
Difendiamo Pavia anche per il futuro
“Il futuro non è più quello di una volta!!!” Ho letto da qualche parte, a Milano, questa frase. Mi ha divertito, e mi ha fatto riflettere. Ero in tram: oltre metà dei passeggeri erano stranieri. La società sta cambiando molto velocemente. Non sappiamo quale sarà lo scenario delle nostre città fra venti, cinquanta o cento anni. Sappiamo però che ogni singolo mattone distrutto oggi non verrà mai più ricostruito, e con lui sparirà un pezzo di storia, di identità culturale, di legame con le tradizioni del nostro territorio. Nell’inevitabile cambiamento della società, nella sua veloce internazionalizzazione, c’è il pericolo della omogeneizzazione, della trasformazione di ogni città in qualcosa di simile a ogni altra città. Già tutte le periferie del mondo si assomigliano, già i Centri Commerciali di tutto il mondo fanno a gara per essere uno più uguale all’altro, e con essi gli squallidi cibi che si possono degustare al loro interno. Non svendiamo le nostre città, i nostri muri, per un piatto di lenticchie. Non bruciamo i ponti con il nostro futuro: se non siamo orgogliosi della nostra città, pazienza, ma non precludiamo la possibilità di esserlo ai nostri figli e ai nostri nipoti. Mentre ero in tram a Milano, pensavo alla nostra Chiesa di San Primo, e al posteggio sotterraneo di cui si parla da tempo. Cosa sarà Pavia fra un paio di generazioni? Oltre metà della popolazione che parla lingue diverse, con stili di vita completamente nuovi. Ogni singolo mattone sarà un reperto archeologico. In questi mesi abbiamo assistito attoniti allo sventramento del retro del Tribunale: un palazzo antico demolito per dar posto, così si dice, a un’aula bunker. La chiesa di San Giacomo e Filippo, in cui la vivace comunità greca officiava cerimonie della coloratissima liturgia greco-ortodossa, è chiusa per ospitare un centro di studi antisismici. La chiesa di San Marino è in balía di gatti e piccioni, oltre che di vandali e promesse di riapertura che i nostri politici ci rimpallano da anni. Le viette e i vicoli di Pavia sono sporche e puzzolenti, pur essendo capolavori architettonici e urbanistici di enorme valore. La chiesa di San Primo, e il suo circondario che ha mantenuto un’identità molto ben caratterizzata, pare voglia, per mano del suo Parroco, ospitare nei propri sotterranei un posteggio per poche dozzine di automobili. Poche per le esigenze attuali, niente per quelle future. Questo fatto sconvolgerebbe per sempre questo angolo della città, senza dare nessun beneficio come contropartita. Se non abbiamo rispetto per il nostro passato, cerchiamo di averne per il nostro futuro; non permettiamo che si compiano errori irreversibili! Sicuramente Pavia ha bisogno di posteggi: utilizziamo le aree industriali e militari dimesse, oppure troviamo soluzioni meno devastanti. Parlando di futuro, quando, e se, si aprirà il cantiere per quel famigerato parcheggio, saremo in molti a incatenarci a quella chiesa.
Paolo Severi Pavia
















