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Palpiti di pietra

Mi hanno rimproverato che i miei racconti o prendono in giro qualcuno, o sono a tinte fosche. In altre parole, difettano di serenità. Il fatto è che le pietre, per chi le vive in un certo modo, sono quanto di più dolce, sereno e rilassante ci sia; tali cose attengono al quotidiano; per queste ragioni faccio il mio lavoro. Ma gli aneddoti debbono per forza dire cose diverse.

Fatto sta che avevo visto uno splendido filmato sulle inclusioni delle pietre preziose. Fra queste inclusioni, le più affascinanti sono le cosiddette “trifasi”. Si tratta di una cavità generalmente di forma spigolosa, con all’interno del gas, del liquido e un cristallo, talvolta mobile. Scaldando e raffreddando la pietra, all’interno dell’inclusione si hanno dei cambiamenti pittoreschi: il liquido evapora oppure si condensa. Siamo in un ecosistema chiuso, con un suo microclima, e al microscopio ci si emoziona a vedere queste gocce di liquido che si muovono lentamente in uno spazio che, da alcune centinaia di milioni di anni è rigidamente lo stesso: quel mezzo millimetro di cavità all’interno del cristallo. E ti vengono in mente i limiti dei tuoi spazi e dei tuoi tempi, e i non-limiti dei tuoi sogni e della tua fantasia.

Inclusioni liquide che si muovono all’interno di uno zaffiro, sono estremamente rare; sono più frequenti in smeraldi e rubini. Ripeto, ero abbastanza eccitato per avere visto quel bel filmato, e quello stesso giorno mi decido a tagliare una pietrina. Dato che mio figlio stava per compiere gli anni, prendo un simpatico pezzo grezzo di zaffiro, e lo lavoro a cabochon a forma di cuore.

Avrete già capito che, a lavoro ultimato, lo guardo al microscopio e all’interno, ben visibile, una grossa bolla di liquido che si muove liberamente da una parte all’altra di quel cuoricino. Ho sempre sostenuto che gli zaffiri sono fra le cose più belle del mondo, e che le emozioni che possono dare sono fra le più dolci; e questo piccolo episodio ne è una conferma.

il mercante degli ori e delle gemme

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