E liscerai con crescente cura il tuo quarzo, fino a che sarà una sfera perfetta, esattamente il contrario della lama affilata che non puoi possedere. Quando finalmente la sfera è perfetta e la osservi al chiaro di un fuoco di sterpi, ti vedi riflesso all’interno, e la tua immagine ti parla. La tua immagine ti parla e ti dice che hai superato la pro-va. Non hai ceduto alla seduzione della terra, e con la tua vita nomade hai conquistato lo spazio. Ora, con quel cristallo divenuto sferico, hai trasceso i tuoi limiti, e in quella sfera ti potrai istantaneamente trasportare in ogni posto che desidererai, in ogni tempo che vorrai, in ogni dimensione che saprai immaginare. Questa è la storia del nomade che per primo lavorò una pietra preziosa, e da allora l’arte della ricerca e della lavorazione delle pietre preziose si è sempre tramandata fra grandi famiglie nomadi. Anche ora, di generazione in generazione, il mercato delle pietre preziose è in gran parte in mano a potenti tribù nomadi. Questa è la storia del nomade che per primo fu in grado di leggere passato, presente e futuro entro una sfera di cristallo, e da allora generazioni di gitani, non paghi di errare per lo spazio della terra, viaggiano col loro travaglio anche nel tempo. Questa è la storia del nomade che per primo vide la volta del cielo stellato entro la sfera di cristallo sostenuta dal palmo delle sue mani, e trovò un nuovo legame fra noi, le linee delle nostre mani e le stelle. E da allora, generazioni di variopinte zingarelle vanno leggendo la mano a indaffarati passanti. Questa è la storia di un uomo; di un uomo che parlava ai cristalli. E tutto: cristalli, mani, nebbia, stelle, tutto gli rispondeva.
















