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I capitelli di ispirazione biblica

Paolo Severi
Basilica di San Michele Maggiore di Pavia
I capitelli di ispirazione biblica

Centinaia, migliaia di sculture. Solo otto che raccontano episodi biblici. Perché così poche? Sono le più note, in quanto si capisce subito di  cosa trattano e sono in posizioni privilegiate. Però la loro narrazione è scarna, non è apologetica, ed è comunque fuori dagli schemi. Chi lo sa, magari ci offrono una chiave di lettura per meglio interpretare anche le altre sculture.
Dato che è pericoloso riassumere gli episodi biblici, allego i riferimenti per un facile ripasso.
Ora una veloce carrellata sulle singole sculture, poi uno sguardo d’insieme, e un’occhiata a quelle che possono intendersi come “sculture di collegamento” con l’intero impianto scultoreo.
Ricordo che non esistono testi dell’epoca. Nelle sculture romaniche non ci sono nomi, parole, numeri, simboli, riferimenti a eventi storici determinati. Le poche sculture di ispirazione biblica sono un’eccezione.
Non si tratta di riservatezza, ma proprio di segreto. Con ogni probabilità gli artisti che hanno scolpito queste meraviglie erano accoliti di una società iniziatica segreta. Sentiamoci onorati per avere la possibilità di accostarci al loro mondo, al loro modo di vedere la storia del mondo, e al loro sogno di influire sulla storia del mondo.
Dato che, in mancanza di documenti, ognuno è libero di dire la sua, è molto probabile che le mie interpretazioni non siano in linea con quelle di altri autori.
Le sculture romaniche più antiche si trovano in Spagna, e sono della fine del VI secolo, primi del VII, in periodo ariano visigota. Quando sono comparsi racconti, nomi, numeri e parole, è stato verso il 1200, sulfinire di un movimento culturale durato cinque secoli

Sono imbarazzato nel presentare questo schema. Per i Maestri d’Opera Pavesi che hanno scolpito queste meraviglie, l’anonimato era fondamentale. Ogni scultura si fondeva in ogni altra scultura, quindi identificarle con un nome è quasi profanarne lo spirito, ma, in mille anni, sono cambiate molte cose. Insomma, lo schema serve per rintracciare le singole sculture; senza di esso, per esempio, individuare quella che ho indicata come “L’esilio”, sarebbe una specie di caccia al tesoro, anche se, forse, ne sarebbe valsa la pena.

SANSONE E IL LEONE

Bibbia CEI – Giudici 14. 1-20
Foto 6A

Il testo biblico ci descrive Sansone come un energumeno spaccatutto, che affronta un Leone che non gli aveva fatto niente di male, e gli
squarcia le fauci a mani nude. La scultura ci mostra un Leone docile,
accovacciato tranquillamente, la coda fra le gambe, e un Sansone giovane e bello, con i capelli lunghi come una criniera. Giocano, come un
bambino e il suo cagnolone, non c’è traccia di violenza, ma solo armonia, sorriso e partecipazione.

DANIELE NELLA FOSSA DEI LEONI

Bibbia CEI – Daniele 14. 1-42
Foto 10C

I leoni sono digiuni da tempo, per meglio apprezzare il bocconcino che gli sarà offerto. Ma Daniele partecipa al loro digiuno, diventa fratello e amico dei leoni che, anche se emaciati dal digiuno, sono felici dell’abbraccio di Daniele. I  nemici non sono loro, ma chi sta fuori dalla fossa. Sono talmente fratelli, che anche Daniele diventa re, e si può sedere su di un trono. Ma Daniele ci insegna altro. Ha smascherato i trucchi del potere che, offeso, lo ha dato in pasto ai leoni. E lui, con la leggera potenza di un sapere illuminato, si fa amici i leoni e, con essi, sconfigge il potere. La forza della Non violenza è enorme.

Ben due capitelli su otto ci parlano del rapporto con il Leone, animale assente dalla fauna mediterranea, ma ben presente nei circhi, nei miti e in moltissime sculture romaniche.

TAMAR

Bibbia CEI – Genesi – 38.1-30
Foto 6C

Tamar significa “Palma da dattero”, e questa eroina tiene per mano due palme da dattero, piante molto longeve, che danno l’idea della continuità della storia e della specie. Sentiva l’urgenza di una ben determinata progenie. Per adempiere a questa missione ha sfidato l’infamia e la morte, e ne è uscita trionfante.

SUSANNA

Bibbia CEI – Daniele 13. 1-64
Foto 8A

Colpevole della propria avvenenza, messa sotto accusa per adulterio, riesce a rovesciare la situazione, e vengono condannati i giudici che la volevano ingiustamente giudicare e condannare. Una totale inversione dei ruoli. Nella scultura, i due giudici perversi sono divorati dalle loro insane passioni. I due alberi che hanno dimostrato l’innocenza di Susanna e decretato la condanna dei due giudici perversi, sono diventati draghi.
Sulla Sinistra, Susanna si bagna alla fonte, e suona una foglia di fiore.

Ben due racconti su otto hanno come protagonista assoluta una donna. Non dimentichiamo che l’Antico Testamento è decisamente maschilista, e che il Medio Evo non era da meno. Il clima di uguaglianza e fratellanza che si sta delineando, ovviamente rifiuta ogni forma di supremazia. Leoni e donne. Anticipo che nella iconografia romanica sono ben rappresentate le sfingi, leoni on il volto da regina.

EVA, IL SERPENTE E ADAMO

Bibbia CEI – Genesi 3-20
Foto 7a

Adamo, alla destra dell’Albero della Vita, è interessato ai frutti della Terra. Eva, alla sinistra, è più interessata ai misteri, ai segreti, alla magia della Terra. Per questo accetta dal Serpente il Frutto della Conoscenza, e offre in cambio il seno, che è il Frutto della Vita.

Anche in questo capitello, protagonista assoluto è una donna, la “prima” donna. Altri capitelli raffigurano una Sirena con due code che allatta due serpenti. Le due code della sirena si trasformeranno in gambe, per cui anche la sirena è una prima donna. È interessante vedere l’affinità con il serpente di queste “prime donne”.

CAINO E ABELE

Bibbia CEI – Genesi 4.1-8
Foto 7C

I primi uomini erano raccoglitori e cacciatori, poi hanno sviluppato l’agricoltura e l’allevamento. Ma l’agricoltura presuppone insediamenti stanziali, mentre l’allevamento ha caratteristiche nomadi, quindi le due culture, ognuna con i propri dei, potevano sia coesistere, sia scontrarsi, sia inventare il commercio, sia praticare l’arte della guerra. Forse la leggenda di Caino e Abele rappresenta questa tensione storica, anche se non ho mai capito perché, nel racconto biblico, Dio abbia gradito il dono dell’allevatore e schifato quello dell’agricoltore. Una possibile lettura della rappresentazione scultorea è che la convivenza fra agricoltori e allevatori, fra stanziali e nomadi, fra gruppi sociali con differenti attitudini e culture, debba essere gestita dagli stessi protagonisti, e non dai loro dei. Qui sembra sottolineata l’arbitrarietà di un giudizio che viene dall’Alto, che premia l’allevatore e schifa il coltivatore, senza darne spiegazione.

ISACCO

Bibbia CEI – Genesi 22.1-24
Foto 2C

Questa scultura è talmente in alto, e talmente rovinata che è quasi invisibile. Un altro sacrificio. Il racconto biblico dice che il figlicidio è stato sventato all’ultimo momento per intercessione dall’Alto, quasi a dire “Uh, ma che bravo, ha evitato che il padre massacrasse il figlio”. Il capretto, poverino, sembra dire “Ma, in tutto questo, io, cosa c’entro?” La parte in alto rappresenta un motivo ricorrente: un uomo in serena compagnia di due leoni, a indicare la possibile serena convivenza fra tutti gli Stati dell’Essere.

Ben due capitelli su otto hanno come trama il sacrificio, e ne sottolineano le intrinseche contraddizioni. Per moltissime generazione i sacrifici animali (e anche umani) sono stati momenti di importante devozione, ma è giunto il momento di riconsiderare queste pratiche.

L’ESILIO

Bibbia CEI – Ezechiele 12.1-6
Foto 5B

Scultura di piccole dimensioni, quasi del tutto nascosta. Chi si allontana dal paese lo fa perché obbligato dall’Alto, ubbidisce, ma non è felice. L’angelo ha la stessa  espressione dell’esule. Nello spigolo, un leone, col volto saggio e regale, seduto come un uomo, osserva senza intervenire.

IL GIUDIZIO

Foto 4C

Quello del “giudizio” è un argomento comune in molti capitelli biblici. Due gruppi scultorei, non collegati a episodi biblici, sono come un collegamento, uno spunto di riflessione sulla antiquata teoria che il giudizio debba scendere dall’Alto. Una donna decide le sorti di due uomini. Se il giudizio viene dall’Alto, c’è solo condanna o assoluzione, castigo o premio, morte o vita, inferno o paradiso. Sono escluse la redenzione, il perdono, il concorso di colpa o di merito. Quanto sarebbe meglio risolvere le controversie con il dialogo, anziché rivolgendosi a giudici estranei. Ai lati, uomini e leoni convivono serenamente, quasi a dire che è più difficile andare d’accordo fra umani che non con i leoni.

Fratellanza, condivisione, evoluzione, partecipazione, responsabilità… sono generalmente tensioni spirituali più vicine al Nuovo che al Vecchio Testamento, ma il racconto romanico ci mostra come i semi di questa evoluzione fossero già gettati in tempi più antichi. È possibile una evoluzione consapevole nella quale, oltre alla coesistenza pacifica di uomini, leoni e ogni altra manifestazione vitale, coesistano passato, presente e futuro, in una sorta di “evoluzione circolare” come solo il Medio Evo più illuminato poteva immaginare.

LA MORTE DEL GIUSTO

Foto 3C

L’approssimazione di un giudizio che preveda solo Inferno o Paradiso è ben rappresentato da questo capitello, in cui San Michele, nella veste di psicopompo (pesatore delle anime) contende l’anima del vecchio appena defunto a un demonietto che reclama la sua parte. Il Purgatorio verrà inventato solo fra qualche secolo.

IL PARADISO DELL’ANIMALE

Foto 12a

Due grifoni, con fare cerimoniale e compassato e le ali spiegate, portano in volo un animale morto. Lo stanno conducendo al paradiso che gli compete, perché gli animali non sono capaci di peccare. Per essi, ci sarà solo il Paradiso. Tutte le coreografie sono sempre contornate da un fitto rigoglio vegetale. L’“Albero dai mille frutti” dà sostentamento a tutta la vita del pianeta. Per gli animali e i vegetali non ci sarà mai l’inferno. Possibile che ci sia solo per gli umani?

SCULTURE ROMANICHE E ARIANESIMO

Per cinque secoli (dal 700 al 1200 circa) le sculture romaniche hanno reso magici i capitelli delle chiese di mezza Europa. Da allora, la civiltà si è evoluta e involuta, con slanci di luci e tuffi di penombre. Arte romanica: scolpita nella pietra, rigorosamente anonima, niente fronzoli inutili. Superato il lavoro come necessità, si deve ambire a valori più alti, senza più violenze, con la serena convivenza fra tutti i viventi, e condivisione culturale fra ogni tipo di sapere. Evoluzione: la vita nasce dal mare, striscia sulla terraferma, si arrampica sugli alberi, corre nelle praterie, elabora filosofie, vola nei cieli, si erge ancora più in alto e da lì scende ciclicamente a rifecondare la terra per nuovi impensabili sviluppi.
L’Arte romanica nasce ariana. Ariani: le loro culture, tradizioni, filosofie, le loro chiese, la loro storia… tutto distrutto, mistificato, ridicolizzato. Pavia è stata un importante teatro di queste infamie. C’erano due cattedrali, una cattolica e una ariana. Ora c’è un solo discutibile duomo. È sopravvissuta la basilica di san Michele, anche se decolorata e con la storiella che san Michele era caro ai longobardi perché, oltre che santo, era guerriero. Non bisogna però ricordare che i longobardi erano ariani.
I libri di storia li hanno scritti i vincitori, con un conflitto di interessi tale da screditarne ogni parola e, talvolta, anche le date. La basilica di San Michele è stata edificata sui resti di un tempio longobardo dedicato a san Michele. Con ogni probabilità, Ottone Primo, re con ambizioni imperiali, ha edificato la nuova basilica qualche decennio prima dell’anno Mille, come tempio per le incoronazioni regali. Le sculture romaniche non contraddicevano il cristianesimo, pur se aperte anche a altre visioni. Atteggiamento degno di un grande re che voleva unificare l’Europa. Poi Pavia insorse, Ottone Terzo scappò a Roma poco prima che i pavesi distruggessero il palazzo reale, disperdendone ogni pietra, al punto che oggi nemmeno si sa dove fosse. È improbabile che proprio in quel periodo (dopo il 1100) si costruisse un tempio per le incoronazioni regali.
Scavare nella storia, è scavare nel fango. Da tagliatore di pietre preziose e cercatore d’oro, so che è nel fango che si trovano questi tesori. Ma, una volta trovata una pietra preziosa, o raccolta una manciata di pagliuzze d’oro, o dopo avere dialogato con una scultura romanica, deve rimanere la bellezza, la luce, il colore, la preziosità, il messaggio. Il fango è stato solo un inevitabile fastidio. Gli scultori romanici, in anticipo di mille anni su Gandhi, promuovevano la non violenza. In pieno Medio Evo.

Nota
I primi ariani (Arii, 4.500 anni fa) erano guerrieri e invasori. Non cancellavano le culture dei popoli conquistati, ma le rimodellavano a proprio vantaggio. L’arianesimo dei Visigoti (Spagna) e dei Longobardi (Italia), è cristiano, ma con un bagaglio tradizionale proveniente da antichissime culture. È probabile che questa loro apertura ne abbia decretato la scomparsa.

L’ANTAGONISTA

Tutto, su questa terra, è terra in qualche modo trasformata. Tutto, su questo universo, è energia in qualche modo trasformata.
Tutti i grandi movimenti di pensiero, metafisica, filosofia, religione, scienza, evoluzione, tendono a indagare la fonte di questa Energia. C’è chi sostiene che tale Fonte sia imperscrutabile, chi sostiene che sia alla portata di tutti. Per certo, ogni raggio di luce, ogni granello di sabbia, ogni sguardo ammiccante, ogni coppia di farfalle che si corteggiano nel loro volo balzellante, risente dello slancio dell’onda iniziale e della risacca dell’attrazione del futuro finale. La Trasformazione è sempre e comunque presente, può essere evoluzione, crescita, involuzione, decadimento… la stasi è un’illusione. Talvolta una bella illusione, come l’Arte, ma anche i monumenti più impressionanti deperiscono, perdono di significato, per esempio, le piramidi: c’è da diventare matti per capire a cosa servissero.
Continuando con gli aforismi, ogni cosa è in qualche modo legata a ogni altra cosa, ed è così per ogni evento e per ogni forma di energia.
Bipolarismo. Per ogni energia che va da qui a là, c’è n’è un’altra che viene da là a qui. Una sorta di compensazione. Antagonista. Se non ci fossero le forze antagoniste, l’universo non smetterebbe di esplodere. Le forze antagoniste sono normalmente vissute come un fastidio, un castigo, una cattiveria che il destino ci ha ingiustamente rifilato, ma un romanzo senza la figura dell’antagonista sarebbe di una noia pazzesca, un successo senza studio e competizione sarebbe come una vincita alla lotteria. “Fortunato” è chi incontra pochi ostacoli, ma una vita senza ostacoli sarebbe contro natura. Ed ecco che l’antagonista, normalmente vissuto come un rompiscatole, assume un ruolo fondamentale nella storia del mondo. Un’idea, per affermarsi, non è sufficiente che sia valida. Deve vincere sulle idee concorrenti, il nuovo deve scalzare il vecchio, la storia deve essere scritta dai vincitori… o no? Non è che questa tanto glorificata intelligenza potrebbe essere un po’ meno primitiva? Le sculture romaniche indicano una possibile serena convivenza di tutti gli “stati dell’essere”, dove l’intelligenza e il dialogo rendono la competizione inutile e antiquata.

Torniamo al racconto di Daniele, il cui sunto sembra essere:

“Non mi potete confutare, così, pur di non rinunciare al vostro illusorio potere, mi ignorate, mi deridete, mi diffamate, mi condannate senza ragione, mi potete anche uccidere. Il vostro odio nei miei confronti deriva dal fatto che non mi potete confutare.”

Quanti artisti, scienziati, pensatori, politici, sono caduti in depressione perché le loro idee innovative, anche se inconfutabili, sono state rifiutate dall’ordine costituito. Lo stesso Gesù, non si era opposto alla condanna, ma non ne era per niente contento. Alcuni di questi grandi uomini sono stati rivalutati dopo la loro triste morte, ma, la loro tristezza, spesso derivava dalla delusa aspettativa di successo.

L’argomento è molto ampio, non voglio certo proporre semplici soluzioni, ci mancherebbe, ma gli artisti romanici lavoravano nell’anonimato, lavoravano bene, portavano avanti un discorso collettivo, mi immagino un gruppo di donne e uomini affiatato e felice, le loro opere sono state apprezzate e si sono diffuse per secoli in mezza Europa, poi sono state misconosciute, distrutte, offuscate, mistificate, l’oscurantismo le avrebbe volute cancellare… ma da più di mille anni hanno retto a ogni tipo di ingiuria. Da molti, molti anni le studio e le partecipo con crescente passione. Non so quanto le mie interpretazioni collimino con quelle degli artisti di mille anni fa, sicuramente si possono approfondire, integrare, migliorare… ma ora vi faccio una domanda: credete che le mie interpretazioni siano state accolte e accettate con entusiasmo, o quanto meno dibattute o contraddette, da chi ritiene di avere in pugno il sapere ufficiale sull’argomento?

Nel prossimo articolo vi parlerò delle sculture dei capitelli della cripta. E ne vedremo delle belle.

UN RINGRAZIAMENTO E UN ANATEMA

Ringrazio di cuore il re Ottone Primo per avere eretto la Basilica di San Michele e per avere dato fiducia e spazio ai Maestri d’Opera Pavesi. Assieme hanno immortalato nella pietra il più grande patrimonio di sculture romaniche della storia.
Un grazie di cuore anche a chi ha disposto che sculture romaniche potessero raccontare le loro storie dai capitelli, dagli archi e dalle cinture scultoree delle chiese di San Salvatore, San Maiolo, Santa Maria delle Cacce (ora distrutte e in parte conservate ai Musei Civici di Pavia), San Pietro in Ciel D’Oro, Santa Maria in Betlem. Con queste sculture hanno dato corpo al filone culturale dell’“Arte Romanica” che, già secoli prima di Ottone Primo, aveva realizzato capolavori, specialmente in Spagna, ma che solo con lui, e grazie alla maestria dei Maestri d’Opera Pavesi, ha avuto il giusto riconoscimento in una vera apoteosi scultorea.
So che non si usa più, ma, oltre ai ringraziamenti, ci tengo di lanciare un anatema. All’origine, le sculture erano degli affreschi tridimensionali policromi, sia all’interno, sia all’esterno della basilica e delle altre chiese. Poi qualcuno, con la dignità di chi lancia il sasso e nasconde la mano, ha disposto che tutte le sculture romaniche fossero decolorate e pitturate di grigio, del colore della pietra, per nasconderle. Questa scelta scellerata ha avuto conseguenze catastrofiche. Per secoli la gente ha pensato che le sculture fossero nate così. Senza la semplice manutenzione del ripristino della pittura consumata e dell’intonaco che la sosteneva, ora quel patrimonio scultoreo è uno sfacelo.
Un sentito grazie all’Ufficio Beni Culturali della Curia di Pavia e alla Parrocchia di San Michele. Senza la loro preziosa collaborazione non avrei potuto scattare fotografie.

Paolo Severi

btt