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ZAFFIRO

E come si fa a scrivere degli zaffiri? In poche pagine non è possibile parlare del cielo e del mare. E quante ce ne vorrebbero per scrivere dei cieli e dei mari di miliardi di anni, racchiusi e concentrati in queste gemme durante le ere geologiche della loro formazione, durante i millenni necessari a formare il cristallo, con la storia del pianeta che si dipanava lenta, e che a un certo punto ha innescato il processo della vita, poi quello della storia, poi la tua avventura personale, con nel tuo cammino quella pietra lì che quando ha cominciato a germinare, fra le diecimila forze che la permeavano, ne aveva una che la avrebbe portata fino a te con un cammino tortuoso, che prevedeva un lento accrescimento nel cuore della montagna per essere poi strappata da una frana e trascinata in un torrente fino a una valle poi abbandonata.

Lotto di corindoni grezzi alluvionali. Notare la varietà dei colori e delle forme.

E lì tu, zaffiro, sei stato in attesa che qualcuno ti venisse a cercare, poi ti hanno incollato a un bastoncino e sfaccettato su di un disco abrasivo, e dopo di nuovo in giro per il mondo, di mano in mano, fino a che hai smesso di stare nel buio di sacchetti e casseforti, e ora sei trattenuto da quattro sottili bacchette d’oro, in piena aria, in piena luce, e due occhi, luminosi quasi quanto te, ti guardano con gioia e con affetto perché finalmente anche la tua storia ha un compimento, e orni un dito, dai gioia a una giovane donna e partecipi in prima persona alle bellezze della vita.

Perché, se questa giovane donna è una alta manifestazione vitale, tu, la tua luce, il tuo brillio, il tuo colore, la pregnanza del tuo blu e del tuo velluto sono una alta manifestazione del regno minerale, che è il primo e il più vicino alla Creazione, e la tua bellezza ne è una dimostrazione. E ti piace pensare che quando il cristallo si è formato, l’asse di quella simpatica doppia piramide fosse rivolto verso la stella polare, perché così dicono le leggende: gli zaffiri che verranno indossati dalle persone più meritevoli, si sono formati con l’asse non genericamente rivolto verso le stelle, ma verso la Stella Polare, e si saranno caricati della giusta energia per accompagnarti nel tuo cammino, con il tuo fluire e la sua immobilità , con il tuo guardare la gemma e il tuo essere da lei guardato. Un buco scavato nella risaia, un lavoro durissimo e un sogno di ricchezza destinato quasi sempre a rimanere sogno. E quando si trova qualche pietra valida, la prima lavorazione avviene ancora con sistemi rudimentali.

Immagini scattate a Sri Lanka.

Splendidi zaffiri azzurri, dal colore e dall’aspetto completamente diversi uno dall’altro.

Per il diamante c’è una scala di colori, che va dal bianco che più bianco non si può, fino al bianco gialliccio. Avendo un certo numero di pietre di paragone, è possibile graduare qualunque pietra con un certo rigore. Ciò non vale per le pietre di colore. Hanno tentato in mille modi di “quantificare” i colori, dando a loro un numero, e i risultati sono sempre stati deludenti. Peso, taglio, dimensioni, indici di rifrazione e spettri di assorbimento sono elementi “quantitativi”. Bellezza, colore, vita, sono elementi “qualitativi”, e per questa ragione non si prestano a essere quantificati, e differenti osservatori daranno pareri contrastanti, e ciò che piace a me non è detto dia a te le stesse emozioni. In natura, su tutto il nostro globo, non esistono due pietre identiche fra di loro. I colori base, o fondamentali, sono tre: rosso, giallo e blu. E’ interessante che sia la stessa pietra (il corindone), a rappresentare al meglio i tre colori base. Il corindone rosso si chiamerà rubino; quello giallo, pudmaraga o zaffiro giallo; quello blu, zaffiro. Taluni zaffiri partecipano dei due colori rosso e blu, e il viola che ne deriva è molto strano, perché si evidenzia solo in certe condizioni di luce: saranno di un bell’azzurro in luce naturale e di un misterioso viola in luce artificiale. La ragione dei colori è complessa. Noi vediamo una pietra di un certo colore, o perché assorbe tutti i colori fuorché quello che vediamo, o perché emette, dietro qualche sollecitazione, quel dato colore. Spesso le due cause si sommano, e inoltre certe pietre cambiano di colore a seconda della luce che le illumina, e dall’angolazione in cui sono viste. Infine la luce che entra nella pietra, si riflette, si scinde, si rifrange e ne esce scomposta in bagliori policromi e, se all’interno della pietra riesce a rimbalzare varie volte, si comporta come se la pietra fosse più spessa di quanto in realtà non sia, e il colore ne risulta intensificato. Per tutto ciò, cercare di classificare i colori delle pietre preziose non è né agevole né possibile. Ogni pietra ha il suo colore, la sua luce, la sua vita, la sua personalità. Il blu dello zaffiro ha una varietà di tonalità sorprendente, che vanno dall’azzurrino quasi incolore, come le acque di un ruscello, al blu velluto profondo e cupo, come le acque di un pozzo in cui si riflette la luna. Fra gli zaffiri, esiste una quantità di materiale nerastro, che ricorda più il carbone che il cristallo. Una gemma, per essere tale, deve essere completamente naturale, e deve brillare. Lo zaffiro deve offrire alla vista una delle gradazioni del blu, senza tonalità verdi o nere. E’ di gran lunga preferibile una gemma brillante, di un simpatico colore azzurro chiaro, ma gaia e zeppa di lampi di luce, che non un sasso scuro che assorbe la luce e rimane cupo. Il novanta per cento del nostro corpo è acqua, e il pulsare del nostro sangue è l’eco del pulsare dei mari primordiali da cui siamo nati. Quando il Creatore ha diviso le acque che stanno di sopra da quelle che stanno di sotto, separando il Cielo dai Mari, ha creato il colore Blu, e gli occhi per vederlo, e i sentimenti per parteciparlo, e le emozioni per goderne. Il blu lo troviamo nelle acque, che hanno confini, pur se ampi e fluidi, e nel cielo, che è senza confini. Nelle terre sarà abbinato al concetto di rarità, e lo troviamo nello zaffiro. Peackok blu; blu manto di Madonna; blu fiordaliso o corn flower, sono le principali designazioni del blu-zaffiro di alta qualità. Il termine corn-flower, fiore di grano, rende l’idea meglio della parola fiordaliso; il fiore è lo stesso, ma il “corn-flower” lo si vede immerso nell’oro del grano, e dà più un’idea di festa e di luce. Peackok blu, il blu che si ritrova sul collo del pavone; è pure un bel nome; il pavone, nella simbologia orientale, ha una ricchezza di significati straordinaria. Manto di Madonna. Bisogna immaginare una vetrata di una cattedrale, con tutti quei bei colori, e la luce del sole che ci picchia sopra, e il manto della Madonna che rifulge eccetera eccetera. Il problema è che ho visitato una quantità di cattedrali alla ricerca di questo Manto Benedetto da potere fotografare, e non l’ho trovato, e quei pochi che ho trovato erano tutti diversi fra di loro. E’ comunque un campione di colore particolarmente cervellotico e non verificabile.

Zaffiro con intarsio in oro e pietre preziose – Bracciale in platino con magnifico zaffiro centrale di 47ct

Investire in blu. Come per tutte le pietre preziose, è logico porsi il problema di quanto sia corretto spendere. E’ probabile e possibile che le pietre preziose siano, fra l’altro, un buon investimento finanziario. Ma la prospettiva di un guadagno futuro non deve essere l’unico motivo di scelta. L’aspetto di “bene rifugio” è secondario al piacere di possedere una cosa bella, rara, unica. Ma torniamo al problema. Quanto spendere? Si può spendere poco per un oggettino decorativo, e moltissimo per uno di grande pregio.

Se poi si cerca qualcosa di eccezionale, praticamente non esistono limiti; la Bibbia spiega chiaramente qual è il valore delle pietre preziose: (Matteo, 13.45.46) «Inoltre il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di belle gemme. 46 Trovatane una di grande pregio, va, vende quanto ha e la compra.» Quando il “qualitativo” supera i livelli ordinari, il “quantitativo” si nullifica, non ha più importanza. Per questo è necessario un certo “sacrificio” per comperare una pietra preziosa. Per questo le pietre preziose, sono “preziose”.

SCHEDA TECNICA.

Il corindone (Al2O3), cristallizza nel sistema trigonale, generalmente con la forma di una doppia piramide esagonale. Ha durezza (9); anche se di molto inferiore a quella del diamante, è fra i materiali più duri della terra. Può esprimersi nei colori rosso (e si chiamerà rubino), blu (zaffiro), giallo (pudmaraga o zaffiro giallo). Inoltre può essere arancione (padparaska o zaffiro arancione), viola, grigio, verde, marroncino. La varietà incolore è anche chiamata “leucozaffiro”. Talune pietre, lavorate a cabochon, presentano il simpatico fenomeno dell’asterismo: sono gli zaffiri e i rubini stellati. Peso specifico:3.99=; Indice di rifrazione:1.760-1.768=; Birifrangenza:0.008=. Provenienze: Sri Lanka (Ceylon), Australia, Birmania, Kashmir, Kenya, Montana, Siam. I giacimenti sono generalmente alluvionali. Si dice che gli zaffiri di Ceylon sono chiari, quelli australiani sono scurissimi, quelli del Kashmir sono da sogno e così via. Purtroppo non è così semplice, perché esiste materiale chiaro e scuro, bello e brutto in tutte le cave di estrazione, e spesso non è agevole stabilire la provenienza della gemma. Attenzione: Zaffiri e rubini sono pietre preziose per eccellenza, e la ricerca di materiali sintetici molto simili ai naturali ha prodotto pietre che possono trarre in inganno. Inoltre il corindone naturale si presta a essere manipolato in laboratorio: con trattamenti termici, radiazioni e altre diavolerie è possibile fargli cambiare di colore. La pratica più in uso è quella di trasformare i “Gheuda” (zaffiri lattiginosi con colore biancastro azzurrognolo) in zaffiri di un bel colore blu, oppure quelli nerastri in un colore blu scuro.

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