Poesie di pietra – Pietre, medicine e Coronavirus
Il Coronavirus ha messo un po’ in crisi la cristalloterapia. Sono sempre stato contrario a comportamenti fideistici del tipo “contro il tale guaio mettiti in tasca la tale pietra”, eppure, in questo terrificante momento storico, mi sento di non infierire.
I danni provocati da un uso leggero della cristalloterapia sono insignificanti, rispetto ai danni provocati da una scienza ufficiale che ha indebolito tutte le difese naturali dell’uomo e che, di fronte a una difficoltà, agisce con tirannico autoritarismo contraddicendosi di giorno in giorno. E tralascio l’ipotesi che la ricerca scientifica possa essere responsabile di questa maledizione.
Il comportamento del paziente tipo, verso sia la medicina ufficiale, sia le medicine alternative, sia la cristalloterapia, è generalmente del tipo: “contro il tale guaio prendi la tale pillola, beviti questo intruglio, mettiti in tasca la tale pietra”. In altre parole, si “demanda” all’esperto, o sedicente tale, il compito di prendersi cura della nostra salute e della nostra vita. È ovviamente logico rivolgersi a qualcuno che ne sa più di noi, ma, da parte nostra, non è accettabile una supina totale ignoranza. Medici, scienziati, cristalloterapeuti, maestri delle più disparate discipline, sacerdoti, politici, non sono né Dei, né maghi, ma persone con le quali è bene comunicare. Se, come loro dovere, ne sanno più di noi, devono sapere trasferire la loro conoscenza e non approfittare della nostra relativa ignoranza, e questo è un discorso che vale in ogni ambito.
Ma torniamo alla Cristalloterapia. Da sempre il mio modo di pormi rispetto alle pietre, e al presunto benessere che possono attivare, è che la “Bellezza” è terapeutica. Partecipare alla intrinseca bellezza di qualunque cosa, da un’opera d’arte, a un cristallo naturale, al volo di una farfalla, genera piacere, e il piacere è uno stato vitale meraviglioso. Gli scienziati possono misurare le endorfine prodotte dallo stato di piacere, e altri scienziati possono produrre droghe sintetiche per generare simili endorfine anche nel chiuso del cesso di una stazione ferroviaria, ma, secondo me, la vera vita deve essere vissuta con partecipazione. Al museo di scienze naturali posso ammirare le più incredibili farfalle inchiodate a un asse maleodorante. Prova ad andare in campagna, nel prato svolazzano alcune farfalle. Osserva su quali fiori si posano. Raccogli uno di quei fiori, tienilo in mano, fermo e rilassato, e aspetta che una farfalla si posi sul tuo fiore. Magari ci vorrà un quarto d’ora, non sarà la farfalla esotica inchiodata all’asse del Museo, ma vuoi mettere l’emozione? Poi, quando torni a casa, ti renderai conto di essere responsabile dell’habitat di quella farfalla, per cui la raffineria di petrolio poco distante che ogni tanto va a fuoco… insomma, se realmente partecipi alla “Bellezza”, in qualsiasi delle sue forme, diventi tu stesso più bello, responsabile, attento al tuo mondo e a te stesso. Quanto detto per le farfalle (magico mondo che un po’ mi ha fatto conoscere l’amico Giampio), vale per le pietre. Per tutte le pietre, dalle più esotiche, a quelle raccolte lungo il fiume vicino casa.































