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6-San Marino: riapriamo la chiesa

La chiesa di S. Marino nella piazzetta che si affaccia su via Siro Comi com’è oggi. A destra: la facciata dello stesso tempio secondo la ricostruzione eseguita dall’architetto Alberto Arecchi di Liutprand.

«S. Marino, riapriamo la chiesa»

Fergonzi, preside della Casorati: «Nel 2000 l’ultimo sopralluogo Il tempio era in buone condizioni, la cripta invece un mistero»

Alberto Arecchi

Lorenzo Fergonzi

di Sisto Capra

PAVIA. «Riapriamo la chiesa di San Marino». A lanciare l’appello è Lorenzo Fergonzi, è preside della scuola media Casorati e vicepresidente per la Lombardia dell’associazione nazionale dei capi d’istituto. Fergonzi rilancia l’invito proposto settimane fa dall’architetto Alberto Arecchi e dalla docente universitaria di antichità e istituzioni medioevali Maria Pia Andreolli, che ha anche dichiarato: «Sono propensa a crede che le spoglie di San Marino siano a Pavia e non nell’omonima repubblica del Monte Titano, dalla quale il corpo sarebbe stato trasportato nella nostra città».

«L’interesse espresso dagli studiosi ripropone l’attualità del recupero La visita con il vescovo e il Comune tre anni fa»

«La Casorati ha dedicato cinque anni fa uno studio alla chiesa – spiega Fergonzi – anche perchè la nostra scuola si trova proprio nel suo antico convento. L’apertura di San Marino, che si affaccia sulla piazzetta-sagrato verso la via Siro Comi e che è annessa alla nostra sezione staccata in via Teodorico, rappresenterebbe un’attrazione turistica notevole, dal momento che giungono continuamente visitatori alla chiesa di Santa Maria alle Cacce e l’interesse per il vicino tempio, da tempo chiuso al pubblico ancorchè ancora consacrato, è rilevante. L’interesse della Casorati, che nel 1999 ha simbolicamente “adottato” il monumento, con il passare del tempo non si è affatto affievolito. Anzi, oggi la rinnovata attenzione manifestata dagli studiosi e dai ricercatori pavesi induce la nostra scuola a prestare ancora una volta attenzione a questa importante testimonianza storica». L”adozione” cui fa riferimento il preside Fergonzi è la monografia dal titolo “San Marino: sulle tracce di antiche presenze; santi, monaci, pellegrini nella chiesa in Pavia”, pubblicata nel giugno 1999 per i tipi dell’editrice Momboso, dalla scuola media Casorati, di cui era preside all’epoca Adriana Quartieri, nell’ambito del progetto Pegasè “La scuola adotta un monumento”, con la partecipazione dell’assessorato alla cultura del Comune e dei Musei Civici. Ad organizzare il lavoro erano stati l’insegnante Bianca De Maria e la bibliotecaria Maria Grazia Martinelli. Ad eseguirlo erano stati gli alunni della classe II B. Il clima culturale in cui si inseriva il progetto era quello delle iniziative che venivano intraprese un po’ in tutta Italia in vista dell’Anno Santo 2000, con la riscoperta dei percorsi di fede e di pellegrinaggio. «Circa un anno dopo l’uscita della nostra monografia – continua Fergonzi – quindi nel 2000, la chiesa di San Marino venne visitata nel corso di un sopralluogo con il vescovo Giovanni Volta, il vicesindaco ed assessore alla cultura Eligio Gatti, la dirigente della cultura Susanna Zatti e il sottoscritto. Da allora più nessuno vi è entrato». In quali condizioni avevate trovato la chiesa di San Marino? «La struttura appariva buono stato – risponde Fergonzi – Non si evidenziavano, a un primo esame, segni di pesanti compromissioni, certo per‚ l’interno è da sistemare. Diverso, invece, è il discorso per quanto riguarda la cripta sotterranea». In quali condizioni l’avevate trovata nel sopralluogo? «Non era stato possibile entrare nella cripta sotterranea, il cui ingresso era ostruito  da materiale di magazzino che dovrebbe essere sgombrato. Non sappiamo nemmeno quanti scalini ci siano per scendere alla cripta».  Alla chiesa e alla cripta di San Marino si accede da una porta inferriata nel punto in  cui via Teodorico compie un angolo a novanta gradi. La conservazione del tempio compete al Comune e alla curia vescovile.

IL CASO: Quattro anni fa il dossier

«Adesso salvatela» La lettera degli alunni al Comune

PAVIA. «Caro assessore, salva questo monumento, a noi tanto caro». Così scrivevano gli alunni della seconda B della scuola media Casorati al responsabile comunale dei beni culturali, dopo la visita alla chiesa di San Marino il 15 marzo 1999. La lettera è riportata nella monografia pubblicata nel giugno 1999 dall’istituto scolastico. «Abbiamo osservato – aggiungevano gli studenti nella lettera – lo stato di abbandono di questa chiesa. Nonostante esternamente sia ben conservata, l’interno è alquanto sporco e in disordine; l’intonaco è ceduto, ci sono polvere e masserizie ovunque».

«Nel coro, bello e di valore – continuavano gli alunni – abbiamo trovato libri antichi, detergenti e materiale vario. La cripta è inaccessibile perchè la scala è impraticabile e i gradini sono pericolanti e ingombri di materiale vario, mentre la porta aperta nell’abside è bloccata. Noi vorremmo poter rendere la chiesa accessibile al pubblico per almeno alcune ore e potervi esporre i nostri lavori. Ci‚ potrebbe avvenire in uno degli ultimi giorni dell’anno scolastico. Le chiediamo quindi di far ripulire la chiesa per poter realizzare questo nostro progetti. Sarebbe il primo passo per “salvare” il monumento, a noi tanto caro». «E’ stato facile per noi – dicevano gli alunni nella presentazione della monografia pubblicata dalla scuola media Casorati – accogliere l’invito ad adottare la chiesa di San Marino: la nostra scuola si trova proprio mel suo antico convento! Veramente non ci avevamo mai pensato prima e tutte le volte che eravamo passati davanti alla bella facciata dalla porta chiusa, l’avevamo a mala pena notata. Ora che l’abbiamo vista davvero, desideriamo rendere noto perchè ci siamo affezionati al nostro monumento. Per quest’anno ci siamo limitati a una breve incursione all’interno e abbiamo studiato meglio l’esterno, una parte del quale, l’abside rinascimentale, è visibile solo dalla nostra scuola». I ragazzi della Casorati avevano «constatato lo stato attuale del monumento e indagato un po’ sulla sua storia. Abbiamo constatato che San Marino era una parte importante per i pellegrini che per secoli sono passati da Pavia, abbiamo cercato di capire chi fossero, perchè viaggiassero e abbiamo persono provato a metterci nei loro panni». La monografia era curata dall’insegnante Bianca De Maria e dalla bibliotecaria Maria Grazia Martinelli. Preside era Adriana Quartieri. Gli alunni che avevano firmato il lavoro erano: Martina Abeni, Nicoletta Alberti, Federico Andreoni, Pietro Calvi, Giulia Caravaggi, Gianluca Carnevale, Lorenzo Ceccherini, Andrea Cimichella, Paolo Corbella, Mario Cucchi, Alessio Di Monaco, Saverio Fuccillo, Virginia Galimberti, Ottavia Maddaluno, Giovanni Marchi, Beatrice Milani, Francesca Rodella, Alessio Salaroli, Matteo Scredi, Marcello Stefanelli, Camilla Ucci, Silvia Zaffarana, Andrea Zoppoli. Avevano collaborato, suggerito, aiutato nella steura della monografia “San Marino, sulle tracce di antiche presenze”: le insegnanti della scuola media Casorati Mariella Deh‚ e Jolanda Zanivolti, la storica dell’arte Adriana Sartori, Paola Favretto, della Cooperativa Dedalo, il lipsanotecatorio della della Curia diocesana di Pavia don Ermanno Segù, il responsabile dei beni culturali don Siro Cobianchi. (s. c.)

LA STORIA

Prima pietra col re Astolfo

PAVIA. Ecco la cronistoria della chiesa di San Marino, secondo la ricostruzione della Casorati.
752. Il re longobardo Astolfo (749-756) fonda la chiesa con il nome di Ognissanti con attiguo un monastero per le figlie Eufrasia e Febronia.
1097. Il monastero è occupato dai Bendettini.
1236. Accertata la presenza delle reliquie dei santi Marino e Leone.
1361. La chiesa viene utilizzata dai Domenicani di San Tommaso mentre la loro è in restauro.
1481. Gian Galeazzo Sforza concede il monastero ai Gerosolimitani.
1495. Ludovico il Moro avvia il rinnovamento rinascimentale della chiesa.
1517. Modificazione in forma barocca.
1568. Rinnovato il monastero.
1799. La chiesa diventa sussidiaria di S. Michele

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