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18- Prova dna sul corpo di San Marino

«Prova Dna sul corpo di San Marino»

Lo studioso Fagnani: «Lions o Rotary sponsorizzino la ricerca»

LA RELIQUIA CONTESA

 

di Sisto Capra

PAVIA. «L’analisi del Dna antico potrebbe forse chiarire il giallo di San Marino, se cioè le sue spoglie siano conservate a Pavia o nella Repubblica del Monte Titano. Un club di servizio pavese, un Lions o un Rotary, potrebbe sponsorizzare uno studio per accertare se le spoglie dei due santi conservate in curia provengano davvero dalla Dalmazia, di cui erano originari i due santi prima di approdare in terra di Romagna». A lanciare la suggestiva proposta è Flavio Fagnani, ex-segretario generale del Gruppo editoriale Mursia e cultore di studi storici su Pavia. Ha pubblicato, tra l’altro, una guida storica di  Canepanova e, in seguito alla sua ricerca, la Santa Sede riconobbe il titolo di santuario mariano per la chiesa in via Ada Negri.

La chiesa di San Marino in via Siro Comi a Pavia

«La questione – dice Fagnani – legata all’autenticità o meno delle reliquie dei santi Marino e Leone oggi conservate a Pavia è intricata». «I re longobardi – continua lo studioso – erano formidabili saccheggiatori di reliquie. In particolare, il re Astolfo. Non è quindi improbabile in linea teorica che a suo tempo egli abbia depredato anche le reliquie dei due santi della repubblica di San Marino. Gli storici sanmarinesi, è vero, sostengono che il Breve di Pio XI del 1926 riconoscerebbe in modo ufficiale che i resti dei due santi sono sul Monte Titano. Ma, trattandosi di reliquie, bisogna sempre andare con i piedi di piombo, astenendosi da affermazioni apodittiche». E’ normale, secondo Fagnani, che vari luoghi si contendano gli stessi corpi santi: «Potrei fare un elenco di reliquie tuttora conservate a Pavia e di cui altre città rivendicano il possesso. Temo che, dopo tutto questo tempo, la questione di dove siano veramente sepolti San Marino e San Leone sia ormai irrisolvibile: le documentazioni che possediamo a Pavia e altrove sono di epoca tardissima rispetto ai tempi in cui i due santi vissero». Tuttavia – aggiunge Fagnani – «qualche indagine sull’esatta provenienza delle reliquie conservate nella curia vescovile di Pavia potrebbe essere tentata, grazie alle tecnologie oggi a disposizione. Si potrebbe ricorrere all’esame del Dna antico? Il professor Redi potrebbe dirci una parola. Mi rendo conto che un’indagine del genere sia fantascientifica e indubbiamente onerosa dal punto di vista economico. Ma qualche associazione benemerita potrebbe farsene carico, rendendo un servizio alla città». «Porto un altro esempio – continua Fagnani – noto a Pavia credo a non più di tre o quattro persone. Nella chiesa di San Giovanni Domnarum in Borgo sono conservate le ossa attribuite a San Biagio. Ora il vescovo del tempo, probabilmente Riboldi, ordinò di rimuovere dalla pubblica venerazione queste ossa perchè era sorto qualche dubbio sulla loro autenticità. In giro per l’Europa c’erano, infatti, diversi corpi attribuiti a questo santo. Oggi San Biagio non è più esposto ed è conservato in una nicchia dietro l’altare maggiore. Insieme al suo corpo sono conservati due corpi di fanciulli che, secondo la tradizione, sarebbero stati martirizzati con lui. Questo indizio depone a favore della tesi che vuole San Biagio custodito a Pavia».

Lo studioso Flavio Fagnani

San Marino che si prostra davanti al suo vescovo

Il negoziante Paolo Severi promotore della petizione

Lanciato il comitato per la riapertura della chiesa

Adriana Tarditi, dirigente dell’istituto Volta, scrive al sindaco Albergati

LE INIZIATIVE PAVIA. «Negozianti e amici di San Marino, aderite al comitato spontaneo che ho appena promosso per chiedere al Comune la riapertura della chiesa». Paolo Severi, titolare con la figlia Francesca del negozio “Ori e gemme” di via Siro Comi, è deciso a proseguire nella battaglia cominciata con la raccolta di firme tra la trentina di commercianti delle Comi, Volturno e Rusconi. In un manifesto Severi illustra gli scopi pensati per il comitato e annuncia un “libro bianco”: «Chiediamo firme e idee per riaprire questa bellissima chiesa longobarda. Siamo stufi di promesse. La chiesa di San Marino ci appartiene e la vogliamo riaprire subito. Invitiamo cittadini, associazioni, commercianti, suore, preti, artisti, chi frequenta la città per lavoro, piacere, studio, amore ad aderire con idee, una firma, un segno, un ricordo, un commento. Fuori da ogni credo religioso o politico, raccoglieremo tutti i commenti e li pubblicheremo in un libro bianco». Intanto, la risposta del sindaco Andrea Albergati alla petizione consegnata da Severi in municipio ha provocato una polemica risposta del dirigente scolastico dell’Istituto superiore Volta Adriana Tarditi. «Egregio sindaco – dice la lettera datata 16 ottobre – si legge nella risposta da lei data al signor Severi che la vicenda relativa alla riapertura della chiesa di San Marino è all’attenzione dell’amministrazione comunale, che ha già inserito gli interventi di recupero nell’ambito del Piano triennale delle opere pubbliche. Si concorda nella sostanza con le impressioni di Severi, già esposte in una missiva a lei indirizzata che ho avuto l’opportunità di leggere, sull’indeterminatezza della Sua risposta, essendo l’Istituto Volta interessato, in quanto parte del Comitato per San Marino, alla destinazione d’uso, ai progetti specifici, ai tempi esecuzione degli interventi». Il carteggio su San Marino si arricchisce di sempre nuove lettere. L’ultima è quella che Severi ha scritto martedì al vescovo Giovanni Giudici, per chiedergli di fare pressione sull’amministrazione comunale. «Eccellenza – scrive – come sa, la riapertura della chiesa di San Marino in tempi brevi sta molto a cuore ai commercianti della zona, agli abitanti del rione, a tutta la città. Come rappresentante del comitato spontaneo, mi sento di assicurare che da parte nostra avrà moltissima cooperazione e collaborazione, se anche Lei si attiverà per una riapertura della chiesa in tempi brevi. Se ci sono problemi a riaprirla al culto, la si può in un primo tempo riaprire alla cultura, all’arte, alla musica. Il mio negozio si affaccia sulla piazzetta della chiesa e Le garantisco che soffro nel vedere i turisti con il libriccino in mano che si interrogano sul perchè è chiusa quella bellissima chiesa longobarda. La speranza è che Vescovado e Comune facciano a gara per risolvere velocemente ». (s. c.)
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