

Maria Pia Andreolli docente di antichità e istituzioni medievali all’Università chiede al Comune di ascoltare il Comitato.

La chiesa di San Marino in via Comi.
ECCO NUOVE ADESIONI PER IL COMITATO
«S. Marino resti una chiesa»
La storica Andreolli: «No al centro per conferenze»
di Sisto Capra
PAVIA. «Ho aderito anch’io al Comitato spontaneo per la riapertura della chiesa di San Marino, perchè esidero vivamente che essa venga riaperta al culto e non trasformata in uno spazio per conferenze, esposizioni e mostre, come invece mi pare voglia fare il Comune». Parla Maria Pia Andreolli, docente di antichità e istituzioni medievali alla facoltà di Lettere: «Quando ho letto sulla “Provincia” dell’incontro tra l’amministrazione comunale e il Comitato, sono andata dal portavoce Paolo Severi e ho esaminato la documentazione a lui consegnata dal sindaco Albergati».

Una raffigurazione di San Marino
| Che gliene pare? «Devo premettere che parlo come cittadina innamorata della sua città e non come docente. Per prima cosa trovo strano che nessuno sia autorizzato a visionare l’interno di San Marino che pure, a detta del Comune, non è pericolante. Mi lascia poi perplessa il fatto che il Comune abbia elaborato un progetto molto costoso, privo di finanziatori e per realizzare il quale chieda al Comitato di sostituirsi all’ente pubblico nella ricerca degli sponsor. Nel momento in cui nasce un Comitato per riavere una chiesa, il Comune dovrebbe rimeditare il proprio proposito di trasformarla in uno spazio congressistico- espositivo-museale. Mi piacerebbe conoscere, in proposito, che cosa ne pensano la Direzione generale dello Stato pei beni culturali della Lombardia, la curia vescovile, la Società pavese per la Conservazione dei monumenti cristiani e Italia Nostra». Che cosa pensa della nascita del Comitato?«Conosco bene questa iniziativa e io stessa ho aderito perchè trovo molto bello che si voglia restituire al culto questo monumento rendendolo fruibile alla cittadinanza. Fra le altre cose, da appassionata del Medioevo, ho l’impressione di vedere rivivere lo spirito di quei secoli lontani quando i vicini di una chiesa si battevano per la chiesa stessa e si preoccupavano di mantenerla al meglio». Cosa pensa dell’adesione del sindaco Albergati? «E’ un’ottima cosa che il sindaco si unisca ai concittadini. Ma alcune affermazioni del Comune contenute nel resoconto della riunione pubblicato sulla “Provincia pavese” del 18 creano sconcerto». Quali affermazioni? «Intanto, alla domanda se San Marino sia ancora consacrata, la risposta data ai cittadini sarebbe stata “Non lo sappiamo”. Sapendo che da vent’anni la chiesa appartiene al Comune, è per lo meno strano che si ignori questo particolare di notevole importanza. Apprendo anche che vi sono progetti su San Marino, alcuni dei quali già bocciati in occasione del Giubileo e attualmente inseriti nel Prusst (il piano della Provincia) e nel Pop (il Piano delle opere pubbliche del Comune), con la previsione che i lavori inizino nel 2007». Che cosa c’è che non va? «Molto semplice. Da un lato, si sostiene che la destinazione d’uso della chiesa dovrebbe essere concordata con la curia vescovile, eppure si sa già che San Marino non verrebbe più adibita al culto. Una delle cose previste sarebbe il museo diocesano, che peraltro è già in costruzione nei sotterranei della cattedrale. E poi uno spazio per mostre, concerti e convegni. Il tutto per un costo di circa 2 milioni di euro. Si ha l’impressione che il Comune abbbia già deciso | su San Marino. Ma ora è nato un Comitato, cui ha aderito il sindaco: voglio sperare che si terrà conto delle sue opinioni. A questo punto ho voluto parlare con Paolo Severi, portavoce del Comitato, e ho esaminato il progetto preliminare dell’ufficio tecnico intitolato “Polo culturale chiesa di San Marino, proposta di recupero della chiesa” a firma degli ingegneri Michele Vaccina e Luigi Abelli». Che ne pensa? «Nella chiesa si prevedono: l’installazione di 14 file di cinque sedie ciascuna; l’asportazione dell’altare e del coro ligneo, che anticamente era in San Tommaso; un museo permanente nella cripta con ingresso principale dalla scala che si affaccia nel cortile della sezione staccata della scuola media Casorati; un ascensore nella sacrestia, che verrebbe soppalcata. Io mi chiedo sempre: perchè non lasciare in vita la chiesa, pur con la possibilità di ospitare convegni e concerti?». Ha chiesto di poter visitare l’interno di San Marino? «Ho contattato la collega Maria Teresa Mazzilli, presidente della Società per la Conservazione dei Monumenti Cristiani. Mi ha detto che non sapeva nulla del progetto che io ho visto da Severi. So che la Mazzilli è molto interessata a San Marino perchè, come mi ha ricordato lei stessa, è stata relatrice tre anni fa di una tesi di laurea su San Marino alla facoltà di Lettere. Una tesi che non poteva essere fatta senza prendere diretta visione della struttura della chiesa. Ora, siccome a Pavia negli ultimi tre anni non ci sono stati nè terremoti nè trombe d’aria e neppure, a mia conoscenza, eventi disastrosi relativi a San Marino, non si capisce perchè non ci si possa affiacciare sulla porta aperta della chiesa per dare un’occhiata all’interno. Un- ‘unica cosa potrebbe creare problemi». Quale? «Lo stato del tetto e le eventuali perdite di acqua. Ma se la situazione fosse grave, perchè mai il Comune rimanderebbe i lavori al 2007: rifare un tetto costa molto meno che 2 milioni di euro. Ritengo che occorra tenere conto del lavoro della tesi di laurea e, soprattutto, che prima di fare il progetto si consultino la direzione regionale dei beni architettonici, la professoressa Mazzili e il comitato degli esperti da lei presieduto e la professoressa Luisa Erba di Italia Nostra. E infine, che il progetto di recupero di San Marino venga ampiamente pubblicizzato in città» |
















