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Il mio primo zaffiro giallo

(ogni riferimento a fatti realmente accaduti, è proprio vero.)

Ogni bottegaio di ori e gemme ha qualche storia di anelli da raccontare, e ora racconterò dell’anello che porto al dito. E’ in oro giallo; da un lato c’è incisa una macchina per viaggiare nel tempo, e dall’altro la costellazione dei pesci. Al centro, uno zaffiro giallo di una dozzina di carati, attualmente un pò sbrecciato perché ero riuscito a farlo volare già dal tredicesimo piano di un palazzo. E poi sono riuscito a ritrovarlo, e non è stata la prima volta che l’ho ritrovato. Era probabilmente volato già da quel balcone, in un raptus di gelosia quando aveva visto un nuovo anello, quello con lo zaffiro stellato trattenuto dalle fauci del mitico dragone che si mangia la coda e nel frattempo inghiotte ed espelle l’uovo cosmogonico, fonte di tutte le stelle, rappresentato appunto dallo zaffiro stellato di una quindicina di carati, ma questa è un’altra storia.

La prima volta che ho ritrovato quell’anello, è a Torino. Eravamo in un ristorante, affollatissimo, e verso la fine del banchetto si comincia, come di consueto, a parlare di pietre. E in quel momento realizzo di non avere più al dito il mio anello, e mi ricordo di essermelo tolto quando mi sono lavato le mani, e mi precipito in bagno. Anche il bagno era affollato, e un signore si stava proprio lavando le mani nel lavandino dove avevo appoggiato il mio anello, che era là che mi aspettava. Quasi che si fosse reso invisibile a tutti gli altri.

Un’altra volta, la sua scomparsa è stata più bizzarra. Casa mia è divisa in tre piani: nel seminterrato c’è il laboratorio, e quando lavoro metto l’anello in un cassettino. Il piano ammezzato è la zona giorno, e quando traffico in cucina l’anello lo metto su di un vassoio pieno di cristalli, amuleti e cianfrusaglie. Il piano rialzato è la zona notte, e quando dormo l’anello lo ripongo nel comodino. E’ ovvio che, essendo scomparso, l’anello non era in nessuno di quei tre posti. Sono molto disordinato, e quando perdo qualche cosa, giuro a me stesso di diventare ordinatissimo a partire da quel preciso momento. E, puntualmente, comincio a riordinare sistematicamente tutto quanto. Fino a che trovo, casualmente, la cosa che cerco, e da quel preciso istante smetto di riordinare. In quell’occasione tutte le mie cose sono state riordinate con estrema meticolosità, ma dell’anello nessuna traccia. Fra le altre cose, come la generalità dei pietraioli di stampo antico, sono molto superstizioso, e davo una valenza negativa molto forte alla scomparsa di quell’anello. La pietra incastonata, quello zaffiro giallo, è legato a storie personali molto forti; l’ho tagliata in un modo molto personale con l’intento, e con il risultato, di farla brillare anche nella penombra. Per non brillare bisogna che non ci sia più ma se non c’è più la “mia” pietra, tanto vale che smetta di avere a che fare con le altre pietre.

In sostanza ero di un umore terreo, assolutamente intrattabile, ed ero arrivato a dare una taglia al ritrovatore di quell’oggetto. E nel frattempo, che fare? Smettere di lavorare con le pietre, se non si ritrovava quell’anello, mi sembrava molto logico. Solo che non potevo smettere senza prima avere finito i lavori incominciati, per cui mi rintanai in laboratorio a tagliare le pietre più impegnative accumulate in molti anni. Se riuscivo a realizzare un buon lavoro, e non ritrovavo l’anello, avrei chiuso comunque in bellezza. Se non realizzavo un buon lavoro, era davvero giusto chiudere. Fra quelle pietre, mi sembra di avere già contato di uno zaffiro stellato di una settantina di carati. E una dopo l’altra, le pietre mi uscivano veramente molto bene. E alla fine mi decido a mettere le mani sull’ultima pietra: uno splendido zaffiro color Cashmire di circa sette carati. Quando, alla fine del lavoro, pulisco la pietra dai residui di ceralacca e me la vedo brillare fra le dita, con quel colore intenso e nello stesso tempo vellutato e brillante, mi emoziono per la sua bellezza, e salgo le scale per farlo vedere ai miei. E mia figlia che mi fa: <<Papà, ho visto che hai ritrovato l’anello.>> E mi fa vedere il vassoietto in cucina, con quell’anello che era ritornato visibile dopo essere sparito per un paio di settimane.

Certo, esistono spiegazioni. Fra le cianfrusaglie di quel vassoietto, c’era il mezzo guscio di una minuscola noce di cocco. Probabilmente l’anello si era incastrato nel suo interno, e quel guscio era stato sollevato cento volte, e mai girato. Resta il fatto che l’anello si è staccato quel giorno e quell’ora là, e chi ha provocato questo distacco non se ne è accorto, e l’anello era là, che palpitava intanto che salivo le scale con quell’ultima pietra lavorata.

Così mia figlia ha avuto una bicicletta, (la taglia sul ritrovamento), e per qualche settimana tutto è stato in ordine.

E io ho continuato a perdere e a ritrovare il mio anello.

btt