
Il vescovo: «San Marino è da riaprire»
Don Cobianchi toglie i dubbi: «La chiesa di via Comi è consacrata»

La chiesa di San Marino: anche il vescovo la vuole riaperta
IL CASO
Severi prepara un libro bianco
PAVIA. «Noi speriamo di riaprire al culto la chiesa di San Marino, che è consacrata». Il vescovo Giovanni Giudici, interpellato in margine all’incontro delle autorità pavesi con gli Architetti dei Monumenti di Francia venuti a Pavia per fare un soprallugo al Duomo, risolve con un’unica frase i possibili dubbi relativi all’atteggiamento della curia verso la chiesa di via Siro Comi. A conoscere la situazione di San Marino è don Siro Cobianchi, parroco dei Santi Gervasio e Protasio e responsabile diocesano dei beni culturali: «La chiesa è indubbiamente consacrata». Le parole del vescovo forniscono anche uno dei chiarimenti sollecitati dalla docente universitaria Maria Pia Andreolli: la diocesi non accetterebbe il progetto del Comune.
| Si tratta della documentazione presentata dal sindaco Andrea Albergati e dall’Ufficio tecnico, che lo affiancava, all’incontro di mercoledì 17 con il Comitato spontaneo per la riapertura della chiesa di San Marino. La documentazione, di cui è stata fornita copia a Paolo Severi, portavoce e anima del Comitato, consiste nel progetto preliminare dell’ufficio tecnico intitolato “Polo culturale chiesa di San Marino, proposta di recupero della chiesa”, a firma degli ingegneri Michele Vaccina e Luigi Abelli. L’amministrazione comunale commissionò il progetto perchè le strutture della chiesa erano e sono di sua proprietà ed era suo dovere pensare alla messa in sicurezza, risistemazione e riutilizzo del tempio. Anzi, per essere precisi, il Comune si trovò il progetto bell’e fatto. Non ebbe che da fare proprio il lavoro di progettazione che era stato svolto da un ingegnere. In base a questo progetto, si prevede l’installazione nella chiesa di 14 file di cinque sedie ciascuna; l’asportazione dell’altare e del coro ligneo, che anticamente era in San Tommaso; un museo permanente nella cripta con ingresso principale dalla scala che si affaccia nel cortile della sezione staccata della scuola media Casorati; un ascensore nella sacrestia, che verrebbe soppalcata. Il progetto presenta, però, un grosso “inconveniente” preliminare: la | diocesi non darà il permesso a un utilizzo che escluda la conservazione del culto, non ha nessuna intenzione di rinunciare alla chiesa di San Marino. E dunque il progetto agli atti è da buttare. Che succederà adesso? Il Comitato spontaneo (cui ha aderito anche il sindaco Albergati oltre che la storica Andreolli), forte dei trenta commercianti delle vie intorno alla chiesa, ha dichiarato che continuerà a produrre iniziative su iniziative per sensibilizzare tutta Pavia sulla necessità di riaprire San Marino al culto e a raccogliere adesioni. Paolo Severi ha già cominciato a raccogliere in proposito un “libro bianco”. E i “libri bianchi”, si sa, fanno miracoli in campagna elettorale (a Pavia si voterà in primavera per il nuovo sindaco e il nuovo consiglio comunale), quando ogni singolo pezzo di carta viene bistrattato a destra e a sinistra, se esso nasconde la possibilità di procacciarsi un voto. Il sindaco Albergati ha già dato un segnale forte con la sua adesione durante la precedente riunione. Ha altro in serbo? Quattrini a bilancio non ce n’è per rimettere a posto San Marino. Il resto della maggioranza che dice, se dice? L’opposizione, da parte sua, tace, evidentemente disinteressata al recupero della chiesa di via Siro Comi. Povero San Marino: i Poli non se lo filano proprio. (s. c.) |
















