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21- Si al Comitato San Marino

«Sì al Comitato San Marino»

Albergati riceve martedì i firmatari della petizione

Francesca Severi davanti alla porta del sotterraneo

LA CHIESA
«Nel sotterraneo
nacque Pavia»

PAVIA. «Sì, li riceverò. Innanzitutto per ringraziarli dell’interesse che manifestano per il patrimonio storico di Pavia e poi per illustrare loro quali sono i progetti dell’amministrazione per la chiesa di San Marino». Il sindaco Andrea Albergati riceverà martedì alle 15 il Comitato spontaneo dei commercianti che si batte per la riapertura del tempio di via Siro Comi. Intanto, emerge un motivo in più per riportare in auge San Marino. Sotto la chiesa, infatti, ci sarebbe la mitica “valle” primo nucleo dell’antica Pavia.

A fare il punto su San Marino, a fine agosto, era stato il vicesindaco e assessore alla cultura Eligio Gatti. Albergati dice: «Nel 1998 il problema della chiesa di San Marino ci era ben chiaro tant’è che incaricammo l’ufficio tecnico di predisporre un progetto di restauro da presentare per ottenere i fondi del Giubileo 2000. Purtroppo, però, i fondi non sono arrivati». Eligio Gatti aveva spiegato che a questo punto si pensava di battere una nuova strada: la partecipazione a un’iniziativa europea per il recupero di varie abbazie e chiese». Intanto, il Comune a proprie spese aveva sistemato il tetto. I Severi e una trentina di commercianti delle vie Comi, Volturno e Rusconi di alcuni di piazza del Lino avevano inviato la seconda petizione al sindaco all’inizio di novembre. Definivano “fumosa promessa”  la lettera di risposta del primo cittadino alla prima petizione e tornavano a sollecitare un incontro. «Noi continueremo a tenere desta l’attenzione su San Marino – dice Paolo Severi – Non voglio che tradizioni vive per secoli vengano cancellate nel giro di una generazione. La chiesa potrebbe essere riaperta al culto e destinata ad attività culturali». «Lo stato del sotterraneo di San Marino richiede interventi urgenti e una presa di coscienza operativa da parte del Comune – dicono Paolo e Francesca Severi, titolari del negozio Ori e Gemme e promotori del Comitato – La porta che si apre nel cortile condominiale e dà sul sotterraneo è aperta e gli scalini sono ostruiti di rifiuti. Là sotto ci sono due sale, con uno sgabuzzino, una specie di torre diroccata e un buco che dà nella cripta accessibile dal cortile della sezione staccata della scuola emdia Casorati. Il livello di degrado e davvero impressionante». Qualche giorno fa è rimasto imprigionato un gattino, salvato. Scendere là sotto è pericoloso. Ma basta ascoltare i Severi e l’architetto Alberto Arecchi, che alla fine dell’estate ha riproposto all’attenzione dell’opinione pubblica la sorte della chiesa di San Marino, per convincersi che ne varrebbe la pena. «Quelli che si possono chiamare “sotterraei”  – dice Paolo Severi – un tempo non lo erano affatto, in quanto nei secoli il livello del terreno di Pavia si è sollevato di oltre cinque metri. Laggiù, mi creda, siamo al livello delle fondamenta di Pavia, ai primi passi della sua millenaria storia». «C’era una valle con un piccolo fiume – interviene Arecchi e lì eressero la chiesa di Ognissanti, che successivamente venne intitolata a San Marino dopo che il re longobardo Astolfo vi aveva deposto le presunte spoglie del santo fondatore della Repubblica del Monte Titano e del suo compagno San Leone». Oggi l’involucro con le ossa dei due santi è conservato in curia, come ha detto don Siro Cobianchi, mentre continua la “querelle” storica se quelli siano davvero i resti di Marino e Leone fondatori dello Stato di San Marino. «Quel vano sotterraneo – continuano Severi e Arecchi – dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che nella zona fra San Tommaso, San Martino e San Michele scendeva una profonda valletta, ricca d’acque che costituiva il limite orientale del primo nucleo della fondazione urbana. Anzi, come dice Opicino de Canistris (il padre della storiografia pavese, vissuto nel quattordicesimo secolo, autore di opere fondamentali come “Il libro delle lodi della città di Pavia” e il “Codice Palatino”, ndr) “vi sorgeva la fonte dedicatoria sacra della città”, quella su cui si posò la colomba per designare il luogo di fondazione primigenia di Ticunum futura Pavia». (s. c.)

btt