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Tripletta di opale

Le fiere, si sa, sono anche un palcoscenico di varia umanità, dove molti danno giudizi avventati, e molti si sentono in dovere di chiederti dei giudizi, magari di valore, ma sempre gratuiti, su oggetti che hanno comperato altrove. Si sa, il mondo è pieno di persone che vogliono insegnare ai gatti ad arrampicarsi, e sovente mi fanno vedere pietre e oggetti da quattro soldi pagati a caro prezzo in occasione di qualche viaggio in terre lontane. E io a dire loro che tutto sommato è un simpatico ricordo di viaggio, e loro ad offendersi con me che dico le cose come stanno.

Faceva molto caldo, e una tedescona, prosperosa e un tantinello arrogante, si ferma a guardare con aria di sufficienza le mie opali messicane ed australiane. Poi mi chiede: «Lei afere opala bella come la mia? » e mi mostra il ciondolo sudaticcio che aveva in mezzo al seno. Si trattava di una tripletta di opale, per cui spiego alla signora che no, che avevo solo materiale naturale, e che non trattavo quella merce. «Ma qvesta essere opala naturala! La afere pagata moltissimo! » Mi dico spiacente per lei se la aveva pagata più del dovuto, ma non era il caso che se la prendesse con me che, in fin dei conti, le stavo facendo una perizia gratuita, e comunque l’oggetto restava una tripletta costituita da uno strato di onice nero, una pellicola di opale, e uno strato di plastica trasparente. «Inpossipile! Lei si spaglia! Qvesta opala la avere pagata moltissimo, e la afere comperata in Svizzera!» Mi viene da ridere, e le dico che è stata molto fortunata, perché c’è gente che, pur di cercarsi una fregatura, è disposta ad andare in capo al mondo, mentre lei è andata solo fino in Svizzera. «Lei non kapisce niente! » e se ne va, rossa come un peperone e altera come un tacchino, con la sua opala sudaticcia che le sballonzolava sul seno.

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