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PISTA CICLABILE

L’Idroscalo fatiscente sul Ticino, ancora atteso un intervento

Pavia, dal confluente lungo il Ticino tra odori e degrado
Una pista ciclabile scandalo

Un progetto ambizioso: una pista ciclabile che, partendo dal “Confluente” del Naviglio col Ticino, fiancheggia il fiume per arrivare a Bereguardo. Già sono stati spesi dei capitali impressionanti per la sola progettazione, e finalmente si vedono i primi frutti. Si comincia dal “Confluente”.

Quando il Ticino era un vero fiume, c’era un porto con una florida attività cantieristica. Ora, solo passerelle pericolose, a strapiombo sul naviglio. L’inizio promette bene: si fiancheggiano il Ticino e i muri di cinta di una piccola zona residenziale. Poi, anticipati da un odore terribile, si passa di fianco a un campo nomadi, posto su di un terrapieno sulla destra. Il terrapieno era parte del complesso cantieristico e portuale, in mattoni pieni. Anziché rivalutarlo come esempio di archeologia industriale, questo muro è usato dagli zingari come fogna a cielo aperto, così l’eccesso di nutritivi favorisce una vegetazione che affonda le radici fra i mattoni, indebolendo la struttura, con pericolo di crollo sopra alla pista ciclabile. Se diamo ospitalità ai nomadi, dovremmo anche impedire che i loro liquami scorrano liberi su di un muro per poi concentrarsi in pozze nere e maleodoranti. Un tempo ciò avveniva senza che nessuno se ne accorgesse, perché scaricavano direttamente in Ticino. Ma hanno costruito una pista ciclabile proprio sul colaticcio di questa fogna a cielo aperto! Fior di progettisti hanno fatto rilievi, progetti, simulazioni, studi, con relativi esborsi di quattrini. Poi, squadre di operai hanno sbancato, costruito, asfaltato, installato alti lampioni, infine il collaudo, il controllo degli organi competenti alla sicurezza… Possibile che nessuno si sia accorto dell’odore? Forse, il profumo dei soldi riesce a nascondere anche il puzzo dei liquami. Ma continuiamo la passeggiata. In breve si giunge di fianco al mitico Idroscalo. Un tempo, ricovero per gli idrovolanti che planavano sul fiume. Ora, pericoloso insulto architettonico, in crescente fatiscenza e pericolo da oltre mezzo secolo. Invece di costruire un’inutile pista ciclabile, sarebbe stato più decoroso per la città dare un ruolo a questo mostro, situato peraltro in uno dei posti più belli della città. Da oltre cinquant’anni, quella che sarebbe potuta essere un’opportunità per la città, è un rudere abbandonato a se stesso, una vergogna, oltre che un pericolo. Pavia si prepara a ricevere il Papa. Sarebbe carino proporgli un giro in bicicletta su questa favolosa pista ciclabile.

Paolo Severi
Pavia

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