
«Così cerco l’oro nel Ticino»
Il gemmologo Severi: «In ogni sasso c’è una scaglia»

Paolo Severi cerca l’oro nel Ticino
IL CASO
«Lo faccio per magia e per gioco»
PAVIA. «Quanto oro c’è nel Ticino? Tanto. Anche a Pavia e dintorni. Ce n’è un pizzico in ogni sasso. Io lo raccolgo e ci faccio degli oggetti artistici». A raccontare è Paolo
Severi, titolare della bottega artigiana “Ori e gemme” di via Siro Comi, gemmologo,
tagliatore di pietre preziose, gioielliere, scrittore (ha pubblicato vari libri sulle pietre), divulgatore e fotografo di gemmologia, scultore, promotore di comitati civici (ha promosso il Comitato spontaneo per la riapertura della chiesa di San Marino) e, appunto, cercatore d’oro. «L’oro che si può trovare lungo i fiumi alpini – spiega
– è racchiuso in minuscole scaglie all’interno dei blocchi di quarzite che si staccano dalle montagne».

Uno dei monili realizzati
«Il momento giusto?
Quando il fiume
rientra nell’alveo
dopo l’alluvione»
| «Rotolando – continua – queste rocce si trasformano in sassi sempre più arrotondati. Durante questo processo, le pagliuzze d’oro si staccano e procedono per proprio conto. Dato che l’oro ha un peso specifico molto ma molto maggiore di quello della roccia che lo ha ospitato, mentre il sasso rotolerà per mille metri, il granello d’oro percorrerà solo un breve tratto. Poi, arriva la piena, con vortici, mulinelli, rive che smottano, alberi divelti e così via. Quando il fiume rientra nel proprio alveo, ciò che sembrava un disordine caotico ha ridisegnato armonicamente la geografia delle sponde e delle isole. Da una parte si raccolgono gli alberi, dall’altra i materiali più pesanti. E’ qui che bisogna cercare l’oro, ponendo attenzione a dove ci sono sassi grossi, polvere nera, sassi verdi, pezzi di ferro. A questo punto, basta saperlo raccogliere. Non è difficile». Ebbene, come si fa? «Dato che, per legge, non si possono usare attrezzature industriali né mezzi inquinanti, la ricerca va vissuta come una disciplina sportiva. Ha il grande vantaggio di metterti in intima comunione con il fiume più bello che c’è. Poi, alla sera, ti porti anche a casa un pizzico di magica polvere gialla». Paolo Severi prende un vassoio, con all’interno dei sassi forati per farci passare un cordino, e una nicchia scavata e protetta da una lente. All’interno, della polvere gialla. «Questi monili che produco – dice – sono sassi del nostro Ticino. All’interno, c’è un pizzico d’oro puro, raccolto sempre nelle sabbie del nostro fiume. La forza di questo ciondolo è istintiva, e il legame col territorio è fin troppo evidente. Questa storia tocca l’alchimia della Pietra Filosofale». Cercatore-filosofo? «Nella gioielleria, il metallo è la parte duttile, plastica, che assume la forma che si vuole, racchiude la pietra e conta la storia. Il metallo è l’anima femminile dell’oggetto. La pietra è rigida, inalterabile, è legata alla luce e al tempo: è l’anima maschile del gioiello. Se le scuole orafe maturassero a fondo questo semplice concetto, non ci sarebbe da preoccuparsi della concorrenza orientale. Ma torniamo al nostro sasso del Ticino, con dentro l’oro raccolto nelle sue sabbie. La pietra è stata lavorata plasticamente per racchiudere l’oro raccolto | mentre era ancora pietra». Da quanto tempo si cerca l’oro nel Ticino di Pavia? «Si sa che ai tempi dei Romani, qui, a Pavia, qualche centinaio di schiavi lavoravano per raccogliere l’oro dalle sabbie del fiume. Fino ai primi del ‘900, i giovani dell’alta valle del Ticino, raccoglievano fra le sabbie del fiume l’oro con cui forgiare le fedi nuziali. Io sto tentando di rinverdire queste tradizioni. Amo il fiume, e il fiume ricambia il mio amore donandomi qualche grammo di polvere d’oro. Se prendo dal fiume qualche manciata di sassi e qualche pizzico di polvere d’oro, porto con me, e diffondo, l’amore per questo splendido fiume, che merita molta più cura e dedizione». Perchè lei cerca l’oro nel Ticino? «Lo faccio per magia e per gioco. Io amo le pietre, anche l’oro è una pietra. Mi sembra logico conoscerlo, studiarlo, viverlo». Quali oggetti crea nel suo laboratorio? «Tutti i miei gioielli hanno alle spalle una storia più o meno coinvolgente. Fra i gioielli composti con oro nativo, ci sono le fedi e i monoorecchini in oro fluviale a 24 carati, anelli e ciondoli con meteorite, oro nativo e pietre preziose».Meteoriti? «Le meteoriti metalliche sono l’unico ferro nativo che si può trovare in natura; unite all’oro nativo, diventano una miscela esplosiva di rara bellezza. Nei suoi libri approfondisce questi argomenti? «Pietre e gioielli sono un importante passo nella ricerca del “bello” nelle piccole cose. Se uno intraprende questo cammino, anche lui diventerà più bello, perché anche i suoi pensieri saranno più puliti. Un gioielliere che viva la professione con questo spirito, avrà una profonda sensibilità ecologica. Io non amo le perle, il corallo, l’avorio. Non prediligo gli oggetti con alle spalle storie di violenza. Nei miei sassi del Ticino, con dentro l’oro raccolto nelle sue sabbie, di artefatto non c’è proprio nulla!» Un suo sogno nel cassetto? «Una scuola orafa dove insegnare gioielleria e gemmologia legate al territorio. Ogni territorio ha cose diverse da contare, ma la chiave di lettura è unica. Noi, potremmo risvegliare l’arte longobarda, poco conosciuta, ma di una bellezza forte, aperta e legata al futuro». (s. c.) |
















