
In via Comi e via Volturno puntano sul turismo religioso
«Riaprite San Marino» Petizione dei negozianti
| Pavia. Trentun commercianti chiedono la riapertura della chiesa di San Marino in via Siro Comi. La lettera aperta con petizione è stata inviata al sindaco, alla curia vescovile e | «a chiunque abbia responsabilità su quella chiesa».«Da troppi anni – scrivono – aspettiamo che questa bella chiesa. il suo sagrato, il patrimonio artistico e culturale a essa legato vengano restituiti alla città». |

La chiesa di San Marino in via Siro Comi
LA CHIESA Sono delle vie Volturno e Comi PAVIA. Trentun commercianti chiedono la riapertura della chiesa di San Marino in via Siro Comi. La lettera aperta con petizione è stata inviata al sindaco, alla curia vescovile e «a chiunque abbia responsabilità su quella chiesa». «Noi siamo i negozianti vicini – scrivono – Da troppi anni aspettiamo che questa bella chiesa, il suo sagrato, il patrimonio artistico e culturale a essa legato vengano restituiti alla città. Il problema negli ultimi vent’anni è stato gestito senza tenere conto delle aspettative di coloro ai quali la chiesa appartiene».
«Ora riaprite San Marino»
Lettera aperta di 31 negozianti a sindaco e vescovo
| «E cioè – continua la lettera aperta – tutta la città‚ e ciascuno dei cittadini. Chiediamo con forza l’impegno formale a riaprire in tempi brevissimi alla città, ai citatdini, all’arte, alla cultura, alla vita questo monumento così legato al territorio e così amato dai pavesi, prima che la continuità‚ della tradizione rimanga irrimediabilmente interrotta. Rappresentiamo un quartiere al quale è stata sottratta una vitale occasione di ritrovo, di cultura, di socializzazione, di storia, di turismo, di vivacità, di lavoro. Da parte nostra siamo pronti a rimboccarci le maniche, ma anche a prendere a pomodori chi ci vorrà ammannire nuove bugie e chiacchiere in politichese scaricabarili. Non chiediamo la luna nel pozzo: vogliamo cominciare con un dibattito pubblico». «Chiediamo – prosegue la lettera aperta dei trentun negozianti della zona della chiesa di San Marino – che sia convocata entro due settimane in Comune una pubblica riunione aperta al pubblico e alla stampa, in cui il sindaco, la curia e chiunque abbia responsabilità‚ nel merito si assuma impegni chiari e con date certe. Vogliamo affrontare e risolvere il problema dell’aperura e della restituzione alla città della chiesa di San Marino». Seguono le firme dei trentun negozi: Ori e Gemme, Sottovento, Bottega del Biologico, Studio d’Arte di via Volturno, Magico Bar, Contempora, Stampe Antiche, Antichità -restauri, Bar La Cupola, Tiemme Color, Show Room, Pasotti audiovideo, Animal Abc, L’Altra Immagine, Provera Giorgio parrucchiere, Cartolibreria Liquirizia, Macelleria, Bar Ciao Belli, Paolo Rovati, Tuttamoda, Giuseppe Trapani, Volturno Viaggi, Tutto Casa, Madre Terra, Calle L’Ecole, L’Oro di Bologna, Gestetner, Hi-Cube, Golden Fantasi, Gran Bollito. Vie e piazze interessate finora sono: via Siro Comi, via Volturno e piazza del Lino. La lettera aperta è stata inviata anche all’Istituto d’Arte Volta e alla scuola media Casorati, che hanno manifestato | concreto interesse per la riapertura di San Marino. Tutto è cominciato il 27 luglio quando l’architetto Alberto Arecchi, dell’Associazione Liutprand affaccia l’affascinante iporesi: «Forse le spoglie di San Marino non sono nella Repubblica del Monte Titano, fondata dal santo scalpellino arrivato dalla Dalmazia con il fratello Leone, ma a Pavia». Quattro giorni più tardi la docente universitaria di storia del Medioevo Maria Pia Andreolli scende in campo dando manforte ad Arecchi: «Sì, è vero, le spoglie di San Marino sono probabilmente a Pavia». E cita i documenti del furto del corpo dal Monte Titano ad opera del re longobardo Astolfo, ansioso di raccogliere reliquie dappertutto per meglio accreditare la Pavia longobardo-cristiana. Poi tocca al preside della media Casorati Lorenzo Fergonzi, che ricorda che l’istituto ha dedicato una pubblicazione dei ragazzi alla questione San Marino e rilancia aggiungendo la sua voce a quelle di Arecchi e Andreolli: «L’apertura di San Marino, che è annessa alla nostra sezione staccata in via Teodorico, rappresenterebbe un’attrazione turistica notevole». Intanto, l’Istituto d’arte Volta, che aveva affidato ad Arecchi un progetto di recupero di San Marino, rilancia la sua proposta di un Comitato per la chiesa di San Marino. Nel frattempo, don Siro Cobianchi, dell’Ufficio beni culturali della diocesi, rivela: «Sono conservate in curia le reliquie di San Marino». Da parte del Comune finora è intervenuto il vicesindaco e assessore alla cultura Eligio Gatti, che ha detto: «Il Comune ha ben presente San Marino, ha predisposto con l’Ufficio tecnico un progetto di restauro e recupero e ha aderito a un bando europeo per ottenere fondi finalizzati al recupero di luoghi di culto. Il Comune ha poche risorse, per cui dobbiamo ingegnarci per reperirli». Mentre cresce l’interesse si risveglia anche quello storico per le gesta del re dei Longobardi “rapinatore” di reliquie. (s. c.) |
















