
Restauri e appalti? Lasciateci vedere la chiesa
| Sono rimasto piuttosto sorpreso nel vedermi citato e «ringraziato» sulla Provincia pavese di ieri dal dottor Eligio Gatti, assessore alla Cultura e vice-sindaco di Pavia. In realtà, io non gli ho segnalato nulla e non desidero proprio che il Comune dia avvio ad un altro dei suoi fantasmagorici e interminabili «restauri». Il motivo per cui il mio nome è stato unito alla storia di San Marino è stata l’edizione sul sito “www.liutprand.it” di una pagina nella quale si rievoca il dubbio che le spoglie del Santo, fondatore dell’omonima Repubblica, siano state portate a Pavia dal re longobardo Aistulf e qui siano rimaste, nei secoli. Per tale pagina e da tale pagina, non ho rivolto nessun appello a nessun assessore della nostra città! Dopo di che, chiarito questo non piccolo particolare, alcune osservazioni s’impongono. Ho operato per decenni alla salvaguardia ed alla conservazione dei Beni culturali in diversi Paesi africani ed ho sempre cercato di contrastare la logica di lasciar deperire i beni per poi procedere ad onerosi restauri. L’unico vero percorso valido è che la comunità riconosca come proprio il patrimonio storico e culturale e, di conseguenza, si faccia carico d’una manutenzione e di un’attenzione costante ed amorevole. Viceversa, il degrado seguito da massicci restauri è sempre stato perseguito dalla logica dei «lìderes maximos», più preoccupati dell’importo finanziario dei tenders e degli aiuti internazionali | che non del reale valore storico del patrimonio culturale per la coscienza delle popolazioni. Non ho mai ritenuto che il patrimonio storico e culturale locale dovesse e potesse essere «valorizzato» solo tramite costosi interventi di restauri massicci e di risistemazioni, dopo decenni quando non secoli, di pervicace abbandono. Anzi, per fare qualche esempio, è molto più stimolante il fascino delle città messicane rovinate dai terremoti, o sepolte dalle giungle, o delle rovine dei ridotti gesuitici nella pianura del rio Paranà, che non quello d’un monumento saccheggiato e poi restaurato, in modo edulcorato, «ad uso del turista». Per tale ragione ritengo estremamente valida l’esperienza di partecipazione condotta a suo tempo dalla scuola Casorati e ritengo che – comunque – la città non dovrebbe essere privata della visione d’un monumento, pur se degradato, in attesa che «dall’alto» si risolvano problemi di progetti faraonici e d’appalti che non si realizzano mai. Mi dispiace per chi mi ringraziava, ma credo che operiamo nel quadro di due ottiche radicalmente diverse e – forse – irrimediabilmente contrapposte. Ridotto a soldoni… volete – o siete costretti a – lasciare andare in rovina San Marino, o qualsiasi altro monumento della nostra gloriosa città? Sia, ma almeno lasciatecelo vedere e visitare! arch. Alberto Arecchi Pavia |
















