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In cammino fra i suoi capitelli romanici

BASILICA DI SAN MICHELE MAGGIORE DI PAVIA
In cammino fra i suoi capitelli romanici
Paolo Severi

Un tempio nel tempio, una zona riservata all’intimità, all’introspezione, al contatto più vicino con la fonte sacra che scorre lì sotto. Una fonte segreta che alimenta l’Albero Sacro che vivifica e avviluppa tutto il Tempio/Monte che si erge maestoso verso il Cielo. Insomma, tutti sappiamo che l’atmosfera delle cripte è particolarmente suggestiva, ma a San Michele questo spazio magico è arricchito da racconti scultorei di rara forza e bellezza. Un intero volume sarebbe insufciente per descrivere le emozioni che possono nascere in questo luogo, e sarebbe anche inutile. Certe emozioni non serve descriverle, bisogna viverle.
Questa relazione è un invito a partecipare, a vivere lo slancio verso l’Ignoto che era così caro agli artisti del Medio Evo. È un invito a entrare in contatto con il “Genius loci” di questo luogo incantato. Siediti su una panca, rilassati, non chiedere niente e renditi disponibile a un contatto con lo spirito che ha animato gli scultori di oltre mille anni fa. L’Arte mira all’eternità, per cui è normale che certe opere comunichino emozioni al di là del tempo, delle parole o di aridi accademismi.
Lo ripeto, quanto segue è una parziale e personale lettura dell’architettura e delle sculture della cripta, ma il cammino è aperto e, se queste righe saranno uno spunto per andare oltre, ne sono felice.
Cosa ne penso della magia e del paranormale? Lo spiego in due parole: tutte fantasie. Certo, ci possono essere delle atmosfere particolari, dei sogni a occhi aperti, alcune cose poco spiegabili, ma la magia e il paranormale non esistono. Riconosco però che certe atmosfere sono molto suggestive. Ora sto entrando nella cripta di San Michele, l’ideale per sedersi qualche minuto, rilassarsi e, perché no, sognare a occhi aperti, aiutati da queste sculture piene di mostriciattoli. Chi li ha scolpiti doveva avere un forte “horror vacui”, perché ogni spazio è occupato da qualcosa, quando non sanno cosa mettere, ci infilano foglie, liane, frutti, chissà che piante sono, sarà roba di fantasia, perché non è possibile che la stessa pianta dia frutti differenti, con foglie differenti, sembra che un’unica pianta si dirami per tutta la basilica, avviluppandola in un groviglio vegetale entro il quale si dipana la vita di mille esseri misteriosi, tutti tributari di questa unica pianta che è in grado di sostenere ogni vita con mille frutti diversi, vita che dal mare sale alla terra, si arrampica sugli alberi e le montagne, vola sempre più in alto fino a raggiungere le stelle e da lì scendere e fecondare altre terre, e tutto grazie a quest’unica pianta, che è l’Albero della Vita, scolpito nella pietra ma comunque vivo, e le sue radici devono a fondare qui, in questa cripta.
Questa basilica è stata eretta circa mille anni fa sulle rovine di un tempio precedente che, a sua volta, aveva preso il posto di uno ancora più antico. A quei tempi, queste costruzioni le erigevano in prossimità di una fonte. Chissà che fine ha fatto quella fonte. Siamo vicini al Ticino, sicuramente si sarà inabissata. Quasi quasi seguo i fili delle radici di questi rami di pietra per vedere se mi portano fino alla fonte. Il cammino dentro alla terra non è poi così difcile, ma non mi va di voltarmi indietro, perché temo che sia buio. La terra è umida e ora ha un buon profumo, mentre le prime decine di metri erano piuttosto puzzolenti. Qui è tutto incontaminato. Ogni tanto un po’ di umidità, anche qualche rigagnolo d’acqua, ma mi sa che dovrò scendere ancora per molto. Non so come faccio a saperlo, ma sono a circa trecento metri sotto terra, ed eccola lì la mia fonte: bella, limpida, scintillante, invitante, commuovente, mi viene istintivo di chiederle se ne posso bere una sorsata, e la sorgente mi sorride, e dice di sì, così mi sciacquo la faccia, è fresca e frizzante, con le mani a coppa ne bevo un po’ bagnandomi tutto, ed è come se avessi bevuto della luce. Naturalmente mi tuffo in quell’acqua meravigliosa, e mi sembra di essere ricoperto di diamanti. È fresca, forse fredda, non lo so, ma non potrebbe essere migliore. Appena uscito sono subito asciutto, sento un po’ freddo, la sorgente è contenta della visita, ma è ora di andare, così la  ringrazio e mi giro per tornare. Non mi volto indietro, perché so che ora la sorgente è buia. Ora sono nuovamente seduto sulla panca della cripta. Lo ripeto, si è trattato di un sogno lucido, molto gradevole, ma niente più. Non c’è niente di magico o di paranormale. L’unica cosa che non capisco è come mai ho tasche e capelli pieni di sabbia brillante.

Schema cripta

Stiamo entrando nella cripta

Sono fuori dal tempo, non importa quanti secoli fa. La basilica è un po’ diversa da come la ricordavo, le sculture sono tutte colorate, non ci sono panche, per terra stuoie e tappeti, qualcuno sonnecchia seduto con la schiena appoggiata a una colonna. Bracieri con incenso profumato, l’altare è soprelevato e, ai fianchi della scalinata, delle colonnine fanno finta di sostenerne il pavimento. Le conto: sono dodici.

6 delle 12 colonne a sostegno del pavimento dell’altare. La loro funzione è chiaramente simbolica e non statica.

Prima di scendere nella cripta, sulla sinistra, alla base di una piccola colonna, una testa di montone, poco più grande di un pugno. Per scendere i pochi ripidi scalini viene spontaneo reggersi a qualche cosa, in molti si sono appoggiati con la mano sinistra sul capo di questo simpatico montone. La sua testa è lucida per secoli di carezze, quindi aggiungo anche la mia. Strano, una specie di scossa. Guardo bene. Alla base della scultura, dei disegni a Zig Zag, come quelli che si trovano nelle false gigantesche colonne ai lati della facciata. Quegli Zig Zag rappresentano le onde vivificanti dell’Energia. Fra le mille sculture della basilica,
questi Zig Zag si trovano solo in questi due posti.
Scultura

Scultura 33 e particolare di una falsa colonna della facciata. I fregi a zig-zag si trovano solo qui e sulle due false colonne ai lati della facciata. Il loro significato è simile. Sono onde energetiche vivificanti.

Scendo i pochi scalini. Le cinque finestre offrono un’illuminazione molto suggestiva, ma le colonne mi sembrano un po’ troppe, in fin dei conti devono sostenere solo un pavimento. Conto le colonne: sono due file da sei, vale a dire dodici, come quelle ai bordi del pavimento dell’altare (Vedi schema).
Ma ogni fila continua con due mezze colonne appoggiate ai muri, così  diventano sette e, ai fianchi, sui muri laterali, altre due file di mezze colonne, così abbiamo quattro file da sette, vale a dire ventotto. Sette come la  settimana, dodici come i mesi, ventotto come i giorni del mese lunare, quattro come le settimane in un mese e le fasi della luna. Mi sento immerso in un microcosmo, in un universo in miniatura, in un distillato del Tutto. Mi seggo per terra, su di un tappetino.

Le panche in legno con inginocchiatoio sono una invenzione ottocentesca. Prima ci si sedeva per terra su degli stuoini. Le prospettive (e anche il piacere delle relazioni) erano di tutt’altro livello. È sufciente sedersi per terra per essere trasportati in una dimensione differente: le colonne diventano tronchi di un bosco incantato, e le volte ti fanno partecipare a stati dell’essere superiori. I capitelli sono un punto di raccordo fra il terreno e il celeste, fra l’umano e il sovrumano.

Tutte le prospettive cambiano, vedo le cose con gli occhi e l’altezza di un bambino, lo spazio si espande, le volte si rincorrono, le geometrie mi coinvolgono. Queste colonne sembrano tronchi d’albero di un bosco amico, tutte simili ma tutte diverse, partono dal basso e tendono verso l’alto, un po’ come noi, ognuno con un proprio bagaglio culturale personale e collettivo, mille cammini, tutti diversi, ma tutti che cercano la Luce. Come fare a non abbracciare un tronco di questo bosco incantato! Abbraccio una colonna, e si rinnova il brivido provato con la testa di montone. Lo sguardo corre alle basi delle colonne, tutte quadrate prima di raggiungere il tronco, sempre tondo, qualche curva di raccordo e qualche rara piccola scultura. Poi la colonna si erge liscia, diritta, senza fregi fino a raggiungere la cima, e lì ridiventa quadrata e, prima di sorreggere le volte curve (che simboleggiano le volte dei cieli), il capitello è un tripudio di sculture ansiose di raccontare le loro storie. Ricapitoliamo: alla base c’è la terra, quadrata, e il duro lavoro per la sopravvivenza, anch’esso quadrato. Però, oltre al lavoro, c’è spazio per altre
ricerche e, piano piano, il quadrato diventa tondo fino a che, di colpo, la colonna si innalza tonda verso il Cielo! Comunicare dal basso verso l’Alto è difcile, ma, dal Cielo, tondo, arrivano messaggi comprensibili dagli uomini. In altre parole, dal basso il quadrato si fa rotondo e, dall’Alto, il tondo si fa quadrato.
Mi siedo sul fondo della cripta, mi rilasso, mi sembra di sentire correre dell’acqua, mi piace immaginare che sia la fonte vicino alla quale è stato eretto il primo antichissimo tempio, non importa quanti secoli fa, ma sui suoi resti è poi stata eretta questa basilica. La luce di una grande finestra (ora nascosta da una tela con un crocifisso) quasi mi abbaglia, e rende bui i disegni del capitello appoggiato al muro. Aggiustando la vista, i disegni vibrano, sembrano onde di un mare che colpisce la riva, rami e foglie che ti vogliono abbracciare, difcile rafgurare meglio di così la vita che, dal mare, vuole diffiondersi sulla terra, sulle montagne, sui cieli e ancora più in alto. L’alba della vita.

Capitelli 01 e 09
Ma non ti sembra di sentire il rumore delle onde che si frangono? Sono onde vegetali, ma, in alto, un volto misterioso ne dirige il flusso.

Il capitello successivo racconta di quando la vita è esplosa nel rigoglio di una gioventù spensierata e piena di prospettive. Il “Lingam” in piena esplosione vitale rappresenta lo svolgersi della Possibilità Universale nelle sue mille e mille differenti manifestazioni vitali. Fra di esse, c’è quella di una scuola iniziatica, in cui l’enorme energia della gioventù viene incanalata verso i saperi meno efmeri.

Capitelli 02 – 10
La gioventù della vita che sboccia con l’entusiasmo di chi vede di fronte a sé degli orizzonti senza limiti.

Disciplina, conoscenza del corpo, superamento delle dimensioni ordinarie anche con sostanze psicotrope (Amanita muscaria?). Queste emozioni le leggiamo nel capitello successivo.

Capitelli 04 – 11
Il “Fungo sacro” rientra nelle pratiche sciamaniche di moltissime Tradizioni.

E, fnalmente, il giovane (o la giovane, perché non c’è discriminazione), è pronto per il grande passo. Nel quarto capitello (a mio avviso fra le più belle sculture di tutti i tempi), una coppia di draghi, le ali spiegate, la coda che trattiene la caviglia del giovane che si abbraccia sorridente ai draghi, e questi che sostengono il giovane anche per le spalle con la bocca, con la delicatezza che mamma gatta usa per i propri cuccioli. È il volo magico, il viaggio iniziatico, il passo verso nuove e alte dimensioni cui può accedere il giovane che si vota a certi studi. I draghi con le proprie zampe si trattengono per non volare troppo in alto. Due capitelli, sedici draghi, otto giovani, tutti sorridenti, felici, estatici, tranne uno che è terrorizzato. Probabilmente ha intrapreso il Cammino troppo presto.

Capitelli 03 – 11
In alto, un fiore in piena sbocciatura. Ricorda il Fiore di loto, oppure la Rosa mistica, che rappresentano lo svolgersi della Possibilità universale in tutte le possibili dimensioni.

Draghi. Cosa sono? Cosa rappresentano? Perché sono così presenti nelle culture del mondo e nelle sculture romaniche? Perché sono quasi sempre in coppia? In questa cripta sono presenti “soltanto” in questo momento del racconto. Hanno la struttura del serpente, quindi possono strisciare e nuotare. Hanno le zampe, per cui possono camminare, correre, arrampicarsi, modellare le cose. Hanno le ali, e possono volare sempre più in alto. Hanno un volto e possono ragionare e insegnare. Rappresentano il massimo dell’evoluzione possibile. O provengono dal futuro, o scendono dal cielo, vale a dire da altri mondi o altre dimensioni. Un po’ come gli angeli, ma il loro rapporto con gli uomini è molto più concreto. Esseri superiori che vengono dall’alto per influenzare la crescita, l’evoluzione dell’uomo.
I successivi due capitelli rappresentano la maturità del giovane, ormai “Maestro Custode”. Sguardo sornione, bonario, un po’ gatto, un po’ cane, molto saggio, segue lo svolgersi delle cose dall’alto, dirige a briglia sciolta, senza quasi farsi accorgere. Un Maestro presente ma non ossessivo.

Capitelli 04 – 12 – 13
Dei quattro capitelli con questi volti, che rappresentano la maturità del Maestro, uno (il 14) è stato sostituito con fregi puramente decorativi.

Capitello 05
Chissà che fine ha fatto il capitello originale.

Il penultimo capitello è un po’ misterioso. Il Maestro si accinge a passare le consegne alle nuove generazioni, campeggiano sia il Lingam, sia la Yoni, l’unione sacra che abbraccia l’asse del Tempo… si sente l’eco di culture antiche di molti millenni.

Capitelli 07 – 15
È fra i capitelli meno tridimensionali. Quasi a significare che il tempo e lo spazio sono aspetti relativi, che tutto è eternamente presente.

Il settimo capitello, l’ultimo, non c’è più. È stato sostituito con un altro (simile allo 05) che non c’entra per niente con il racconto di questa splendida evoluzione cosmica. Ma lo posso immaginare. Il primo capitello riversava all’interno della cripta ondate di mare e di vita, quest’ultimo capitello mancante doveva riversare all’esterno ondate di conoscenza e consapevolezza. Dall’interno all’esterno, come il semplice ma possente cammino di una processione che, uscendo dal Tempio, porta per le strade del mondo il canto e gli inni di una consapevolezza da condividere e partecipare. Uscendo da dove siamo entrati, sulla destra c’è un capitello, piuttosto rovinato, che racconta una storia simile.

Capitello 23
Penso che sia simile a quello descritto che non c’è più.

Ai lati, appoggiati ai muri, le immagini sono più misteriose. Se le sculture delle due file di colonne sono come una processione che si accinge a uscire dalle mura della basilica, quelle ai lati possono rappresentare la città che è stata, o che sarà, teatro del passaggio di questa processione. Due splendide sculture ai lati opposti sono sicuramente più antiche, e meritano un’analisi a sé. Altre sculture sono andate disperse, e altre sostituite con motivi puramente  ornamenti. In più di mille anni, ne succedono di cose.

Capitello 22

Questi due capitelli sono molto belli ma piuttosto atipici. Sono molto ben conservati, perché sono stati scolpiti su una pietra più dura, ma anche la loro fattura è diversa, molto curata, molto tridimensionale. La fattura ricorda moltissimo gli antichissimi stilemi sumeri. Può darsi che si tratti di capitelli più antichi degli altri, per certo sono bellissimi.
Il capitello entrando a sinistra rappresenta delle coppie di animali monocefali (negli spigoli gli animali hanno in comune la testa). Sono estremamente eleganti, hanno un portamento molto nobile, sono a metà fra il leone e il cavallo, il terreno è calpestato dalle loro molte e agili zampe, le loro code raggiungono il cielo, dove sono trattenute da un Essere Superiore che, come i “Maestri Custodi” che occupano tre capitelli nella cripta (un tempo erano quattro), hanno un che di umano, di leonino, di felino e di canino, ma comunque sornione, benevolo ed elegante. Questo capitello è meraviglioso. Come in moltissime altre sculture, si vede come l’evoluzione possa e debba elevare la Vita verso stadi superiori. L’altro capitello è meno rifinito, ma riprende lo stesso discorso. In basso la testa di un uomo (sumero?), su di essa le zampe di due di questi mitici Esseri (animali totem per ascendere a livelli spirituali superiori?) le cui code sono trattenute, ancora più in alto, da un Essere ancora Superiore. Nell’evoluzione, sia essa materiale, vitale o  spirituale, non ci sono né punti di partenza, né punti di arrivo. L’idea di “Evoluzione Circolare” è semplicemente straordinaria.

Capitello 29

Ho stampato una bozza di questa relazione, sono sceso nella cripta per correggerla, mi sono seduto su di un gradino perché odio sedermi sulle panche di legno.
Entra una signora con un bel bambino che guarda interessato tutto intorno. Io, con i fogli di carta sparpagliati per terra, dovevo essere un elemento decorativo piuttosto bizzarro. Il bambino nota i miei fogli con le fotografie dei capitelli e, con fare spigliato, mi dice pressappoco così: “Mi hanno detto che queste sculture rappresentano dei mostri terribili. Ma a me non fanno paura.
Lo avrei voluto abbracciare.

La grande domanda
Come mai, chiese cristiane, hanno ospitato sculture così lontane dall’ortodossia cristiana?
Non azzardo risposte, ma propongo una riflessione. Il confronto costruttivo fra culture differenti potrebbe generare crescita e arricchimento per tutte le culture. Millenni di storia continuano a insegnare che si è sempre preferito lo scontro e la soprafazione, anche in ambito religioso. Così molte delle chiese che ospitavano sculture romaniche sono state distrutte, e le sculture superstiti sono state decolorate e pitturarte di grigio. Ritengo, ma non ho documenti inoppugnabili da offrire a conforto delle mie convinzioni, che le sculture romaniche siano nate in ambito ariano, con i visigoti in Spagna e i longobardi in Italia. La loro cultura cercava un connubio, un dialogo, una coesistenza con tradizioni più antiche dello stesso cristianesimo, e questo ha decretato la loro distruzione fisica e culturale. Qualcosa è rimasto, malgrado tutto. Ottone Primo, alla fine del primo millennio, aveva mire imperiali, non voleva scontrarsi con la Chiesa ufciale, ma voleva tenere le porte aperte con le Tradizioni antiche ancora vive nell’Europa del nord. Così ha ospitato queste sculture, un vero ponte fra tutte le Tradizioni. Gran parte di questo patrimonio, come detto, è stato distrutto, decolorato, mistificato, ma molte sculture sono arrivate fino a noi. Le emozioni che mi hanno regalato sono impagabili, e mi va, per quanto le parole lo permettano, di condividerle.

Quanto raccontato è frutto di miei personali studi e intuizioni, che differiscono (e di molto) da quanto scritto nella letteratura degli ultimi secoli. Pur avendo una coerenza sia nella lettura dei capitelli della cripta, sia nella generale interpretazione dei messaggi romanici anteriori al 1100, non pretendo certo di avere esaurito il problema, né di avere proposto verità incontrovertibili.  Accetto volentieri dialogo e scambio di opinioni sia con esperti, sia con chi, a qualunque livello, subisce il fascino di questa fantastica manifestazione artistica.

Ringrazio l’Ufcio Beni Culturali della Diocesi di Pavia e la Parrocchia
di San Michele per la loro preziosa collaborazione.

Paolo Severi

btt