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La colonna e il labirinto

Paolo Severi
Basilica di San Michele Maggiore di Pavia
LA COLONNA E IL LABIRINTO

La colonna si slancia diritta, in verticale, alla conquista del Cielo, o, forse, è la materializzazione di un raggio di Luce, insomma, è una via di comunicazione fra la terra e il Cielo e viceversa, ed è una strada diritta, senza svolte, o sali, o precipiti, o ne sei illuminato. Tutte le colonne sono fra di loro parallele perché, pur essendo diverse tra di loro per forma, dimensioni e posizione, la direzione verso cui svettano è una sola: l’Alto.
Per terra, al bordo del tempio con tutte queste colonne, qualche ciuf
fo di erba spontanea e, bianco e sferico, in cima a un lungo stelo, un soffione. Mille semi pronti a prendere il volo, per il momento ancorati a ciò che resta del fiore. Tutti che si dipartono da un unico centro, occuano mille direzioni nello spazio, gli steli sono mille esili colonne, non ce ne sono due parallele fra di loro.
Se noi immaginiamo di espandere il colonnato del nostro tempio a
tutto il mondo, pur sforzandoci a che tutti i milioni, miliardi di colonne siano parallele tra di loro, in effetti non ce ne saranno nemmeno due realmente parallele, perché tutte mirano al centro della terra, esattamente come gli steli di quel soffione. Ed ecco che la geometria costruita con riga e squadra mostra i suoi limiti, se portata a un livello superiore. Per non parlare del soffio di vento che distruggerà la splendida geometria del soffione, ma aprirà le porte alla crescita di una intera prateria di margherite.
E così è per le colonne: sono l’indicazione di un cammino, e tu quel
cammino lo abbracci, e abbracci pure la colonna che vedi come un albero amico che accompagna verso l’Alto, verso la Luce, i suoi rami e i tuoi pensieri, e ti sembra che tutto sia facile, scritto, rigoroso… ma le colonne non sono parallele. Esistono mille e mille direzioni nello spazio. Pur essendo costellato di stelle fisse, lo spazio è un gran casino, sia quello misurabile con gli strumenti, sia quello che attiene alla metafisica, allo spirito, all’ordine intrinseco della Natura.
Ed ecco che le colonne, con la loro semplice linearità, sono diventate
un caotico e labirintico guazzabuglio di possibilità spaziali. Ed è logico: si dice che si tende verso l’Alto, per non spaventarsi, in quanto la verità è che si tende verso L’Infinito, che non ha né direzioni, né alto o basso, né limiti di alcuna sorta.
Ma, sul pavimento del tempio, un mosaico composto chissà quanti
secoli fa, rappresenta un labirinto, con immagini simboliche di stagioni e costellazioni. Il labirinto, nella sua divertente semplicità, indica un cammino con una  partenza e una meta, ma il cammino, oltre che nello spazio, si svolge nel  tempo, e le costellazioni parlano di un tempo molto dilatato, e le regole con cui è stato disegnato il labirinto le puoi estendere per ogni dove, in ogni direzione del tempo e dello spazio, in un enorme formicaio grande quanto l’Intero Universo.
Colonne e labirinto indicano un percorso. E non sono tanto impor
tanti la partenza o l’arrivo. Ciò che veramente conta, è il cammino.

Il mosaico pavimentale del presbiterio di San Michele Maggiore, Pavia, nella sua integrità (ricostruzione di Maurizio Costa, da un articolo di Alberto Arecchi).

Il mosaico pavimentale del presbiterio di San Michele Maggiore, Pavia. Particolare ritoccato fotograficamente.

La selva di colonne nella cripta della Basilica di San Michele.
Notare quanto disturbano le panche e le sedie
.

Paolo Severi

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