

Sì, salviamo San Marino
Pavia non può dimenticare
| A seguito dell’articolo, appassionato e ben documentato, sulla chiesa di San Marino apparso l’altro ieri, mi sento di dire la mia. Sì, bisogna restituirla alla città, a Pavia. Poco meno di dieci anni fa, ho aperto il negozio Ori e Gemme, che si affaccia proprio sulla piazzetta della chiesa di San Marino. Per me, vecchio tagliatore di pietre preziose, aprire una bottega di pietre proprio di fianco alla chiesa, e probabilmente alle sacre spoglie del santo protettore di chi lavora le pietre, sembrava un buon segno del destino. All’epoca, la chiesa era già chiusa, ma si parlava di un imminente restauro. San Luca era nel pieno dei lavori, i turisti in visita alla città si fermavano con il libriccino davanti alla facciata chiusa di San Marino, per cui sembrava che sarebbe stata una questione di pochi mesi. Inoltre, Pavia ha bisogno di spazi per mostre d’arte, per fare musica, per aggregare momenti culturali, e la chiesa di San Marino, data la sua dislocazione nel cuore della città vecchia, sembrava fatta apposta. Pensavo che solo degli amministratori distratti avrebbero lasciato cadere in abbandono un monumento così legato al territorio, alla memoria dei pavesi, alla storia della città, al retaggio longobardo, alle radici più profonde che rendono Pavia e i suoi vicoli così unica nel panorama delle poche città che, nel mondo, vantano alcune migliaia di anni di storia. Passavano i mesi, passavano gli anni, le promesse si sommavano a millantati progetti, la palla rimbalzava di qua e di là. Assieme ai commercianti della zona abbiamo fatto richieste, petizioni, proposto progetti, con l’unico risultato di vedere crescere il numero delle promesse non mantenute. |
Vale la pena di raccontare qual è stato l’unico lavoro effettuato in questi anni: nella piazzetta si affaccia la torre campanaria, con una finestra diroccata, dalla quale entravano i gatti a fare strage di colombi. Così la finestra è stata murata e, subito dopo, un mattone è stato divelto, per permettere ai gatti di continuare la vita di sempre. Pavia non è solo Strada Nuova e Corso Cavour! Lì, tranne rare eccezioni, con un gusto architettonico abbastanza anarchico, si affacciano negozi di «Grandi Firme», uguali a se stessi in tutto il mondo; saranno anche strade carine e luccicanti, ma poco hanno a che fare con la «vera» Pavia, che si snoda nelle stradine e nei vicoli, con l’invito a guardare per terra i segni di un passato antichissimo, a guardare ad altezza d’uomo per vedere inserite in strutture medievali pietre e reperti di civiltà ancora più antiche, a guardare in alto per vedere svettare le torri fra le nuvole e le stelle. E, in questo cammino, incontrare luoghi di culto e di ritrovo, monumenti e botteghe artigiane, arte anticha e arte viva. La realtà, spero di sbagliarmi, è invece costituita da progetti che attendono finanziamenti miliardari, vicoli che sono latrine, monumenti e chiese in cui razzolano topi e gatti, mentre con pochi soldi, un po’ di buona volontà e di volontariato, si potrebbero ottenere subito risultati eccezionali. Dico questo con amarezza, in quanto mi sono realmente battuto per queste cose, inserendomi in vari comitati e associazioni, con l’unico risultato di scontrarmi con muri di gomma e cassetti pieni di promesse non mantenute. |
















