Top Menu

Basilica di SAN MICHELE – Pavia CINTURA SCULTOREA

sotto l’affresco dell’Incoronazione

L’arte romanica è un libro di pietra, un sogno di pietra, una fiaba di pietra e, per capire, bisogna aspettare che siano i personaggi a parlarti. Ogni volta che il Genius loci della basilica di San Michele ha deciso di regalarmi qualche chiave di lettura, è stato come scoprire un tesoro. Per questo mi sento ricco e fortunato, e questi tesori li voglio condividere. Quando mi sono imbattuto in questa fascia scultorea, non credevo ai miei occhi. Nessuno dei testi sulle sculture romaniche che ho consultato ha sottolineato l’unicità di questi quindici metri di sculture. Per qualche ragione sono scampate alla furia iconoclasta di chi ha voluto la distruzione e l’oscuramento di tutta la cultura romanica. Bene. Scendo dalla scala che dà sul nulla, e mi incammino sulla balaustra di legno (che non c’è più da chissà quando) guadando l’altare, sulla sinistra, e comincio a percorrere i bordi della volta absidale. (vedere lo schema del possibile camminamento ligneo)
Le sculture romaniche sono nate colorate e, per prepararle a essere un affresco tridimensionale, la roccia scolpita è stata stuccata, intonacata e infine pitturata con tinte piatte, facilmente rimpiazzabili quando necessario. Poi, qualche inqualificabile potente, le ha fatte decolorate e ricoprire di grigio. Moltissime sono state distrutte assieme alle chiese che le ospitavano. All’ingresso da piazza Azzani c’è una scultura di sant’Ennodio che non è stata decolorata, ma è un’opera anomala, fuori dai contesti romanici, quindi è poco significativa. In alto in alto, oltre la coppa absidale, praticamente invisibili a occhio nudo, una coppia di leoni osserva sorniona. C’è da chiedersi perché mai mettere delle opere d’arte così lontane, nessuno le può vedere se non con il binocolo (che, mille anni fa, non c’era). Il fatto è che tu non le vedi ma loro ti vedono benissimo. Bene, anche quelle sculture sono state decolorate! Fatte queste premesse, potete immaginare la mia emozione quando ho rinvenuto una striscia scultorea lunga una quindicina di metri e alta due spanne completamente colorata con i colori originari! L’ho scoperta con il binocolo, sicuramente altri l’avevano notata senza darle la dovuta importanza, ma io l’ho fotografata centimetro per centimetro. È molto in alto, confusa fra vari affreschi e dipinti, racconta una storia meravigliosa… cercherò di raccontare questa storia, anzi, la farò raccontare direttamente dai protagonisti.

– L’autore, in cima a un trabattello, litiga con macchine fotografiche e luci
– Schema di un possibile camminamento in legno. Notare le due porte che
danno sul vuoto

FOTO D’INSIEME

Laggiù, in fondo, c’è l’altare. Sopra di esso, si intravvede la cupola con l’affresco. Ai suoi piedi, praticamente invisibile, la cintura scultorea. In alto, sopra alle quattro finestrelle illuminate, in quella sottile riga grigia, le sculture di due leoni. Impossibili da vedersi, ma, loro, ti vedono benissimo. Ai fianchi della navata, sopra agli archi, quasi fossero due parapetti, due lunghissime file scultoree.
È verosimile che ci fosse un camminamento di legno per poterle osservare come in una processione. Una simpatica ipotesi è che queste due file scultoree fossero anche una sorta di spartito musicale

Ai due estremi, due giganti sorreggono la cupola sovrastante l’altare. In altre parole, sorreggono il Cielo in modo che, sulla terra, si possa evolvere la vita. Le immagini sono comunque troppo piccole per essere viste a distanza. Ai piedi dei cosiddetti “matronei” che affiancano tutta la navata centrale, ci sono due lunghissime fasce scultoree, grosso modo delle stesse dimensioni, ora di colore grigio, anch’esse difficili da vedere perché piccole e in alto. Alla loro altezza si notano, alla destra e alla sinistra del transetto, due porte-finestre che danno all’interno su di una scala, e all’esterno sul nulla (vedi schema). La loro funzione era, con ogni probabilità, di accedere a una impalcatura lignea che percorreva tutti i fianchi della basilica. Da una parte il vuoto, dall’altra delle fasce scultoree che accompagnavano chi le percorreva in un cammino unico
al mondo. Chi aveva progettato tutto ciò era un genio. Nel transetto si possono facilmente intuire le tracce della presenza di questo antico camminamento. Chi ha disposto la demolizione di queste impalcature e chi la decolorazione delle sculture (che poi magari è stato lo stesso furbacchione), meriterebbe quanto meno una lapide infame.

Comincio il cammino ai bordi della volta absidale. Un primo gigante sorregge a fatica questa parte di volta ai bordi dell’infinito. Il gigante è stato decolorato, ma tutta la fascia scultorea ha ancora i colori di mille anni fa, anzi, per l’occasione sono vivi e sgargianti come allora, e le fronde si agitano e rumoreggiano al vento, e i vari personaggi sono disponibili a chiacchierare con me. In effetti, anche il gigante mi ha parlato. Chi lo sa, magari sono i fumi di incenso che, qui in alto, sono molto penetranti.

Più di mille anni di incuria, abbandono, ostracismo, avversione, ostilità dei vari pensieri unici dominanti. Eppure questa fascia scultorea non solo ha retto a tutto questo, ma anche al clima umido di Pavia. Il fatto che sia arrivata fino a noi in condizioni ancora leggibili ha del miracoloso. Il “Genius loci” di queste sculture ha avuto una costanza, una fiducia, una tolleranza da fare impallidire Giobbe. Certo, i colori sono scrostati, spesso mancanti, anche l’intonaco e le stuccature sono deteriorate ma, nel complesso, è ancora tutto leggibile. Siamo di fronte a un caso unico al mondo nella storia dell’arte romanica.

PRIMO GIGANTE

Il gigante ha fattezze umane, ma una forza sovrumana. Ha il benevolo aiuto di una coppia di draghi, esseri superiori, che condividono l’importanza di questo sforzo. La cupola absidale (e quindi anche tutta la Volta Celeste) appoggia su di un piano quadrato vegetale. I vegetali li troveremo ovunque, sono la base alimentare della vita sulla terra, ma anche dei giganti, dei draghi e di esseri  ancora superiori… Alla destra (rispetto l’osservatore), comincia la striscia scultorea a colori.

RACCOGLITORE

L’inizio della vita è sulla Terra, che è quadrata, per cui è normale che anche le foglie comincino dal lato di un quadrato. Poi, fino alla fine, sarà tutto tondeggiante. Liane, foglie, un intrico vegetale entro il quale si muove con disinvoltura un uomo. Le mie gambe sembrano rami, tanto sono ben inserito in questo ambiente. Sono un raccoglitore, e Madre Natura è generosa: ho a disposizione foglie e frutti con cui cibarmi. Nel vedere quest’uomo, così ben inserito nel contesto naturale, un po’ di invidia ce l’ho. Se dovessi sopravvivere in un bosco, non ce la farei.

LEONE

“Io sono un leone, e condivido lo stesso territorio del raccoglitore. Cerchiamo di non darci fastidio a vicenda, perché c’è spazio e cibo per tutti.”

CONTADINO

Vegetali sempre diversi si susseguono ed ecco un altro uomo che corre attraverso questo muro vegetale. “Anch’io sono nudo. Sto raccogliendo dei fiori,  probabilmente si tratta di luppolo, cerco frutta e fiori da fare fermentare per ottenere birra e vino. Prima e dopo di me, enormi foglie, e fiori, e rami si agitano in mia armonia, sono enormi perché tutti i vegetali sono importanti.” C’è molto dinamismo in queste immagini.

ALTRO FIORE GIGANTESCO

Il fatto che i vegetali siano grandi come gli umani e i leoni, non è casuale. Nell’ordine di Madre Natura, le gerarchie sono illusorie. Tutto è importante.

COPPIA DI CONTADINI

Noti le differenze? Siamo in due, lavoriamo organizzati e abbiamo un berretto. Non siamo più raccoglitori, ma agricoltori. Grazie a noi sorgeranno villaggi e città e nazioni e commercio e scambi culturali. Il cibo è alla base della vita, noi agricoltori provvediamo al cibo, così altri avranno tempo per potersi dedicare all’arte, alla cultura, al commercio, alle scoperte geografiche, alla scienza, alla metafisica, insomma, a guardare in alto. Dopo questa simpatica coppia di contadini, delle foglie gigantesche, diverse dalle altre.

SCENA DI CACCIA

Sono un cerbiatto, da sempre gli animali carnivori assalgono i membri più deboli e malati del nostro branco, ma ora le cose stanno cambiando, e sono stupito e spaventato. Gli uomini non sono in grado di rincorrerci, così hanno addestrato i cani che lo fanno al posto loro. Poi, quando siamo a tiro, ci infilzano con una lancia. Non è leale. Ma guarda come sono bello, e com’è brutto il cane, per non parlare dell’uomo, che non è nemmeno in grado di correre come noi. In effetti, in questa scena ci sono ben tre personaggi: il cerbiatto, di una bellezza incredibile, il cane, che sembra un maiale, per fare spiccare la differenza con la bellezza del cerbiatto, e il cacciatore, che incita il cane con un corno, e ha la lancia

pronta. Sono un cane da caccia. La mia natura è di ubbidire agli ordini del mio padrone. Ho rinunciato alla mia personalità, alla mia bellezza, e sono un esecutore. È la mia natura. Sono stato addestrato a comportarmi così, non ho un mio branco, sono sottomesso all’uomo. Senti come mi eccita con il corno! I tre personaggi sono in rapida sequenza, solo una liana ne delimita i riquadri. Sono un cacciatore! Con un corno, una lancia e un cane posso catturare qualunque preda, mi sento felice, padrone del mondo, più forte e fiero del leone.

LEONE E VEGETALE

– Noi, vegetali romanici, siamo alla base di tutta la vita del pianeta e, probabilmente, anche di quella degli esseri superiori. Un’unica gigantesca liana avviluppa l’intera basilica, offrendo mille fiori e frutti diversi. Ma lascio la parola al leone. – Sono un leone, e la domanda più logica è: che ci sto a fare qui? Noi leoni siamo stati portati dai romani più di mille anni fa in stato di schiavitù, eppure, nell’immaginario collettivo, siamo sempre l’esaltazione della fierezza, della forza, della bellezza e della libertà. L’amicizia fra uomo e leone è sempre stato un ideale mai raggiunto, ma sempre vivo.

DRAGO

– Tu, Leone, vieni da terre lontane e mostri nostalgia per la tua savana. Che dovrei dire io, drago, che provengo da dimensioni lontane? Ora il mio ruolo è qui, l’evoluzione si snoda non passo passo, ma in tutte le direzioni, in senso circolare senza né un prima né un dopo, dove ogni attimo partecipa alla stessa eternità.

UCCELLO, FIORE E TORO

– Sono un uccello che viene da lontano. Da lontano ho portato semi di piante esotiche, e porterò lontano semi di queste terre. Segue una ordinata composizione floreale e un toro, possente nella sua bellezza, ma docile e addomesticato.

– Come sono cambiate le cose! Un tempo c’era da stare attenti agli animali carnivori, mentre ora sono gli animali carnivori che badano a noi. Ci hanno addomesticati, ma sono comunque invidiosi della nostra bellezza.

CONTADINO ARTIGIANO

Dopo questo bel toro mansueto, un umano si sta dando un gran daffare.
– Addomesticare questi bestioni, raccogliere e trasformare i frutti dell’agricoltura, non ho un momento libero! Però mica mi lamento, i miei figli avranno mandrie e pascoli…
La composizione vegetale che segue sembra un simbolo, un mandala, una mantra, sicuramente c’è molta saggezza da imparare dai vegetali.

CONTADINO MERCANTE

Il contadino è vestito, ha un cappello e trasporta un cesto. – Sto andando al mercato. Ormai i confini commerciali si allargano, nel mio cesto ho poche cose, ma di grande valore. Poco dopo, un mammifero alato passeggia tranquillo. – Io assisto, sono più uno spettatore che un protagonista, sono un quadrupede alato, vengo anch’io da altri spazi e altre avventure, un po’ per testimoniare, un po’ per fare sognare. Però, come vedi, l’uomo è più interessato ai suoi piccoli commerci che a noi che veniamo da veramente lontano.

CONTADINO BIRRAIO E VINAIOLO

Il vegetale dopo il quadrupede alato ha una forma strana. L’uomo sta addomesticando gli animali, sta addomesticando i vegetali, sentiamo cos’ha da dire questo contadino che sta pigiando qualcosa in una tinozza.
– Madre Natura è generosa nei nostri confronti, ma dobbiamo lavorare così sodo che abbiamo poco tempo per pensare a cosa stiamo facendo.
I cibi fermentati sono una cosa meravigliosa, il pane ci permette di sfamare famiglie sempre più numerose e la birra di agire senza pensare troppo. In questa tinozza pigio questi grappoli inebrianti.

PORCASTRO

– Non sono un cinghiale, non sono un maiale, non sono selvatico. Ho perso le zanne, sono completamente addomesticato, sto diventando un grasso maiale.

MAIALE DOMESTICO E CONTADINO INDAFFARATO

Ancora intrecci vegetali, un maiale addomesticato, un fiore gigantesco.
– Come maiale, sono molto più grasso dei miei cugini selvatici. È la legge dell’allevamento.
– La mia piantagione di luppolo mi dà molta soddisfazione, produco birra per la mia famiglia, per il villaggio e ce n’è da commerciare con altri villaggi, così si  genera prosperità, benessere, e sempre più birra che scambiamo con animali domestici…

CAPRIOLO DOMESTICO

– Sono un capriolo addomesticato, la mia vita scorre serena, ho da mangiare, sicurezza e compagnia, certo, non morirò di vecchiaia, ma nemmeno quando eravamo liberi nel bosco morivamo di vecchiaia, insomma, l’allevamento ha i suoi vantaggi, guarda l’albero che viene dopo di me, è bellissimo, ovviamente è coltivato, anch’esso è al sicuro dalle capre selvatiche che se lo mangerebbero senza tante storie…

CONTADINO CHE RIEMPIE IL CESTO

– La mia cesta è piena, sono pronto per andare al mercato, fra breve i campi non li lavorerò più io, che mi dedicherò solo al commercio, ma sarà compito dei braccianti. Non è vero che sto cercando di piegare Madre Natura ai miei capricci, lavoro per sfamare la mia famiglia. Sono contadino e coltivo la terra. Se ci limitassimo a essere raccoglitori, non potremmo vivere in villaggi sempre più grandi.

PAVONE E GIOVANE CONTADINO

Non so se sia un pavone, per certo sta facendo conoscenza con il giovane contadino. Per moltissimi animali è normale annusarsi per creare un rapporto di fiducia. Nelle sculture romaniche, l’annusarsi le parti intime fra animali e umani è un fatto ricorrente. Ne ho suggerito una possibile interpretazione; può darsi che ce ne siano di migliori. Per certo, il giovane contadino si sente perfettamente a suo agio nel suo habitat vegetale.

ALTRA SCENA DI CACCIA

Altra scena di caccia. Sequenza importantissima. Guarda la vivacità, l’agilità, la bellezza del leprotto che scappa, un dinamismo fantastico, ma il cane, sicuramente meno bello, ne segue implacabile le tracce, ma la differenza sta nel cacciatore. Non è armato di lancia o frecce, non intende uccidere la preda. Ha una rete, la vuole catturare per poterla addomesticare e allevare. Un balzo evolutivo fondamentale nella storia dell’umanità. Il cacciatore è ben vestito e sta dando una svolta alla storia del mondo.

LEPRE, CANE E CACCIATORE

Quello della caccia è un argomento ricorrente nelle sculture romaniche. Nessuna caccia si conclude con l’uccisione dell’animale; nessuna in tutto l’impianto scultoreo romanico. La bellezza del leprotto che scappa è impagabile.

VEGETALI E ANIMALE ESOTICO

Vegetali sempre più sofisticati, ma nel frattempo il commercio ha portato scambi commerciali, mercantili, culturali con tutto il mondo, ed è possibile incontrare animali esotici come cammelli e dromedari…

UN DODO?

… e poi ancora fiori e frutti strani, e un uccello che assomiglia tremendamente a un Dodo, che si estinguerà fra pochi secoli…

UN SAGGIO ORIENTALE

Le fattezze sono orientali, siede con grande dignità, si direbbe in posizione yoga, su di un trono vegetale. Non giudica, ma è preoccupato. Ai suoi lati, due tripudi vegetali.
– Noi non usiamo nomi, ma il primo Gigante che hai incontrato è il Gigante dell’Inizio. Tu hai dato più dimostrazioni di intelligenza che di saggezza. Sei inserito nel ciclo dell’Evoluzione e, spesso, non ne senti la responsabilità. Ricorda che l’intelligenza senza saggezza può portare al disastro. Dopo di me, il secondo Gigante regge le volte del Tempo e del Passato. Il futuro è di fronte, è l’altra metà della volta. È tutto nelle tue mani. Sei tu il terzo Gigante. Siilo con responsabilità e saggezza, mi raccomando!

SECONDO GIGANTE

A colpo d’occhio, sembra il fratello gemello del Primo Gigante, ma già sappiamo che questo possente colosso non conclude il ciclo che, proprio perché è un ciclo, si rinnoverà perpetuamente. Ogni ciclo avrà memoria di quello precedente, in quanto questa è la legge dell’Evoluzione circolare, per lo meno, così l’ho vista palpitare studiando queste splendide sculture.
Grazie, Secondo Gigante, per la tua caparbietà a non permettere che i cieli ci caschino addosso.

IL SALUTO DEI DUE GIGANTI AFFIANCATI

È interessante affiancare le due immagini che, a memoria, erano veramente simili. I draghi sono sempre avvinghiati, ma ciò che prima era sopra, ora è sotto. I due limiti del Tempo si guardano allo specchio.
L’“Evoluzione circolare” non ha gerarchie fra il prima e il dopo. La determinazione, la forza, lo spirito di servizio di questi giganti è magistrale. Sorreggono le volte dei Cieli, e lo fanno per noi.
Le prime sculture romaniche sono probabilmente nate in Spagna con i visigoti, che erano ariani, prima del 700, e sono poi passate in Italia con i longobardi, anch’essi ariani. È verosimile che, nelle prime sculture romaniche, ci fosse il riverbero di una concezione del mondo ariana.
Un cristianesimo che non ripudiava le antichissime visioni del mondo legate a una intima partecipazione ai misteri di Madre Natura. Ed è quindi verosimile che un rigurgito di integralismo religioso abbia decretato una metodica  distruzione delle opere d’arte romaniche, mentre le sopravvissute sono state umiliate con la decolorazione.
Che poi, i messaggi romanici sono per davvero semplici: l’evoluzione, dove la vita sorge dal mare, si espande nelle terre emerse, sale nei cieli e ancora più in alto, per tornare ciclicamente ancora al mare (questo percorso è  magistralmente narrato dai capitelli della cripta e in molti capitelli isolati). Ma, l’essere che si è così evoluto, non è superbo, anzi, convive serenamente con il leone e l’agnello, e abbraccia con pari partecipazione sia gli esseri a lui superiori nella scala evolutiva, sia quelli inferiori. Evoluzione circolare. Serena convivenza fra tutti gli Stati dell’Essere, fratellanza, condivisione, tolleranza, rispetto dell’armonia di Madre Natura… Sono ideali che dovrebbero essere alla base di ogni etica, religiosa o laica che sia. Sono sicuramente condivisibili,
forse utopici, e non importa se abbiano matrice cristiana, pagana, ariana, ebrea, romanica o sumera.
Il potere, sia delle religioni, sia delle politiche, ha generalmente preferito, e continua a preferire, l’autoritarismo, la repressione e la violenza.
Facciamo di tutto per salvare ciò che resta del patrimonio culturale legato alle sculture romaniche! Sono una speranza di sopravvivenza dell’umanità.
Che altro dire, se non ringraziare tutti i personaggi di questa saga, dal primo raccoglitore al saggio assiso sul trono vegetale, al leprotto in fuga, ai possenti giganti, ai benevoli draghi e, soprattutto, ai sublimi scultori che hanno  raccontato questa epopea di pietra dipinta… E, fra i personaggi, gli agricoltori che hanno inventato la fermentazione! Anche a loro eleviamo un brindisi di ringraziamento. E un grazie di cuore al Genius loci di questo monumento incantato per le impagabili emozioni che, in tanti anni di frequentazione, mi ha regalato e che sto cercando, con umiltà, di condividere. E facciamo nostra l’esortazione dell’ultimo saggio: Che l’intelligenza sia sempre accompagnata dalla saggezza!
Questa cintura scultorea è scampata allo scempio iconoclasta di chi, in nome di una sua momentanea autorità politica, si è ritenuto arbitro del bene e del male. Quindici metri di bellissime sculture uniche al mondo. Mi sembra quasi limitativo sceglierne una dicendo “questa è la più bella”, ma ce n’è una che, secondo me, ognuno dovrebbe avere in copia appesa a casa e scolpita nel cuore.

Questo splendido leprotto sta mettendo tutto sé stesso per scappare, per difendere la propria libertà, la propria gioia di essere vivo, la propria bellezza. Moltissimi leprotti non ce l’hanno fatta, ma molti sì. L’augurio è che questo slancio vitale sia sempre attivo in tutti noi, perché la Libertà è il bene più prezioso.

Paolo Severi

btt