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38-Il vescovo Giudici nel comitato per San Marino

Giudici nel Comitato per San Marino
Il vescovo riceve Severi e Arecchi che gli presentano il Libro Bianco

Da sinistra Paolo Severi e Alberto Arecchi del comitato di San Marino incontrano il vescovo Giudici

di Sisto Capra

PAVIA. Il vescovo Giovanni Giudici aderisce al Comitato spontaneo per la riapertura della chiesa di San Marino. Il presule lo ha comunicato alla delegazione dei cittadini che si è recata da lui in Curia. Paolo e
Francesca Severi, titolari del negozio “Ori e gemme” in via Siro Comi e promotori della raccolta firme e del Comitato, e l’architetto Alberto Arecchi gli hanno illustrato il lavoro svolto dal Comitato stesso in questi mesi e i risultati delle opinioni raccolte fra i circa duecento firmatari della petizione. Già il sindaco Andrea Albergati aveva aderito all’iniziativa.

 

La delegazione ha presentato al vescovo il Libro Bianco del Comitato, che raggruppa la rassegna stampa, articoli vari, ricerche storiche e l’intera elaborazione statistica dei pareri degli aderenti al Comitato. L’architetto Alberto Arecchi ha presentato due articoli sulla storia, architettura, arte e reliquie della Chiesa di San Marino. Arecchi ha anche donato al vescovo un suo libro sulle chiese di Pavia, copia anastatica di un volume dei primi del secolo scorso, con belle foto in bianco e nero di una Pavia che non c’è quasi più. Secondo i cittadini, la chiesa di San Marino, una volta riaperta, deve servire: solo al culto (7 risposte); solo all’arte e alla cultura (9 risposte); sia al culto, sia all’arte, sia alla cultura (84). Tutti dicono che il tempio va riaperto. «Dall’analisi di questi dati – ha detto Severi al vescovo – risulta evidente che non ci sono i numeri per una apertura esclusivamente rivolta al culto, o esclusivamente alla cultura. Ovviamente, conciliare culto, arte, cultura e musica è una scommessa importante e non facile, realizzabile solo se c’è collaborazione fra enti pubblici, Curia, cittadini, sponsor. La progettazione deve tenere conto di queste differenti esigenze, ma non è problema insolubile: le pertinenze della chiesa, oltre alla cripta, sono ampie e in buone condizioni, per cui c’è spazio per ospitare qualche associazione culturale, e anche per allestire, per esempio, uno spazio espositivo fisso per mostre qualificate, come i lavori delle scuole orafe lombarde, oppure eventi culturali come l’esposizione di qualche importante reliquia o pezzo d’arte sacra. Per non parlare dell’ottimo organo, che bisognerà restaurare per poter fruire degnamente dell’acustica della Chiesa». L’oggetto dell’incontro era una disamina dell’operato del Comitato per la riapertura della chiesa di San Marino. «Il primo importante risultato – ha detto Severi – è stato la bocciatura di un progetto che era sgradito sia alla Curia sia ai cittadini. Un altro successo lo ha realizzato l’assessore Pozzi: in un recente consiglio comunale ha chiesto e ottenuto che si stanziassero trecentomila euro per pulire e mettere in sicurezza Santa Maria alle Caccie e San Marino». Il vescovo Giovanni Giudici ha ascoltato tutto con grande attenzione. L’intera elaborazione dei risultati è visibile presso la sede del Comitato (presso il negozio “Ori e Gemme”, nella piazzetta della chiesa di San Marino). Severi all’inizio dell’incontro ha citato un passo del Vangelo di Matteo: «Inoltre il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di belle gemme. Trovatane una di grande pregio, va, vende quanto ha e la compera». «Questa citazione – ha detto Severi al vescovo – è la migliore descrizione della “preziosità” delle pietre preziose che sia mai stata scritta ed è riportata in un’appendice del libro “Pietre non Ordinarie” tutti i passi della Bibbia e dei Vangeli in cui si parla di pietre preziose. Le dono questo mio libro: San Marino è il patrono di chi lavora le pietre in generale, e le preziose in particolare. Nella chiesa, un- ‘importante cappella è dedicata a Sant’Eligio, patrono degli orafi». Il vescovo Giudici si è intrattenuto a lungo con la delegazione del Comitato per San Marino. Severi ha commentato i risultati del sondaggio tra i circa duecento cittadini firmatari. «Dalla prima analisi delle risposte – ha detto il promotore dell’iniziativa – risulta che esiste un enorme divario fra i desideri dei cittadini e le decisioni del Comune. – La chiesa di San Marino sta molto a cuore ai pavesi. La fiducia a lasciare tutto nelle mani del Comune è scarsa. Si sostiene che i lavori di restauro debbano essere eseguiti presto e bene, senza manie di grandezza. La destinazione d’uso, si legge ancora nelle risposte, deve sicuramente conciliare culto, arte e cultura. Il desiderio di riqualificazione del sagrato, purché eseguito senza sacrifici per il quartiere, è elevato. Il desiderio di partecipazione dei cittadini è molto elevato». L’architetto Arecchi ha sottolineato che aveva promosso la partecipazione dell’Istituto Volta (geometri e liceo artistico) per lo studio, la salvaguardia, la progettazione e la realizzazione delle opere necessarie per restituire alla città questa Chiesa. «Il Comune – ha detto – ha sempre ignorato queste richieste, malgrado fossero in linea con le disposizioni ministeriali, fossero gestite da personale altamente qualificato, e fossero pressoché gratuite». Il vescovo si è detto molto interessato a questo tipo di partecipazione; se troverà qualche altro monumento da salvaguardare, magari meno impegnativo che non la chiesa di San Marino, approfitterà volentieri di questa disponibilità.
btt