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23- Albergati entra nel comitato: cercheremo i fondi

IL RESTAURO DELLA CHIESA

Fuoco di fila di domande
dalla delegazione dei cittadini
«E’ consacrata? Non si sa»

«Sponsor per San Marino»


Albergati entra nel Comitato: «Cercheremo fondi»

L’incontro del Comitato San Marino con sindaco, assessori e dirigenti

«Il recupero si può fare a tappe»

PAVIA. «La strada delle mille miglia comincia sempre con un primo passo. Il Comitato spontaneo per la riapertura della chiesa di San Marino un primo passo lo ha fatto». Il portavoce dei cittadini Paolo Severi al termine della riunione sottolinea i risvolti positivi: «Da diciotto anni e fino a ieri il Comune ha gestito la chiesa di San Marino come un problema importante, ma non urgente. Così sono nate incomprensioni e contraddizioni. Il Comitato nasce dalla sacrosanta arrabbiatura dei commercianti della zona, che vedono nella ventennale chiusura di questo monumento un simbolo della scarsa attenzione del Comune nei riguardi di questa zona della città». «Il Comitato – aggiunge Severi – è riuscito a scardinare il teorema che i lavori di restauro sarebbero stati fatti solo e quando fossero saltati fuori un paio di milioni di euro. Il Comune ha preso atto che i lavori si possono eseguire a lotti, e che si può cominciare subito col “mettere in sicurezza” le strutture interne e, in tempi brevi, si sono impegnati a eseguire i lavori di consolidamento. Questo, se attuato, è un concreto segnale di inversione di tendenza, buona volontà, spirito collaborativo e tante altre belle cose. San Marino è un’icona, un simbolo di come le cose “non” vanno gestite, e vuole essere un esempio propositivo per dimostrare che i problemi si possono non solo denunciare e criticare, ma anche risolvere». (s. c.)

La chiesa di San Marino in via Siro Comi: i cittadini riuniti nel Comitato costituito da trenta negozianti delle vie circostanti ne chiedono il recupero e l’apertura

di Sisto Capra

PAVIA. Il sindaco Andrea Albergati aderisce al Comitato spontaneo per la riapertura della chiesa di San Marino. Il sì del primo cittadino è venuto al termine dell’incontro con i cittadini in sala giunta del Comune. «Sono passati troppi anni e mi compiaccio dell’attività del Comitato – ha detto Albergati – Il bilancio del Comune non consente allo stato attuale di stanziare i due milioni di euro necessari per restaurare la chiesa. Ma cercheremo di recuperarne almeno un dieci per cento in futuro. Il Comitato, intanto, si attivi per trovare e mobilitare degli sponsor privati».

All’incontro di martedì pomeriggio sono intervenuti per il Mezzabarba, oltre al sindaco, l’assessore ai lavori pubblici Giuliano Ruffinazzi, il dirigente del settore privato dell’Ufficio tecnico Michele Vaccina e il funzionario Luigi Abelli, che aveva dedicato la tesi di laurea al restauro di San Marino, dalla quale l’ufficio ha ricavato il progetto di recupero. Per il Comitato erano presenti i negozianti Paolo e Francesca Severi (Ori e Gemme), Ivana Tarlarini (Show Room) e l’antiquario restauratore Fabio Cerri. La delegazione del Comune si è presentata ai cittadini con documenti, disegni di progetti, copie di delibere. Il botta e risposta. Il Comitato aveva chiesto l’incontro per chiarire le vicende della mancata riapertura di San Marino. Alla fine Severi e gli altri negozianti erano soddisfatti per l’adesione del sindaco: «Lo riteniamo un atto di grande importanza. Il primo cittadino si augura che la nostra voglia di fare non sia un fuoco di paglia, e noi ci auguriamo che, avendo lui aderito al Comitato, si possa lavorare assieme per ottenere risultati in tempi brevi». La discussione si è svolta con la modalità del botta e risposta. Il primo a parlare è stato Severi: «A chi appartiene la chiesa di San Marino? Al Comune? Alla Curia? A entrambi? La nostra opinione è che appartenga a tutta la città, ai singoli cittadini, alla storia, alla cultura, alla fede e all’arte, e da oltre diciotto anni è stata strappata ai legittimi proprietari ed è chiusa, in balia dei topi, dei ladri, e di oscuri interessi. I commercianti della zona vivono molto male la chiusura». «Il Comune è proprietario della chiesa – ha risposto il sindaco – L’ha scoperto una ventina d’anni fa». S. Marino è consacrata? E’ stata la successiva domanda. Risposta: «Non lo sappiamo». Esistono problemi di sicurezza strutturale? «Sono stati effettuati lavori di manutenzione straordinaria per dare sicurezza verso l’esterno. Lo stesso non si può dire per l’interno, per cui, pur non essendoci pericoli di crolli, l’edificio non è agibile». L’amministrazione tempo fa ha detto che si aspettava un finanziamento per la ristrutturazione dall’Unione Europea o da qualche altra fonte. Quali sviluppi? «In occasione del Giubileo – ha risposto il Comune – hanno finanziato San Luca e non San Marino. Attualmente San Marino è nelle priorità del Prust, assieme ai lavori di corso Garibaldi, piazza della Vittoria, via Romagnosi, Cupola Arnaboldi eccetera. Il Pop (Piano delle opere pubbliche) prevede che il recupero di San Marino avvenga a partire dal 2007». La funzione del Pop. Il Comitato a questo punto ha chiesto lumi sul Pop, sul tipo di progetto realizzato dall’Ufficio tecnico, sul ruolo avuto dall’ingegner Abelli e se è vero che questo progetto sarebbe stato respinto da possibili finanziatori. Esistono altri progetti? In che tempi si procederà al restauro? Con quale destinazione d’uso? Si prevedono anche azioni di restauro per l’organo (Antegnati del’600), gli stalli del coro, l’acquasantiera divelta e rubata, gli altri arredi? «I progetti ci sono – hanno risposto Albergati con i suoi collaboratori – con possibili alternative e modifiche, e il Comitato ne avrà una copia. La destinazione d’uso dovrà essere concordata con la Curia, anche se la chiesa non sarà adibita al culto. Un’area potrebbe ospitare un museo diocesano, altre aree potranno ospitare mostre, concerti, dibattiti. Il costo complessivo si aggira sui due milioni». Apertura provvisoria? «È stata presa in considerazione – hanno incalzato i cittadini – l’idea che la chiesa, nell’attesa che arrivino finanziamenti risolutori, possa essere comunque aperta, con un minimo di manutenzione, giusto per adeguarla alla norme di sicurezza previste dalla legge 626? Uno spazio per mostre, musica, dibattiti, potrebbe autofinanziare successivi più massicci restauri. Inoltre, la Chiesa è molto legata al territorio, anche se diciotto anni di interruzione della tradizione sono veramente molti. In ogni caso, moltissimi lavoratori delle più disparate arti e mestieri, sarebbero felici di mettere a disposizione competenza, professionalità e passione per fare tornare a vivere questo monumento. Sicuramente con tempi, costi, adeguatezza di soluzioni, migliori di qualunque studio esterno alla nostra città. Da due anni l’Istituto Superiore Volta ha offerto l’opera gratuita di suoi insegnanti e di un gruppo di studenti per attivare rilievi e studi su San Marino, così come aveva già fatto con successo per San Lanfranco in anni passati. Il Comune ha sempre negato sia l’accesso alla chiesa, sia qualsiasi proposta alternativa. Come mai?». «Ci sono tre livelli di intervento – è stata la risposta del Comune – conoscitivo, statico, di utilizzo. Per quanto riguarda planimetrie e rilievi, il monumento è stra-conosciuto. Esistono però dei problemi di sicurezza, per cui l’edificio non è agibile, nemmeno agli studenti e ai professori del Volta. Quando ci saranno i soldi, si potrà fare tutto». È stata presa in considerazione, hanno chiesto ancora i cittadini, l’idea di cercare qualche sponsor per la manutenzione straordinaria? «No – ha replicato il sindaco – Il Comune non trovato sponsor, non li ha nemmeno cercati. A questo proposito, potrebbe essere lo stesso Comitato a darsi da fare per sensibilizzare».
btt