Paolo Severi
C’era una volta…
In un articolo precedente ho parlato di una striscia scultorea che si snoda in una curva orizzontale. Un caso abbastanza raro perché, generalmente, o hanno uno sviluppo rettilineo, o ad arco verticale. La generalità delle volte esterne delle chiese romaniche pavesi ha una ricchezza iconografica strabiliante; talmente ricca che c’è da perdersi. Arco. Lo si può intendere che sale da una parte e scende dall’altra, oppure che sale da ambo i lati, e che c’è un punto nodale in alto, la famosa “Chiave di volta”, in cui si concentra la forza, l’equilibrio, il “perché” di tutto l’arco. Sovente, in questo apice, c’è un elemento di singolarità. Insomma, le sculture negli archivolti sono importantissime. Data la loro posizione, che è abbastanza protetta dalle intemperie, sono le meno disastrate. Sono numerosissime, di piccole dimensioni, quasi impossibili da vedere ad occhio nudo. Per cercare di capirci qualcosa è necessario esaminarle singolarmente, a gruppi nelle stesse volte, a gruppi fra le volte vicine, fra le volte lontane e le volte di differenti monumenti della stessa epoca. “Cercare”, umilmente, di capire cosa hanno in comune, quali sono gli elementi assenti, partecipare alle loro atmosfere, entrare in sintonia con i loro messaggi non verbali e non simbolici… Le processioni di strani esseri che partecipano a varie nature, un po’ animali marini, un po’ terrestri, talvolta con tratti umani e con le ali… sembrano tappe di evoluzioni non ancora compiute, oppure di evoluzioni al contrario. Sovente questi personaggi convergono verso l’alto, quasi a significare che il presente (l’apice della volta) è la risultante delle spinte del passato e delle attrazioni di quelle del futuro. Se poi le processioni di questi esseri hanno una valenza zodiacale, questa può essere rivolta alla terra, alla luna, al sole, a chissà quale pianeta. E, comunque, tutto è interconnesso. È possibile la convivenza pacifica fra TUTTI gli esseri viventi, del passato, del presente, del futuro, anche se provenienti da altrove.
Le mie parole non vogliono suggerire spiegazioni. Tentano di raccontare le emozioni, atmosfere, tensioni emotive che mi hanno avvolto durante la lunga frequentazione di queste sculture vive. Mai un atteggiamento di violenza, di supremazia, di superiorità. La fratellanza universale realizzata a livello cosmico. Forse l’anelito più nobile della storia dell’umanità. E tutto che si realizza con semplicità, sorriso, condivisione, affetto, fiducia… nemmeno nelle fiabe c’è questa visione di un possibile amore universale, anzi, le fiabe sono sovente pervase da ripugnanti episodi di violenza. In certi archi i personaggi sono variamente abbracciali fra di loro, in altri ognuno ha un suo spazio riservato, uguale per tutti, ma tutti procedono sempre in qualche direzione. Non c’è immobilismo nemmeno quando dormono. Anche i vegetali non sono immobili, perché partecipano all’immane processo evolutivo del mondo e dell’universo. Per entrare in sintonia con questi personaggi bisogna aprirsi, essere nudi come loro, senza condizionamenti culturali, pregiudizi religiosi, tabù etnici, emozioni di paura, di superbia o di ignoranza. Solo così ti potrai abbracciare alla coda della sirena, volare in alto col drago, nuotare nell’abisso col serpente, cavalcare i cieli stellati col grifone… nell’immensità dell’universo, ogni atomo, ogni singolo essere, ogni ammasso stellare è ugualmente importante, così come ogni attimo e ogni periodo, perché tutto concorre alla Armonia Universale. Sia che ciò avvenga con consapevolezza, sia per istinto, sia perché trascinato dalla corrente.
Per esaminare dettagliatamente tutte le sculture romaniche dei vari archi delle chiese pavesi ancora in piedi, e dei resti conservati nei Musei Civici, non basterebbe un’enciclopedia. Queste righe non sono un’analisi e nemmeno un riassunto. Sono un primo incontro, un primo impatto emotivo, un invito ad approfondire, ognuno con la propria storia, personalità, desiderio di partecipare, conoscere, crescere. Consapevolezza. E quale consapevolezza più nobile dell’armonia, della fratellanza, dell’amore?
Le sculture poste sui capitelli ripropongono alcuni temi ricorrenti, ma le fasce scultoree e, specialmente, le sculture sulle volte, sono numerosissime, e permettono alcune importanti osservazioni. Data la loro quantità, alcune certezze sono indiscutibili:
− I sublimi scultori NON erano rudi scalpellini.
− Le sculture NON raccontano la lotta del bene contro il male.
− Le rappresentazioni NON sono delle copie decorative dei bestiari medievali.
− Le sculture NON sono di impossibile interpretazione.
− Le sculture a soggetto biblico NON sono una banale trascrizione dell’episodio raccontato.
− Le sculture NON rappresentano mostri che azzannano qualunque cosa gli capiti a tiro.
− Se non capisco una cosa, NON significa che quella cosa sia incomprensibile o addirittura senza significato.
− Gli intrichi vegetali NON sono dei capricci decorativi.
− NON ci può essere comprensione senza partecipazione e senza umiltà.
− La metafisica esprime concetti universali che NON sono limitati a uno spazio e a un tempo specifico.
− Le sculture NON rappresentano temi pagani.
− Chi vuole ricondurre i messaggi romanici nel solco di un pensiero preconfezionato, dimostra che l’oscurantismo NON è cosa di altri tempi.
Queste opere d’arte vanno vissute sia una alla volta, sia in sequenza, sia con associazioni di elementi anche lontani… insomma, sia nelle loro singolarità, sia nel loro complesso. Tutte le arcate raccontano storie coerenti, e ci sono motivi ricorrenti e motivi rigorosamente assenti. Nelle sculture romaniche sono determinanti le assenze. Qui di seguito un elenco, ovviamente incompleto, di assenze. Perché mai così tante? Non dimentichiamo che le sculture sono per davvero moltissime. Penso che gli artisti intendessero sottolineare la a-temporalità dei loro messaggi, che non hanno valore contingente, ma universale. Questo è un elenco parziale (in ordine alfabetico) di ciò che non c’è (lo ripeto, questo vale per le sculture del primo periodo; quando sono cominciati ad apparire nomi e numeri, il romanico è finito).
− Atteggiamenti di invidia, odio, gelosia, cattiveria, avidità
− Aureole e simboli sacri *)
− Benedizioni e maledizioni, premi e castighi, condanne e trionfi, martirii e resurrezioni, miracoli e prodigi **)
− Cerimonie
− Contrapposizione con altre culture
− Culto della personalità
− Date
− Denaro, gioielli, mobili, case
− Gerarchie di potere
− Idolatria
− Insetti
− Invalidità, malattie, mutilazioni
− Lotta fra il bene e il male
− Macchine più complesse di un carretto o di un cesto
− Nomi
− Ostentazione di ricchezza, potere, bellezza
− Paesaggi
− Personaggi riconoscibili
− Pietre, minerali, cristalli
− Riferimenti a culture determinate
− Riferimenti a episodi determinati ***)
− Riferimenti a luoghi determinati
− Riferimenti a periodi determinati
− Rituali
− Scene di indottrinamento
− Scene di violenza, sofferenza, martirio
− Simboli legati a specifiche scuole o culture
− Venerazione
*) Le rare eccezioni sembrano completamente fuori dal contesto. Sembrano scolpite da altre mani e in altri periodi.
**) Come spiegato altrove, il cosiddetto “Capitello del giudizio”, più che rappresentare una assoluzione e una condanna, sottolinea la arbitrarietà di un giudizio che viene dall’alto.
***) I cosiddetti “Capitelli biblici” sembrano contraddire questa voce. Dato che sono gli unici capitelli in cui si capisce immediatamente di che argomento si tratta, sovente se ne fa una lettura molto banale. In effetti raccontano sì episodi tratti dal Libro, ma con una angolazione del tutto originale. Una loro corretta interpretazione può indicare una chiave di lettura utile per tutte le altre sculture.
Dopo avere elencato parte delle cose che non ci sono, ora un breve elenco dei tratti comuni.
− Dimensioni omogenee. Il bambino occupa lo stesso spazio dell’adulto, del drago, della lepre o del fiore. Ogni cosa ha lo stesso valore nell’Equilibrio universale.
− Spiccata tridimensionalità. Specialmente i capitelli hanno sempre delle superfici in sotto-squadro e, sovente, dei fori che le attraversano. Quasi a dimostrare la multi-dimensionalità della vita.
− Ovunque è presente la vita vegetale. Un’unica pianta-liana avviluppa l’intero monumento, l’intera vita, l’intera storia.
Le sculture sono moltissime. Identificare quanto hanno in comune è fondamentale se le si vuole interpretare correttamente. Sono sufficienti queste poche considerazioni per escludere le sculture di angeli che trafiggono draghi, e altre di evidente scopo apologetico, dal novero delle sculture romaniche*). Quelle sculture sono state chiaramente eseguite da altre mani in epoche successive.
*) Avrei dovuto più propriamente scrivere “dal novero delle sculture romaniche del primo periodo”, con il rischio di diventare pedante. In effetti, molti autori definiscono come romaniche anche sculture successive al 1200, che rappresentano composizioni didascaliche e apologetiche di episodi della ortodossia ufficiale. Si tratta talvolta di pregevoli opere d’arte, ma di una cultura completamente diversa. Unirle sotto allo stesso nome è fuorviante.


Quadrupedi volanti, sirene, draghi, sfingi, bambini, contadini, esseri per metà acquatici e per metà terreni, animali noti e altri che popoleranno il nostro pianeta in un possibile futuro… In una arcata i personaggi sono inseriti in uno spazio squadrato, terreno, c’è lui e nient’altro. Nell’altro, sono inseriti in uno spazio curvo, e tutto si svolge fra le volute della onnipresente liana che tutto avviluppa, e che offre sostentamento a tutti gli esseri. Sono sculture di una bellezza mozzafiato, difficili da vedere perché piccole, decolorate, in alto, nascoste e male illuminate.
Altre arcate hanno una iconografia ancora diversa: tutti gli animali sono fra di loro abbracciati. Quindi abbiamo alcune serie in cui i personaggi sono incasellati in cellette tutte simili fra di loro, praticamente isolati gli uni dagli altri. Altre serie in cui i personaggi sono inseriti in spazi curvi, in stretto contatto con la vita vegetale, ma ancora isolati fra di loro. In altre serie di arcate scultoree, i personaggi sono variamente abbracciati fra di loro, e l’impianto vegetale scende in secondo piano. A intuito, ma è più una impressione che una certezza, questi ultimi hano una importante valenza zodiacale, anche se non so se si tratti di zodiaci terrestri, lunari, solari o altro. Qui di seguito, più che un tentativo di spiegazione, azzardo una specie di meditazione, insomma, parole e pensieri un po’ in libertà. Pensate: generalmente gli autori offrono le proprie teorie come fossero oro zecchino, e io vi invito a seguirmi in un sogno, forse sconclusionato, ma nella sincera certezza che si tratta di un bellissimo sogno.
− All’inizio prevalgono i vegetali.
− Nelle successive fasi evolutive, l’albero che tutto avviluppa, offre sostentamento a tutti gli esseri.
− Finita la fase di alimentazione, gli esseri si racchiudono in nicchie vegetali, dove ognuno sviluppa la propria individualità.
− Successivamente, i vegetali passano in secondo piano, ogni essere ha un suo spazio, una specie di celletta, un bozzolo squadrato, in cui meditate, porsi dei problemi.
− La meta cui tendere è la coesistenza pacifica, l’unione, la sinergia, la collaborazione senza sopraffazione fra tutti gli esseri viventi del presente, del passato e del futuro. Da qui nascono gli zodiaci, ponti di conoscenza e partecipazione non solo fra tutti gli esseri viventi, ma fra noi e il Tutto.
È o non è un bel sogno? Un sogno di pietra, una meraviglia unica al mondo.
SAN MICHELE
Archi sulla facciata

Archi. È difficile contare le strisce scultoree, perché quelle a spigolo sono doppie, mentre gli archi tondi non li puoi considerare doppi, anche se non li puoi vedere nella loro interezza, esattamente come quelli ad angolo, insomma, puoi contare cinque o sette archi scultorei. Quello più esterno è completamente consumato, e si riescono a malapena intuire certi disegni. Quello subito sotto, decisamente più protetto dalle intemperie, è molto meglio conservato, ma difficile da vedersi. Ha delle sculture meravigliose, ne esaminerò qualcuna fra poco. L’arco più interno ha tutta l’aria di rappresentare uno strano zodiaco, mentre quello subito sopra è interamente vegetale, e gli altri hanno animali che si muovono in un ordinato groviglio vegetale. L’angelo al centro non ci azzecca per niente. Cambia la mano, lo stile, il perché, il suo tono austero, qui, è decisamente fuori luogo.

La ricchezza iconografica è così ampia che c’è da perdersi. La foto di destra riprende qualche scultura di quelle che non si vedono nella foto grande, in quanto al di sotto di quelle esterne. Ogni animale ha un suo ambito squadrato in cui potersi esprimere. In questa fascia ci sono sculture di una bellezza, come dire, esagerata. Per esempio la chimera (con corpo di uccello e testa di donna). La fascia successiva, tonda, ha delle nicchie tonde entro le quali si esprimono esseri quasi reali e di fantasia. Quindi ci sono all’esterno esseri isolati, poi esseri in stretto contatto con i vegetali. Nella striscia centrale, esseri abbracciati fra di loro, senza vegetali. Un senso di evoluzione che andrebbe approfondito.

Cosa ci sta a fare un cerbiatto quasi normale assieme a una chimera a un essere che a un corpo umano aggiunge coda, ali e corna? Però, quanto sono belli! E che dire dell’uccello e del serpente? Se si mangiano a vicenda, salterà fuori un uccello serpente, o un serpente uccello, chi lo sa! Garantisco che trovare queste sculture non è semplice, ma è emozionante. Ho spiegato, grosso modo, dove sono, se le trovate mi ringrazierete. Sono sicuro che, se le avesse viste Picasso, si sarebbe commosso.

SAN MICHELE – Portale centrale
Uccello con volto umano (Arpia)

Volto umano, da adulto, collo e corpo sono un solido tronco che dalla Terra raggiunge il Cielo, una coppia di ali possenti per potere spiccare un volo immobile. Le foglie di palma sono rivolte all’interno, ancora si devono schiudere, sembrano mani giunte in preghiera, come al solito quella di destra è un poco più alta della sinistra. Il volto è in stato di serena meditazione profonda. Il volo è già spiccato.
ZODIACI ROMANICI

Sono un po’ imbarazzato. Amo le sculture romaniche, adoro addentrarmi nei loro messaggi, capisco che all’epoca erano tutti infatuati di oroscopi e zodiaci… tutte cose dalle quali ho sempre tenuto una notevole distanza. Come conciliare il mio distacco dagli zodiaci e le mie ricerche sul romanico, che è verosimilmente impregnato di culture zodiacali? È stato bello contare le dodici colonne che sostengono i bordi dell’altare di San Michele, e poi le colonne all’interno della cripta: quattro file di sei colonne, (i giorni feriali), e due mezze colonne, (il giorno festivo). Così ci sono quattro file di sette colonne, le settimane, per un totale di ventotto, il mese lunare, e, fuori, dodici colonne, i mesi dell’anno. Poi c’è stato quello splendido faccione rotondo sorridente, con una collana di ventotto palline: la Luna Piena. E fino qui ci sta: il ciclo della luna ha sempre condizionato la vita del pianeta, e l’agricoltura contadina ne hasempre fatto tesoro. Altra cosa sono gli zodiaci, siano essi solari, lunari o relativi a chissà quale altro pianeta. Fino a ieri ho risolto il problema ignorandolo. Non mi sarei mai addentrato in fumosi calcoli per leggere un destino nefasto. Ma i messaggi romanici, per lo meno al livello in cui sono riuscito a comprenderli, sono semplici, alla portata di chiunque non abbia la testa frastornata da pregiudizi. Come sempre, mi riferisco al periodo pavese; quelli successivi, quando cominciano ad apparire nomi, volti riconoscibili, apologie dell’ortodossia cristiana, zodiaci in cui si riconoscono i classici segni zodiacali, beh, ormai quelle sculture, secondo me, non dovrebbero nemmeno più chiamarsi romaniche. Ma torniamo ai nostri zodiaci. Animali fantasiosi, bimbi, draghi, tutti abbracciati fra di loro, tutti sorridenti, tutti partecipi a un’unica realtà cosmica nella quale è possibile la convivenza e la serena armonia fra tutti gli Stati dell’Essere. Non solo sulla Terra, ma nell’intero Universo. È il messaggio ecologico più straordinario di cui abbia mai sentito parlare. Rispetto per tutti gli esseri viventi, per tutte le forze naturali, per tutte le cose che si conoscono, per tutte le cose che si conosceranno e per tutte quelle che non si conosceranno mai, ma che comunque sono partecipi della nostra stessa esperienza di Manifestazione. La nostra consapevolezza ci impone il rispetto verso la Natura tutta. Noi non siamo in cima a nulla. Il bimbo che abbraccia il leone o il drago, questo significa: la Natura va amata, non sfruttata! Insomma, sono le tre di notte, mi sono dovuto alzare per scrivere questi appunti, ho fatto la pace con gli zodiaci e, ancora una volta, ringrazio gli anonimi scultori romanici per la loro compiacenza nel farmi vedere, ogni tanto, qualche scintilla di luce.
L’arcata in fotografia è una delle molte. La ricchezza iconografica è impressionante, alcuni dettagli sono stati restaurati, chissà quando, ma ciò che impressiona è il costante sorriso di tutte le creature. Perché tutte le creature sanno sorridere, anzi, sono nate per sorridere! Ingrandisco qualche dettaglio a caso. Se socchiudete gli occhi, vedrete sorridere anche i vegetali. Ma guarda quell’angelo lì in mezzo! A parte il fatto che si capisce subito che è stato messo lì in un tempo successivo e che non centra per niente con le altre sculture, è l’unico arcigno, che non sa sorridere.
IL TEMPO
Il tempo. Una cosa è il tempo, e altra cosa è la sua percezione. La percezione del tempo può sembrare piccola cosa rispetto al tempo nella sua interezza, ma non è così. Se non ci fosse la percezione del tempo, questo non dico che cesserebbe di esistere, ma per certo non gli si darebbe tutta questa importanza. Un po’ come le onde radio: prima che se ne intuissero le possibilità di utilizzo, se ne stavano belle tranquille per i fatti loro. Come si pone il tempo nelle sculture romaniche? Parlano di zodiaci e di evoluzione, quindi il tempo è una componente importante, ma, con il romanico, non si può mai dare niente per scontato. Animali fantasiosi, frutti di possibili future evoluzioni, convivono con bizzarri zodiaci zoomorfi, dove bambini si abbracciano a draghi e sirene, dove non c’è né stasi, né movimento. Tutti i tempi passati e futuri coesistono in un unico eterno presente. I veri valori non si riferiscono a un determinato ambito, ma non hanno confini. Così è fatta la metafisica. Una cosa, per essere valida qui e ora, deve essere valida ovunque, e sempre. Le verità relative, avendo dei limiti, non sono verità. Qualcosa di simile è per il tempo. Non ci può essere un periodo di pace e uno di guerra: se oggi c’è la guerra, quella di prima non era pace. Non solo, ma se c’è guerra da qualche parte, vuol dire che c’è guerra dappertutto. Non può esistere una pace relativa. Per il Romanico, per i suoi zodiaci, l’armonia e la pace sono un anelito universale.

QUALCHE DETTAGLIO FRA MILLE

Non ci tento nemmeno a spiegare cosa rappresentino queste immagini. Certo, a sforzarsi qualcosa si riesce anche a intravvedere ma, ciò che si vede per davvero bene, è lo scempio, lo stato di desolazione e abbandono che è stato decretato a queste opere d’arte uniche al mondo. La maggior parte delle sculture romaniche della basilica di San Michele, e sono migliaia, sono ridotte così, e anche peggio. E gli è andata ancora bene, perché molte chiese sono state demolite assieme alle loro sculture, e solo una minima parte è arrivata ai Musei Civici. Qui, a ogni temporale, si perdono secchiate di sculture. Ai piedi del monumento chiunque può raccogliere briciole di ciò che, un tempo, era una meraviglia. Politica, Curia, Sovrintendenza, Università, Associazioni,
Beni culturali, Critici d’arte, Giornalisti, Uomini di potere, Studiosi, Assessori, Sindaci, Parroci, Ministri, Vescovi… che vi devo dire? Le sculture sono nate colorate. La pietra scolpita, prima di essere colorata, è stata “preparata”, vale a dire stuccata e intonacata, come si fa per gli affreschi. Una semplice manutenzione ordinaria sarebbe stata sufficiente per preservare le sculture dall’usura del tempo. A un certo punto, qualche potente ignorante ha decretato la distruzione, la decolorazione e la scialbatura (pittura di grigio) delle sculture. Chi è stato? Quando? I testi consultati tacciono su questo argomento. Così, per secoli si è pensato, o si è fatto pensare, che le sculture fossero in pietra grezza, e per questo erano destinate al decadimento. Sarebbe stato sufficiente ripristinare stucco, intonaco e pittura. L’inquinamento industriale ha fatto il resto. Qualcuno ha tentato di rimediare, partendo però da presupposti errati. Anziché proteggere l’arenaria, hanno cercato di irrobustirla chimicamente dall’interno. Il rimedio è stato peggiore del male: anziché sbriciolarsi come sempre, ne cadevano blocchi interi. Cosa ha insegnato l’esperienza? Che bisogna proteggere quanto resta con un sottile strato protettivo? No. Bisogna trovare nuovi sistemi chimici per irrobustire l’arenaria dall’interno.
Nota. Molti ricercatori indipendenti la pensano come me. Con l’attuale tecnologia è possibile risalire ai materiali usati in origine per stuccare, intonacare e pitturare l’arenaria. È logico che, nel frattempo, le cose siano cambiate, e anche i materiali devono essere aggiornati, che è comunque cosa diversa dal non fare nulla. Inoltre, non dibattere, e nemmeno ascoltare le opinioni degli studiosi indipendenti, beh, non è una bella cosa. Ma prova a soffermarti su queste immagini: non hai l’impressione che i personaggi vogliano tornare a vivere?

SAN PIETRO IN CIEL D’ORO
Facciata

La struttura generale è meravigliosa, ben proporzionata, austera ma accogliente. Sono evidenti i segni di molti rifacimenti, per cui non sappiamo
come fosse in origine. Non sempre i rifacimenti e le aggiunte sono all’altezza del progetto originario. È sufficiente uno sguardo superficiale per capire che la parte alta del portale è posteriore come costruzione, non c’entra per nulla con la cultura romanica e, a essere sinceri, come gradevolezza lascia molto a desiderare. Anche la fascia orizzontale sopra alla porta è una recente invenzione puramente decorativa e, sopra di essa, chissà cosa c’era. Per fortuna la maggior parte delle sculture romaniche è ben conservata; probabilmente la posizione l’ha protetta dalle intemperie, per cui possiamo addentrarci in una fantasmagoria medievale di raro fascino. La ricchezza iconografica di questo portale è impressionante. Oltre alle sculture ben visibili, ce ne sono moltissime più piccole, lungo le volute degli archi, e sono difficili da vedere. D’accordo, se fossero colorate sarebbero un po’ più evidenti, ma sono talmente piccine che non si vedrebbero ugualmente. E se a quei tempi ci vedevano meglio di noi? Mah! Per il momento, anche a queste domande non ho trovato risposta.
Cosa rappresentano? Non lo so. Hanno tutta l’aria di essere degli zodiaci, magari lunari, o forse anche riferiti a chissà quali pianeti. Strani esseri, spesso composti da vari animali e umani assemblati assieme con fantasia, si snodano in processione, gli uni abbracciati agli altri, sempre sorridenti e contenti. L’armonia della coesistenza fra esseri diversi è un elemento sempre presente nell’arte romanica, ma, se questo portale ha riferimenti zodiacali, l’Armonia è una costante di tutto l’Universo. Perché animali di fantasia si mischiano con esseri più normali? Lo snodarsi della Manifestazione Universale si può svolgere in tempi e modi slegati dalla nostra esperienza. Altrove possono vivere esseri allo stesso tempo umani e bestiali. Negarlo sarebbe porre un limite alla Possibilità Universale che, di limiti, non ne ha. Nelle sculture romaniche l’Evoluzione cosmica è accettata come un fatto naturale. Intendiamoci, questa non è una spiegazione, è qualcosa di più simile a una meditazione che sto cercando di comunicare, perché, in queste serene processioni dove sono tutti abbracciati, interconnessi, legati gli uni agli altri, ci siamo anche noi, anche noi che sorridiamo così poco, mentre sarebbe meglio gioire per ogni attimo di questa nostra irripetibile esperienza vitale.
Come detto, la ricchezza iconografica di questo portale sgomenta. Per analizzare tutti i personaggi di questa saga ci vorrebbe un intero volume. E ne varrebbe sicuramente la pena.

SAN PIETRO IN CIEL D’ORO
Particolare della facciata

La Sirenella con due code e quello che altrove ho definito Uomo silvestre, sono solo due fra i moltissimi personaggi che popolano questa splendida facciata *). Frutti di ogni tipo generati dall’unico onnipresente groviglio vegetale, un bambino a cavalcioni di un drago, un aquilotto che trattiene un leprotto per nulla intimorito da questo improbabile compagno di gioco, uccelli, palmette, grovigli rigorosi e fantasiosi… e sono solo le sculture adiacenti alla Sirenella, e tutta la facciata ne è ricolma. Un consiglio? Uno sgabello e un binocolo, prendete il vostro tempo e osservate i dettagli di questo portale, dei portali di San Michele, di Santa Maria in Betlem, dei Musei Civici. C’è da perdersi, ma “il naufragar m’è dolce in questo mare”. Ma guarda quel bambino nudo che gioca con il drago: non è una meraviglia? A chi non piacerebbe risvegliare il bambino che è in noi, e giocare con un drago? (In alto, a sinistra, appena sopra al becco dell’aquilotto).
*) Dato che la Sirenella non è alla sinistra dell’Uomo silvestre, significa che i due non sono una coppia.
SAN MICHELE
Acrobati sotto ai matronei


Questi acrobati, come la generalità delle sculture romaniche piccole, sono generalmente ignorati dalla critica ufficiale. Come si vede dalla foto d’insieme, di sculture di queste dimensioni ce ne sono moltissime, non solo, ma le fasce sovrastanti, da ambo i lati, sono riccamente scolpite. Oggi sono praticamente invisibili, perché piccole, decolorate e lontane, ma è verosimile che, all’origine, ci si potesse camminare ai fianchi, su di un camminamento di legno. Una mia teoria, beh, diciamo una possibilità che ho intravisto, è che le due fasce scultoree fossero anche una sorta di spartito musicale, che accompagnava il pellegrino in processione a fianco di queste meraviglie. Un acrobata si esibisce aggrappandosi a un ramo vegetale (sembrano le moderne esibizioni sui teli aerei), mentre l’altro non ha vincoli spaziali. Entrambi hanno superato i limiti della ordinarietà del loro corpo e, con apparente semplicità, fanno cose che, forse, saranno possibili a stadi successivi di evoluzione. Qui di seguito un altro acrobata: proviene da Cortazzone. Il linguaggio era comune in tutto il romanico del primo periodo, anche se cambiavano mano e stile.

Il serpente spezzato conclude la storia scolpita in una delle due fasce sotto ai matronei di San Michele. “Facciamo finta che” si tratti anche di uno spartito musicale e che, come altre fasce scultoree, racconti alcune possibili fasi di una futura evoluzione. Questa è la fase finale della musica. Certi serpenti, se ne tagli un pezzo, non muoiono ma si rigenerano. Il superamento della morte è il fine ultimo dell’evoluzione. In ogni caso, la scultura è meravigliosa, difficile da vedere, quasi impossibile da fotografare densa di Medioevo e di mistero, ma tutta l’arte romanica è così: la scopri, ne rimani perplesso, la partecipi, ne intuisci il messaggio e ringrazi il mondo che ti ha donato questa scintilla di meraviglia.

Immagine colta al volo in Internet. Musico e acrobata, un’unica rappresentazione. L’arte è un valido strumento per superare i limiti della percezione ordinaria.

Qui invece riesco a dare i riferimenti. È evidente che si tratta di un motivo ricorrente nella cultura medievale.
ARCATE SCULTOREE
Sono davvero molte. Da 5 a 7 per ogni portale, solo a San Michele ci sono quattro porte attive, due dismesse, alcune finestre anch’esse con la volta decorata, poi in città ci sono altre chiese e, ai Musei Civici, quanto resta di altre chiese demolite. Più di 50 archi scultorei, una ventina di sculture per ogni arco, significa più di mille sculture solo sulle volte. E, molte fra di esse, dei veri capolavori.
Non mi risulta sia mai stato fatto uno studio analitico delle sculture delle arcate. Figuriamoci uno studio comparato fra i vari gruppi di arcate. Con le nuove tecnologie sarebbe possibile con relativa semplicità. Mi auguro che questo vuoto culturale venga colmato prima che tutte le sculture si trasformino in polvere. Sono convinto che, dallo studio di queste sculture, si aprirebbero scenari culturali in grado di dare nuova luce al nostro fantastico Medio Evo.
MUSEI CIVICI
Arcata vegetale

Questa arcata di una chiesa romanica distrutta, è (per nostra fortuna) conservata nei Musei Civici di Pavia. La sua singolarità è che le sculture rappresentano esclusivamente grovigli e composizioni vegetali. Gli animali non sono ancora apparsi. Viene da piangere a pensare che certi capolavori siano stati deliberatamente distrutti. Un grazie di cuore a chi ha salvato, e così bene, questi irripetibili pezzi d’arte, di cultura, di storia, di magia.
MUSEI CIVICI
Arcata

Nelle arcate e nella cintura orizzontale, vegetali e animali, reali e di fantasia, occupano ogni spazio. Ovunque si respira armonia, condivisione, sorriso. La scultura con l’angelo centrale stride invece perché forzata, posticcia, non è romanica, è stata messa lì, forse per commissione, in un tempo successivo. A fianco dell’angelo, il ricorrente motivo di due uccelli che si abbeverano a una unica coppa, ma questa non è una coppa: è un vaso entro cui cresce una florida pianta. È sufficiente questa anomalia per capire che la scultura non è del primo periodo romanico, dove le piante sono sempre rappresentate libere, e mai invasate. In altre parole, siamo di fronte a un tentativo di riportare nel solco di una tradizione ortodossa, conservatrice e fondamentalista, quelle che invece sono visioni fresche e inclusive dei grandi Perché. Visioni che erano
già vive in Tradizioni antiche di millenni. Visioni in anticipo di qualche secolo con i sogni di fratellanza universale di San Francesco d’Assisi.
MUSEI CIVICI – FASCIA SCULTOREA

In una unica sequenza, tre importantissimi motivi ricorrenti. I draghi che si abbracciano e trattengono sé stessi, la Sirenella con due code, il grifone che abbraccia teneramente un volto umano. I draghi sono abbracciati, legati ognuno anche a sé stesso, ma hanno, incongruamente, le ali spiegate mentre, nella generalità di queste rappresentazioni, le ali sono ripiegate ripiegate, in quanto non stanno volando. Inoltre, le pinne delle code della Sirenella sono troppo grandi. Niente da dire sul grifone, che appoggia teneramente il becco sul capo dell’uomo sorridente, anche se la sua ala è troppo simile a quelle dei draghi. È strano che tre stilemi così importanti siano accomunati in una unica sequenza. Penso che si tratti di una composizione tardiva, eseguita come copia, senza peraltro piena partecipazione dello spirito.
NON È UNA CONCLUSIONE
Quando ho cominciato ad avere delle intuizioni sulle possibili interpretazioni di questi capolavori, ero raggiante di felicità. Dopo anni di studio e partecipazione, mi rendo conto di avere compiuto solo pochi passi di quello che è un cammino che, forse, non finirà mai, perché procedi in una direzione, e poi ti ritrovi al punto di partenza, magari con qualche esperienza in più, perché così è la “Evoluzione circolare”, in cui tutto si rinnova, si rigenera, partecipa a tempi passati e futuri. Perché il presente è qui, ora, e queste sculture non sono il retaggio di mille e passa anni fa, sono qui per te, adesso, insomma, nel romanico anche il tempo ha un fluire che non è quello dell’orologio, ma è quello dell’Armonia e se, anche per un solo minuto, ne partecipi il brivido, quel minuto vale i mille anni che le sculture hanno impiegato per raggiungerti. Ma, queste, sono solo parole. Scegli una scultura che ti attrae, meglio se non la conosci e non sai perché ti attrae. Dimentica tutto ciò che ti ho detto, dimentica tutto quello che hai sentito su queste sculture. Lascia che sia la scultura a comunicarti qualcosa, osservala, imprimetela nella memoria, se non succede nulla, torna dopo qualche giorno, noterai particolari che ti erano sfuggiti, fotografala, osservane l’immagine a monitor, torna a esaminarla, non la vuoi interpretare, non la vuoi capire, la desideri partecipare, desideri che sia la scultura a comunicarti qualcosa. Non cercare il risultato, anche se la scultura sembra che non ti dica nulla, ogni volta la troverai più completa, più bella… E se, malgrado la tua dedizione, ti sembrerà che quella scultura non ti ha comunicato nulla, prova a guardare te stesso: scoprirai che anche tu sei diventato più completo e più bello.
Paolo Severi
















