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4-Forse a Pavia le reliquie

Alberto Arecchi ricostruisce una polemica vecchia di secoli con la Repubblica del Monte Titano. Duello tra gli storici

Il giallo di San Marino: forse a Pavia le sue reliquie

PAVIA. Le reliquie di San Marino sono a Pavia e non nella
millenaria Repubblica del Monte Titano? L’affascinante
ipotesi suggerita dall’architetto-editore Alberto Arecchi
in un articolo sul sito internet dell’Associazione Liutprand,
da lui presieduta. Tra gli storici e studiosi battaglia
aperta sul mistero che sarebbe contenuto nella chiesa
affacciata sulla piazzetta-sagrato in via Siro Comi.

Un tempio ancora consacrato, con vestigia romaniche e l’antico campanile, ma che resta sempre chiuso. La parti in muratura risalirebbero ai primi anni dell’undicesimo secolo:
l’isolato era parte di un monastero. San Marino, vissuto nel quarto secolo nell’età del primo vescovo pavese San Siro, era un tagliapietre che veniva da un’isola della Dalmazia,
sbarcò a Rimini e raccolse sul Monte Titano gruppi di cristiani scampati alla persecuzione di Diocleziano. «In diverse circostanze nei secoli – ricostruisce Arecchi
– sono nate discussioni fra la Repubblica di San Marino e le città di Milano e Pavia a proposito delle reliquie del santo fondatore.

Ma secondo altri
la chiesa fu fondata
dal longobardo Aistolfo

Le rispettive chiese di Santo Stefano e San Marino ne vantano a loro volta il possesso, fondandosi su notizie storiche più o meno attendibili che possono dar luogo a pareri disparati». Il primo a parlare della chiesa di San Marino è lo storico Opicino De Canistris (14mo secolo), che ne ttribuisce la fondazione a uno degli ultimi re longobardi Aistulf (749-756), che la fece proprio mausoleo e vi fu sepolto. Padre Romualdo, nella “Flavia Papia Sacra” del 1699, scrive, invece: «La chiesa fu costruita nel 533, Aistolfo vi aggiunse un monastero nel 753». A quell’epoca era officiata dai monaci Eremitani dell’Ordine di San Girolamo. Nel 1882 al problema si cimenta il dotto pavese Cesare Prelini, nell’ “Almanacco Sacro Pavese”, che conclude: «Non si ha storicamente la prova che il corpo di San Marino fosse a Pavia, nella chiesa costruita da re Aistolfo». Anche Delfico, nelle “Memorie storiche della Repubblica di San Marino” giura sulla sanmarinesità del santo: «Giammai il fiero profanatore della religione Aistolfo s’accostò al Monte Titano». Chi ha ragione? Secondo lo studioso Renato Milanesi, che scriveva per la rivista “Ticinum” dell’agosto-settembre 1941, sia la Repubblica del Titano, sia Milano, sia Pavia rivendicherebbero un pezzo di verità: «I santi di nome Marino sono più d’uno e, data la scarsità dei testi storici più antichi e la loro difficile interpretazione, è possibile che ciascuna delle tre chiese sia inparte nel vero: cioè che la Repubblica del Titano custodisca il corpo del fondatore e che Milano e Pavia conservino verosimilmente le reliquie di due Santi Marini omonimi. Indipendentemente dalle polemiche, un indissolubile e saldo vincolo di fede unisce le tre città». E Alberto Arecchi che ne dice? «Sono un cultore della memoria dei re Longobardi – risponde – Sulla questione delle reliquie dei santi non mi sento di pronunciarmi, perchà le storie sono molto intrecciate. Quello che mi pare valido di questa storia è che essa può attivare un dibattito sulle memorie locali e ridestare l’attenzione su una parte importante del patrimonio pavese come la chiesa di San Marino, attualmente in abbandono». (s. c)

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