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29-Scatole cinesi a Pavia gli agguati con il nuovo Prg

Scatole cinesi a Pavia
Gli agguati con il nuovo Prg

Da più di dieci anni le varie Amministrazioni, che si sono succedute in questa città, si riempiono la bocca dell’espressione «Pavia città d’arte e di cultura»: ebbene, che cosa è migliorato nei rapporti tra i pavesi, i loro monumenti e il mondo esterno (i turisti, per intenderci)? Se possibile, la situazione è peggiorata. Per una piazza pedonalizzata, nelle altre il traffico aumenta ed è sempre più disordinato. Siamo l’unica città al mondo in cui il principale monumento (la basilica di San Michele) abbia le auto quotidianamente parcheggiate a ridosso dell’abside, con musi e marmitte letteralmente a contatto della fragile arenaria… e però si dice che sia stato inviato un dossier all’Unesco per chiedere un riconoscimento. Certo, si tratta d’un caso unico al mondo! Come vogliamo che Pavia si proponga con credibilità alle istituzioni internazionali, cui va a chiedere soldi per improvvisati restauri (che poi veri e propri non sono, come la pretesa trasformazione della chiesa di San Marino in un auditorium da 140 posti)? Le vie vengono ogni tanto pavimentate a nuovo, si continua a parlare di piste ciclabili… ma chi promuove il rispetto per il pedone, per chi gira in carrozzina o porta una carrozzina (o anche soltanto un pacco un po’ ingombrante?). Provate un giorno a percorrere la strada da piazza Emanuele Filiberto al Municipio, o il corso Cavour, o un altro percorso equivalente di 500 metri, e ditemi quante volte rischiate la vita… perché a Pavia i marciapiedi sono «marciaruote», fatti per il parcheggio, con o senza doppi lampeggianti! Vorremmo proprio promuovere una «corsa in carrozzina» attraverso il centro della città, e vedere chi riuscirà ad arrivare sino in fondo! Infine, mi sia consentito ritornare indietro nel tempo e spendere alcune parole di nostalgia per il vecchio Piano regolatore di Pavia. Intendo per quello elaborato negli anni ’50 dall’arch. Luigi Dodi, non per quelli successivi… Adottato il 5 aprile 1956, il piano Dodi prevedeva un’espansione dell’abitato di Pavia da 72.000 sino a 112.000 abitanti, nell’arco di 35 anni. Tali previsioni furono però stravolte dalla somma dei «piccoli» interessi locali, tanto che nel 1963, all’atto dell’approvazione definitiva, il totale delle azioni edilizie ammesse a Pavia era diventato quasi inquantificabile… Con una stima per difetto, nel 1970, calcolai che si potessero insediare almeno 300.000 nuovi abitanti (in una città che ne aveva – allora – circa 80.000)… e – nonostante ciò – cominciarono subito le deroghe e gli abusi! Il piano Dodi, però, era leggibile. Negli anni Settanta fu possibile identificare gli abusi e perseguirli. Il Piano regolatore che ci troviamo oggi sta seguendo lo stesso percorso, le quote di edificabilità stanno aumentando con una serie di provvedimenti «correttivi», ma anche con un sistema di «scatole cinesi», per il calcolo dell’edificabilità, e per il loro spostamento da una parte all’altra del territorio, che ne rende estremamente difficile la decriptazione. Il Prg è stato studiato in modo tale da rendere impossibile ogni identificazione di deroghe ed abusi, se non «a botta calda», nel corso di dibattiti che si svolgono in consiglio comunale o nel chiuso degli uffici tecnici. Sempre più contorta, la situazione. Forse non sarebbe possibile, tra dieci anni, ripetere ciò che facemmo nel 1970, quando una tesi di laurea identificò la mole delle costruzioni fuorilegge. Negli anni Settanta, Pavia era una città all’avanguardia, in tutta Europa, soprattutto nel campo della partecipazione popolare alla cosa pubblica. Una logica che affondava le radici nella tradizione dei liberi Comuni del Medioevo, una logica che per una ventina d’anni mi sono prodigato ad applicare nel campo dello sviluppo, in Paesi del Terzo mondo… per poi ritornare e trovarla disattesa proprio a casa mia: una vera e propria involuzione. Vorremmo proprio che l’urbanistica, le sue procedure, la politica intera, si svolgessero in questa città di Pavia sotto gli occhi di tutti, fossero leggibili, confrontabili, valutabili per ogni cittadino di buona volontà.
arch. Alberto Arecchi Pavia
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