(Ogni riferimento a fatti realmente avvenuti, è proprio vero.
Quel mattino mi si presenta in fiera un cliente piuttosto cerimonioso. Molti complimenti per la mia professione, forse per tirare un poco sul prezzo, e alla fine la richiesta: un minuscolo rubino da infilare in un anello vecchio. Scelgo un rubino rosa della misura richiesta, incasso quarantamila lire, e spero che la cosa finisca lì. Dopo una mezz’ora ritorna, e molto cerimoniosamente mi chiede un favore: «Non le spiace se le rendo la pietra che ho comperato poco fa?» replico che non mi spiace affatto, purché‚ mi dicesse il motivo della sua richiesta. «Ho fatto vedere la pietra da un esperto, che mi ha detto che non è un rubino ma una tormalina, e che a diecimila lire l’una di tormaline così me ne dà quante ne ho voglia.» Purtroppo ci sono molti, anche nel nostro settore, che parlano avventatamente. Gli dimostro che ci sono granati con un colore simile che valgono poche centinaia di lire, e mi dico felice di rendere le quaranta mila lire, purché mi dicesse chi era il grande esperto. Ma lui niente. Allora mi rifiuto di rendere quei quattrini, e lui a esigere un documento in cui dichiaravo che quella pietra era un rubino. Generalmente i certificati li faccio pagare; in questo caso l’ho fatto a gratis. Un rubino rosa, una certificazione dello stesso, con tanto di misure e segni caratteristici, una fattura completa di partita iva, una lezione di gemmologia pratica; il tutto per quaranta mila lire. Con la speranza di essermelo levato di torno.
E invece no!
Dopo un’oretta torna alla carica; il certificato che gli ho fatto non ha valore perché, dice lui, non è sigillato, e quindi glie lo devo sigillare, perché quando mi dimostrerà che quella pietra è una tormalina e non un rubino rosa, non devo potere dire che la pietra è stata sostituita. Sono a livello di crollo dei nervi; ma resisto e gli dico, il più garbatamente possibile, che nessun laboratorio di analisi al mondo gli potrebbe certificare una pietra senza prima dissigillarla. Lo prendo sotto braccio, lo accompagno nello stand di un amico che tratta strumenti gemmologici, al quale chiedo per favore di testare la pietra. E il mio amico conferma l’evidente: la pietra è un simpatico corindone rosa, o rubino rosa che dir si voglia.
Ogni brava storia deve avere il finale a sorpresa, ed ecco che il signore, raggiante di felicità, mi dice: “allora vuol dire che quel suo concorrente ha una partita di rubini che crede che siano tormaline, per cui vado subito a comperargliele!”
















