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Il piatto dell’oro

Poesie di pietra – Il piatto dell’oro

Una forma, quando può essere definita “bella”? La “bellezza” è un valore esclusivamente soggettivo, o può essere anche oggettivo? Ha senso dire che una cosa è bella quando questo concetto è condiviso dalla maggioranza?
Rinchiudere in schemi quantitativi valori che, come la bellezza, sono essenzialmente qualitativi, è come voler vuotare il mare con un colino. Una cosa mi piace, la sua bellezza mi inebria, quella cosa mi ha dato una bella emozione e, dato che sono un animale sociale, sento il piacere, più che il dovere, di condividere questa bella esperienza. Questa è la prospettiva, a mio avviso, corretta, per vivere la bellezza.

Certo, in questa immagine c’è un forte correlato culturale, emotivo, personale, passionale, questo è oro, oro che amo raccogliere sulle sabbie del mio fiume, so benissimo che molti cercatori d’oro sono accecati dall’ingordigia, da sentimenti che con la bellezza hanno ben poco a che vedere, in questa foto c’è anche molta nostalgia, perché è più rivolta al passato che al presente o al futuro, ma non importa: guarda che bellezza! È bello l’oro, la luce, l’acqua, la sabbia, la mia mano che accarezza le piccole onde per convincerle a separare l’oro dalle altre sabbie pesanti, vedi quella sabbia finissima grigia? È ilmenite, uraninite, terre rare, metalli molto pesanti ma più leggeri dell’oro, pian piano la restituisco al fiume e per me trattengo solo quelle luccicanti, fantastiche, meravigliose scagliette gialle… in una giornata anche meno di un grammo, ma non importa, quello che conta è questo luccichio, questa magica danza, e mi sembra di essere il seminatore delle fiabe, il seminatore che semina sabbia… e raccoglie oro.

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