STORIE ACCADUTE
(ogni riferimento a fatti realmente accaduti, è proprio vero.)
I convegni di gemmologia, sono una delle occasioni utili per darsi un po’ di arie. E le nuove amicizie che si fanno in quelle occasioni, sovente risentono di quella atmosfera erudita e un tantinello formale. Dato che in quell’occasione avevo detto la mia sull’ambra, un gioielliere mi contatta per invitarmi a vedere una collana di ambra antica. La storia di quella collana, trafugata in qualche tomba in Grecia, e passata di mano fra varie principesse e fortunosamente giunta fino a lui, mi ricordava troppo da vicino tanti romanzi di bassa letteratura. Andiamo comunque a vedere questo pezzo unico e, per il piacere della sua compagnia, trascino con me anche l’amico Salvatore, con cui ho condiviso molte esperienze con l’ambra.
Generalmente, quando sono di fronte ad un falso evidente, lo dico con brutalità; in quella occasione abbiamo portato il divertimento un po’ più in là, sottoponendo i pezzi di quel materiale rossastro a qualche semplice prova. Si trattava di rondelloni di materiale semitrasparente, del diametro di circa quattro centimetri, con un foro centrale di oltre mezzo centimetro, e larghi un paio. Se si fosse trattato di ambra, sarebbe stata simetite, e il valore sarebbe effettivamente stato inestimabile. Il materiale era assolutamente uniforme, ma il peso era decisamente superiore a quello dell’ambra. Una prova classica, è quella dell’ago rovente: si appoggia l’ago in un punto, e si annusa l’odore di bruciato: se è un gradevole odore di resina, si tratta di ambra (che poi bisognerà vedere se naturale o rigenerata); se si sente un puzzo di plastica bruciata, è chiaramente un qualche tipo di plastica. In quel caso era il tipico orribile puzzo della bachelite, ma dato che si trattava di un pezzo trafugato in una tomba, chissà che quell’odore…. Poi abbiamo posto l’ipotesi del falso storico, ipotesi subito smontata da altre semplici prove. Ma fino qui solo storie di ordinari imbrogli. In effetti non mi ero posto il problema di cosa potessero essere in origine quei rondelloni, mentre Salvatore sì. E quando siamo usciti, girato l’angolo a me veniva giusto da sorridere, mentre Salvatore, chi lo fermava più! E a contarmi che una decina d’anni fa i suoi figli partecipavano alle gare di pattinaggio a rotelle, per cui aveva una discreta conoscenza del settore, e che quei rondelloni rossastri erano ruote di pattini a rotelle inglesi, del tipo che si usano su asfalto umido.
In genere gli imbroglioni e i truffatori sono gentaglia squallida, volgare e sgradevole. Ma chi è riuscito a vendere, penso a carissimo prezzo, una collana di ruote di pattini a rotelle, malgrado tutto me lo immagino come un artista.
















